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L'Europa chiude gli occhi di fronte alle minacce di Hezbollahdi Stefano Magni - 1 settembre 2007 Pare incredibile la capacità europea (e italiana) di non voler vedere certe plateali minacce terroristiche. Il caso della politica europea nei confronti di Hezbollah è esemplare. La questione è stata trattata dalla Heritage Foundation nel suo ultimo paper: «Hezbollah's Terrorist Threat to the European Union» (la minaccia terrorista di Hezbollah all'Unione Europea). Dallo studio risulta che, mentre i governi europei continuano a promuovere il dialogo, il movimento islamista usa l'Europa come centro di reclutamento, base logistica e possibile bersaglio per i prossimi attentati. Benché oscurato da Al Qaeda negli ultimi dieci anni, il gruppo radicale sciita ha alle sue spalle una lunga storia di attentati contro obiettivi occidentali. La jihad, l'imposizione della legge coranica e la tattica del suicidio-omicidio sono parte integrante della dottrina ufficiale del partito islamico, nato sull'onda della Rivoluzione Islamica iraniana del 1979 e formatosi ufficialmente in Libano sei anni dopo. Gruppi radicali sciiti che poi confluirono nel partito condussero i noti attentati contro le caserme americana e francese a Beirut del 23 ottobre 1983, poi dell'ambasciata francese a Beirut nel dicembre successivo e di quella americana nel settembre del 1984. Hezbollah ha già colpito numerosi obiettivi in Europa: un ristorante a Madrid nei pressi di una base statunitense nel 1985, 13 bombe in Francia nel 1986, un tentativo fallito di assassinare Salman Rushdie a Londra nel 1989, l'ambasciata israeliana a Buenos Aires nel 1992 e un centro della comunità ebraica, sempre a Buenos Aires, nel 1994. La capacità di colpire obiettivi anche molto distanti dal Medio Oriente è garantita da agenti che vivono e operano nelle città europee. Secondo un rapporto dell'intelligence tedesca, la concentrazione di agenti e simpatizzanti nel paese centro-europeo è particolarmente forte: solo in Germania vivrebbero 900 agenti del movimento islamista. Ma altre cellule sarebbero attive anche in tutti gli altri Paesi europei, nessuno escluso. La presenza di elementi Hezbollah e dei loro strumenti di propaganda è una delle cause della forte radicalizzazione delle comunità musulmane europee: giovani integralisti islamici a Berlino, intervistati dalla televisione tedesca, hanno dichiarato tutti i loro propositi bellicosi nei confronti di Israele, degli Ebrei e degli Stati Uniti e hanno confermato di essere degli utenti assidui di Al Manar, la televisione propagandistica del Partito di Dio. Questa radicalizzazione della comunità musulmana ha prodotto, già negli anni scorsi, atti di terrorismo: nel luglio del 2006, quattro mesi dopo un appello lanciato da Hassan Nasrallah contro le vignette danesi su Maometto, due studenti islamici di origine libanese cercarono (senza riuscire nel tentativo) di piazzare bombe su due treni tedeschi. In effetti è difficile capire in quali circostanze e per quali motivi Hezbollah può colpire in Europa. Un Paese come la Germania non ha mai inviato contingenti di prima linea in Iraq e non è schierato tra i «falchi» nei confronti dell'Iran (preferendo la linea del negoziato ad oltranza), né si può considerare direttamente colpevole per la questione delle vignette su Maometto (che erano danesi). Il fatto che la Germania sia già finita nel mirino di Hezbollah, dimostra che il terrorismo del partito sciita non è reattivo, ma attivo, non risponde a politiche europee, ma ad un programma ideologico di esportazione della jihad all'estero. Inoltre i cittadini europei potrebbero essere vittime collaterali di attentati contro obiettivi americani in Europa. Nel caso la tensione con l'Iran dovesse crescere fino a far scoppiare un conflitto, Ahmadinejad ha già annunciato che colpirà gli interessi americani ed ebraici «ovunque nel mondo». Hezbollah ha già agito (nei casi degli attentati in Argentina e contro le Khobar Towers in Arabia Saudita) come longa manus terroristica del regime di Teheran. In Europa gli obiettivi potenziali sono le basi Nato e le ambasciate israeliane e americane in tutte le capitali del Vecchio Continente. In caso di attentati contro questi obiettivi, le vittime collaterali europee potrebbero essere centinaia. Al di là del pericolo potenziale di attentati, l'Europa è già un centro di reclutamento di terroristi per Hezbollah. I casi accertati di persone arruolate dal movimento sciita in Europa per condurre attacchi contro Israele sono numerosi. Gli esempi più noti, tra gli attentatori europei che non riuscirono a portare a termine la loro impresa, sono: il libanese Hussein Makdad, che partì dalla Svizzera per tentare di colpire un obiettivo a Gerusalemme nel 1996; Stefan Smirnak, tedesco, che fu addestrato da Hezbollah in Libano nel 1997; Fawzi Ayoub, cittadino canadese, residente in Europa e arrestato in Israele; Gerard Shuman, cittadino britannico, arrestato in Israele nel 2001. Eppure l'Unione Europea non considera Hezbollah come un'organizzazione terroristica e non ha inserito il Partito di Dio nella sua lista nera. Al di là di alcuni provvedimenti presi da singoli Stati membri (la Francia ha proibito la tv Al Manar, la Germania ha espulso diversi membri di Hezbollah, la Gran Bretagna e l'Olanda hanno inserito l'ala militare del Partito nelle loro liste nere nazionali), non c'è alcuna azione coordinata a livello di Unione Europea contro il network terroristico sciita. Il motivo di questa mancanza di provvedimenti è sempre la distinzione tra un «Hezbollah politico» con cui sarebbe possibile o addirittura auspicabile il dialogo per trovare una soluzione alla questione libanese e un «Hezbollah militare», con cui non è possibile il dialogo. Intervistato dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, Massimo D'Alema ha definito Hezbollah come «un partito politico». Eppure questo distinguo, che fa da alibi alla nostra politica di appeasement, secondo gli stessi Hezbollah non esiste. Un suo rappresentante nel Parlamento libanese, nel 2001 dichiarò chiaramente che: «Hezbollah è un partito di resistenza militare, il nostro obiettivo è combattere contro l'occupazione militare della nostra terra. Non vi è alcuna separazione tra la politica e la resistenza».
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Ragionpolitica, periodico on line n.227 del 27/8/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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