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Difendiamo la legge Biagi dall'assalto della sinistra ideologicadi Gianteo Bordero - 23 agosto 2007 La legge Biagi è nata come risposta italiana al problema del lavoro nel tempo della globalizzazione. Una risposta politica, riassumibile in questi termini: cerchiamo di sfruttare al meglio le opportunità che il mercato globale offre e, al tempo stesso, di fare in modo che la flessibilità che il nuovo contesto impone non si trasformi in precariato. In questa risposta sono già abbozzate le ragioni sufficienti per smontare il nuovo totem ideologico della sinistra massimalista, che ha messo in campo l'equazione legge Biagi=precariato e che si prepara a scendere in piazza il 20 ottobre prossimo per chiedere di fatto al governo Prodi la cancellazione della riforma che porta il nome del giuslavorista bolognese ucciso dalle Brigate Rosse il 19 marzo 2002. Con la legge Biagi il centrodestra italiano ha sintonizzato le antenne del Paese su una verità fattuale che sembra ancora sfuggire ai rappresentanti della sinistra antagonista, ma che va compresa a fondo se si vuole rimanere al passo con il percorso di modernizzazione portato avanti dalle grandi democrazie occidentali: il processo di globalizzazione ha privato gli Stati del potere di «dare lavoro a tutti», di garantire a tutti il «posto fisso a vita»: la specializzazione delle competenze, l'apertura dei mercati, internet, dilatando e moltiplicando le possibilità, hanno decentrato i centri di potere reale, imponendo così al vecchio Stato novecentesco di ripensare il suo ruolo di fronte al mercato del lavoro. Un ruolo che non può più essere quello di «creare» per via diretta occupazione, ma semmai quello di fare in modo, da un lato, che le possibilità offerte dal nuovo contesto possano essere sfruttate appieno, e, dall'altro, che le nuove forme di impiego siano riconosciute e tutelate come tali. E' proprio per affrontare a testa alta questa complessa sfida che ha preso forma la legge Biagi. Una legge che, come documentano i recenti dati forniti dall'Istat, sta contribuendo ad aumentare il livello di occupazione e, al tempo stesso, a ridurre il lavoro precario. Per questi buoni frutti che sta portando, la Biagi merita di essere difesa dagli assalti della sinistra massimalista, che, noncurante della realtà, agita con una violenza ideologica senza confini - basti pensare alle dichiarazioni del deputato no global Francesco Caruso di qualche giorno fa - lo spettro del precariato, accusando il povero Biagi e i sostenitori del suo lavoro, siano essi di centrodestra o di centrosinistra, di ogni nefandezza possibile e immaginabile ai danni dei giovani. A queste menzogne e alla manifestazione indetta dalla sinistra radicale per il 20 ottobre ha deciso di rispondere il «Comitato per la difesa e l'attuazione della legge Biagi» - costituito un anno fa dall'Associazione «Giovane Italia» di Stefania Craxi - con un evento previsto anch'esso per il 20 ottobre. «L'iniziativa - scrivono in un articolo pubblicato su Il Foglio Giuliano Cazzola e Maurizio Sacconi, rispettivamente presidente e vice-presidente del Comitato - si pone prioritariamente l'obiettivo di contrastare la ripresa di quella campagna di criminalizzazione della legge Biagi alla quale partecipa un sottobosco di guitti e "cattivi maestri": una campagna che già ha offerto il contesto per l'odioso omicidio del suo ispiratore e che rappresenta il brodo di coltura per la continua riproduzione del fenomeno del terrorismo... Siamo intenzionati - si legge ancora nell'articolo - a sviluppare preliminarmente un'informazione puntuale sugli effetti della nuova legislazione del lavoro, attraverso la pubblicazione di un blog che serva a sollecitare non solo le adesioni all'evento di ottobre, ma anche condurre una battaglia delle idee per contrastare la demagogia corrente e per sollecitare regioni e parti sociali a una corretta attuazione». All'iniziativa del Comitato hanno già aderito non soltanto i rappresentanti delle forze politiche del centrodestra, ma anche i Radicali e alcuni nomi della sinistra riformista come Nicola Rossi e Franco Debenedetti. Mosche bianche, queste ultime, se si pensa all'aria che tira dalle parti dell'Unione, al cui interno sta andando in scena l'ennesima lotta senza quartiere attorno al protocollo sul welfare, e in cui anche molti diessini stanno affilando le armi contro la legge Biagi - basta leggere l'editoriale di Furio Colombo sull'Unità di domenica scorsa per rendersene conto. La verità, come ha osservato Stefania Craxi intervistata da Il Giornale di oggi, è che «anche i cosiddetti moderati del centrosinistra subiscono i diktat della sinistra estrema», e che l'Unione «è schierata senza esitazioni con l'ala più conservatrice e anti-riformista del sindacato».
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Ragionpolitica, periodico on line n.226 del 20/8/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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