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Il populismo distruttivo di Beppe Grillodi Giovanni Vagnone - 11 settembre 2007 8 settembre, festa della Madonna? Non più. Il popolare comico italiano Beppe Grillo, votato ad una sorta di populismo a buon mercato, riprendendo il simbolo di un noto fumetto («V for Vendetta») e la famosa citazione «il popolo non dovrebbe avere paura del governo; è il governo che dovrebbe aver paura del popolo», ha dato vita in questi giorni ad una nuova iniziativa dal titolo «Vaffanculo Day». Un'iniziativa che si è fatta interprete del malcontento popolare, ma in modo sbagliato. Grillo ha avuto dalla sua una schiera di volti noti, come Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Don Ciotti, Massimo Fini, Alessandro Bergonzoni, Gianna Nannini, i Negrita, Gino Strada, e poi comici, giornalisti, uomini e donne dello spettacolo chic e della gauche au caviar: col semplicistico motto di «basta politica fatta dai partiti per i partiti, vogliamo di nuovo la politica fatta dalla gente per la gente» ha riempito molte piazze italiane, esercitando un forte richiamo su un buon numero di spettatori/manifestanti. La giornata è stata ben ideata, col coinvolgimento massiccio dei media, una diretta su Ecotv e l'utilizzo della televisione satellitare e di internet. Ma cos'è che ha spinto gli autori e gli organizzatori di questo evento a muoversi e tanti cittadini a seguirli? Alla base c'è il bisogno di una politica contraria alla corruzione, agli sprechi, alle tasse utili solo per foraggiare un sistema viziato, di cui l'attuale governo sembra quasi perfetto paradigma. Insomma, il punto di partenza è motivato ed è sentito dal popolo: è una realtà di cui la classe politica deve prendere atto. Per assurdo, il leit motiv di questa manifestazione è stato lo stesso per cui nacque tredici anni fa, sotto la spinta di Silvio Berlusconi, il «movimento» Forza Italia e per cui, quest'estate, s'è tanto parlato di Circoli e Partito della Libertà. L'autoreferenzialità dei partiti è nociva sotto diversi aspetti per i cittadini, che si sentono innanzittutto schiacciati dal sistema-Stato e perdono la consapevolezza del fatto che il loro diritto/dovere di voto è un effettivo potere, e poi sballottati da programmi televisivi, sondaggi, opinioni di più o meno rispettabili, esponenti del mondo culturale e politico che, invece di fare chiarezza, non fanno altro che disgustare ulteriormente gli ascoltatori o i lettori. C'è però una grande differenza tra la risposta fornita a questi problemi da Berlusconi e da Forza Italia e quella fornita da Beppe Grillo. Non per niente da un lato è coinvolta la classe dirigente che vuole, ed ha interesse, a migliorare il Paese, e dall'altro un uomo la cui fortuna è rappresentata dagli scandali mano a mano scoperti, dalle eterne lotte contro i mulini a vento - le lobbies segrete, malvagie, guerrafondaie e quant'altro. Il «Vaffanculo Day», già dal nome, ha rivelato il suo più grande limite: una volontà di negare e distruggere fine a se stessa. Invece, essere propositivi è faticoso, richiede lavoro, dedizione e metodo. Impegno. Richiede spesso anni e anche sacrifici, rinunce. Ciò che è propositivo non si capisce da uno slogan, ed in uno slogan non si può riassumere. E' facile convogliare tutte le emozioni e sensazioni in modo distruttivo, mandando tutto e tutti a quel paese; un giorno libero per ascoltare comici impegnati e band di moda lo si trova senza troppi pensieri, ma non risolve nulla, ed anzi è deleterio per il problema di fondo di cui la crisi della politica è solo la punta dell'iceberg. La verità è che Grillo, come del resto la sinistra e come gran parte dell'Italia che si astiene o non ha un'opinione, è vittima di quel fanatismo ideologico che come un flusso sanguinolento si è dipanato dalla Rivoluzione Francese ai giorni nostri. Un fanatismo che considera solo una faccia della medaglia e butta nel cestino tutto il resto. Così il comico genovese, voce molto accesa e politicamente scorretta (virtù, non difetti) ma purtroppo vittima della sua parte e del suo personaggio, rischia di cadere nell'errore più grave possibile: per amore del complotto, del retroscena, della denuncia, guarda il dito che indica la luna invece che guardare la luna; accusa la politica di un difetto che è innanzitutto un problema della società e al tempo stesso esalta quel problema. «C'è un'atmosfera da 8 settembre. La politica sente l'odore del tornado che sta arrivando. Si sta preparando. L'Italia ha avuto la sua occasione per cambiare nel 1992. L'ha fallita. Hanno vinto le lobbies, le cosche, le mafie. La seconda repubblica è morta in culla». Speriamo almeno che questa rivoluzione non sia la solita ventata di buonismo e di volontà distruttrice, utile solo a far fuori gli scomodi avversari di sempre.
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Ragionpolitica, periodico on line n.229 del 11/9/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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