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6 marzo 2008
 
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L'alleanza strategica tra Brasile e Stati Uniti

di Daniele Martino - 4 settembre 2007

La situazione geopolitica del continente americano si trova ad un sostanziale punto di stallo; da una parte l'espansione del «socialismo indigeno» sta avendo forti ripercussioni, con alcuni Stati, soprattutto la Bolivia, sempre più pericolosamente vicini al Venezuela di Hugo Chavez; dall'altra gli Stati Uniti stanno impostando una nuova politica commerciale e strategica che punta ad un riavvicinamento ad alti livelli con i Paesi del Sudamerica. In questo contesto diplomatico s'inquadra la forte sintonia degli ultimi tempi tra gli Stati Uniti ed il Brasile, con un'ottica di cooperazione a tutto campo, che non si limita a semplici accordi commerciali come il libero scambio con il Messico o la Colombia. Tra Washington e Brasilia si gioca una partita molto più grande, con effetti tangibili non solo sullo scacchiere continentale, ma pure a livello mondiale. Difatti la penetrazione commerciale, ma soprattutto militare, della Cina nel Centro-Sud America è sempre più imponente ed ambigua: un rapporto diretto con gli Stati più inclini al «socialismo commerciale», unito a forti rapporti bilaterali con soggetti più tiepidi, come Cile e Perù. Ciò ha provocato una sensibile reazione del Presidente brasiliano Lula da Silva, che vede naufragare, o perlomeno allontanarsi, i progetti di cooperazione totale sudamericana, tramite l'organizzazione internazionale del Mercosur. Lula, difatti, in occasione del vertice tra Cile e Brasile dello scorso 29 agosto, ha esortato la collega Micelle Bachelet ad una più forte cooperazione continentale, tralasciando accordi di libero scambio tra Cina e singoli Stati dannosi per il Sudamerica, poiché mettono in discussione la collegialità del Mercosur.

La strategia politica del presidente Lula presenta numerosi punti di contatto con la politica continentale di George W. Bush; ciò che Stati Uniti e Brasile vogliono evitare è un'espansione della Cina nel Sudamerica, che minerebbe i già fragili equilibri continentali; di qui la necessità di un rapporto fortissimo tra i due «giganti delle Americhe», che assommano a una popolazione di ben 600 milioni di abitanti. Il progetto di intesa comune consiste nell'equiparare, de facto, il Brasile ad un membro della Nato, creando pure una tutela ed una connotazione giuridica ad una già solida amicizia internazionale. Tant'è che oltretutto esiste già una situazione simile tra l'Alleanza Atlantica ed un altro Stato non membro (il Giappone), per cui è evidente che si tratta di una prospettiva sicuramente realizzabile; ciò è stato sottolineato in occasione di un recente incontro tra l'ambasciatore statunitense a Brasilia, Clifford Sobel, e il presidente Lula.

Il Brasile rappresenterebbe così l'alleato principale degli Stati Uniti in Sudamerica, condizione strategica fondamentale per arginare le derive di espansione del socialismo radicale di Hugo Chavez, che oltre al Venezuela, oggi rischiano d'investire altri Stati del continente; ciò in virtù di un'intensificazione dei rapporti commerciali degli Stati Uniti con il Sudamerica, che configurano Washington come il principale protagonista della politica pan-americana. Per questo sia gli Usa che il Brasile vogliono fortemente quest'accelerazione diplomatica e, inoltre, ciò implica un'efficace politica di confronto con gli altri interlocutori mondiali, in primis la Cina. Quest'alleanza difatti significa la creazione di un blocco unito e coeso, forte sia demograficamente che politicamente, e configurando così la possibilità di accordi pari grado per evitare lo svilupparsi di rapporti bilaterali diretti tra uno Stato di 1,3 miliardi ed uno di 25 milioni di abitanti, come è avvenuto recentemente tra Cile e Cina.

Daniele Martino

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Ragionpolitica, periodico on line n.228 del 4/9/2007
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