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Una scelta di libertàdi Alessandro Gianmoena - 6 settembre 2007 Scegliamo la libertà, scegliamo di difendere la vita. I cambiamenti della società negli anni del 2000 impongono un nuovo modo di intendere la politica. La società globalizzata grazie allo sviluppo della tecnica plasma un mondo le cui sorti sono sempre più nelle mani dell'uomo. Le grandi rivoluzioni industriali della storia lo hanno distinto dalla natura, intesa come mezzo primario di sussistenza, ma l'era tecnologica della televisione e di internet stanno contribuendo alla formazione di un mondo artificiale che sfida le regole della natura stessa. La comunicazione diffusa dell'era digitale rompe i confini dello Stato ottocentesco plasmando modelli sociali e culturali sulla base del confronto con le culture del mondo. L'uomo provvede a se stesso tanto da poter gestire la quotidianità con la possibilità di offrire sempre un'alternativa od una soluzione ai bisogni dell'esistenza. Ciò che non è in grado di gestire, riesce però a prevedere: l'uomo del terzo millennio vive l'espansione della sua libertà come un tentativo di oltrepassare il limite del proprio arbitrio, più che in ogni altra epoca storica. Ci troviamo di fronte, quindi, ad un mondo nuovo, dove l'espansione demografica ed il fabbisogno di nuove risorse energetiche ed alimentari accelerano il processo di antropologizzazione del mondo. Ciò implica un processo di colonizzazione dell'Occidente da parte delle popolazioni meno abbienti. E' una «controcolonizzazione» che genera drammi di coesione nella nostra società, laddove il confronto culturale si declina nello scontro quotidiano di modelli di vita. Religioni e culture differenti mettono a dura prova l'integrità delle nazioni occidentali, dove la loro identità culturale ha smarrito la memoria storica. I progressi della scienza seducono l'umanità nel tentativo di controllo delle regole dell'esistenza attraverso l'eugenetica. L'economia globale, lo scambio di merci, di conoscenze crea un mondo sempre più piccolo dove il potere dello Stato è soggetto ai cambiamenti globali sociali ed economici. In questo quadro la libertà cambia l'attributo a cui si lega: l'individuale spesso si impone sul collettivo. L'approccio ideologico che affonda le radici nel Novecento, oggi, si frantuma con i nuovi drammi della realtà, insinuandosi nelle nuove discriminazioni che lo sviluppo della tecnica produce nel sociale. La comunicazione diffusa e la tecnologia fanno sì che ogni pensiero unico si spenga nel terreno di esercizio del potere che da esso viene tratto. Non esiste più una visione globale del mondo, ma esiste una realtà globale composita, di frammenti di pensiero che si declinano in base alla necessità dell'esistenza. Gli eventi storici della caduta del Muro di Berlino e dell'11 settembre, che hanno segnato il cambiamento del mondo, hanno arricchito una scelta di libertà intrisa del valore di trascendenza rispetto alla realtà, una libertà che unisce la politica del governo della polis alla metapolitica dei valori e dei principi del Cristianesimo che forgiano la nostra identità occidentale. Gli anni del 2000 sono già iniziati ed il nuovo corso del mondo ha già tracciato le direttrice politico-economica della globalizzazione. L'Italia, invece, è ancora chiusa nella pancia degli anni '60 e '70, un periodo in cui il velleitarismo ideologico marxista pontificava nella cultura e nella prassi di un'utopia anticapitalista, anticristiana. Quel periodo è stato la fucina di una classe dirigente che oggi governa il presente attraverso lo Stato. Per essa vale ancora il criterio di interpretazione dell'azione politica secondo gli schemi ideologici del Novecento. Sono i post della sinistra storica del Pci, i post di quel cattolicesimo immanente che ora si professa «adulto», che cercano la legittimazione nella Carta costituzionale, usata come sigillo dell'alleanza di un ceto politico per il governo del Paese. Ciò che nasce dopo il crollo della Prima Repubblica deriva dal popolo, che avvertiva le tensioni di un mondo che stava cambiando, un popolo a cui Silvio Berlusconi ha dato voce e linguaggio. Ciò che è nato sotto la stella della Seconda Repubblica, oggi, viene scartato dalla «casta» di sinistra che governa l'Italia. Il pensiero unico della sinistra avvolge il nostro Paese attraverso i media, la scuola, l'università insieme a corpi sociali, come sindacati, ed economici, come le cooperative. L'Italia è vittima del residuo culturale di matrice marxista anticapitalista, anticristiana e quindi laicista che soffoca l'identità cristiana della nostra storia e favorisce il multuculturalismo generato dalla controcolonizzazione delle popolazioni meno abbienti. Uno Stato senza identità nazionale perde la legittimazione del suo popolo. Noi crediamo che, di fronte alle sfide del nuovo mondo, si debba recuperare la nostra identità occidentale di italiani per il futuro della nostra società. Noi crediamo che il linguaggio della libertà comprenda le parole della libera intrapresa senza oppressioni tributarie, della sicurezza come garanzia di benessere e di coesione sociale, del merito come sviluppo virtuoso di una società svincolata dal potere clientelare, dello sviluppo tecnologico come strumento di miglioramento della propria vita, del rispetto per l'ambiente come realtà imprescindibile all'uomo. Contro la casta dei diritti acquisti, che governa ideologicamente le fasi della nostra vita dall'età della formazione, a quella del lavoro, alla pensione il linguaggio della libertà parla con le parole del nostro tempo madide della tensione che le sfide del mondo ci riserva difendendo la democrazia, la nazione contro ogni forma oligarchica e di esercizio del potere fine a stesso prodotto attraverso lo Stato. Scegliere la libertà significa difendere i principi che sono la base del respiro profondo del nostro popolo in contrapposizione a chi pensa che il nuovo mondo valga solo nell'accezione laicista e non laica di pensare che esistano solo verità relative all'uomo. Noi crediamo che il futuro dell'uomo debba evolversi secondo le direttrici dello sviluppo della tecnica coniugato ai principi di laicità derivanti dal Cristianesimo, che danno il senso del limite oltre il quale l'uomo perde la natura della sua esistenza. Il volto di Silvio Berlusconi è ancora il viatico delle pulsioni del nostro popolo italiano, figlio del nostro tempo. Seguire tale direttrice ci porta a scegliere la libertà e a difendere la vita nella quotidianità degli eventi che il mondo nuovo, la società globale ci riserva.
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Ragionpolitica, periodico on line n.228 del 4/9/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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