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Alexandre Del Valle Il totalitarismo islamista all'assalto delle democrazierecensione di Mario Secomandi - 15 settembre 2007 Alexandre Del Valle mette lucidamente in evidenza come il fondamentalismo islamico costituisca la base di una nuova ideologia dell'odio e della morte fatta propria dagli stessi movimenti estremisti e terroristi, in direzione della messa a ferro e fuoco delle società aperte e liberali e del tentativo di conquista dell'Europa e dell'Occidente. Soprattutto in seguito all'11 settembre ed alla catena di attentati sanguinosi e sommosse che sono state poste in essere un po' in ogni parte del globo, è palese come l'islamismo persegua senza tentennamento alcuno la strategia politica di intimidire e destabilizzare (per poi rovesciare) sia i regimi arabi moderati (considerati apostati) che i governi occidentali (giudicati empi ed infedeli), volendone condizionare le linee di politica estera ed interna ed anche il corso delle elezioni, sottomettendone psicologicamente la popolazione autoctona. Il miglior alleato dell'Islam è proprio la vulnerabilità suicida-disfattistica e la crisi culturale e di coscienza delle classi dirigenti europee di sinistra. Ciò fa imboccare la via dello sfascio complessivo delle istituzioni, data l'apertura a flussi migratori incontrollati e la strumentalizzazione ideologica del multiculturalismo tollerante, della libertà religiosa e del «diritto alla differenza». L'islamismo si avvale dell'Unione Europea come di un proprio spazio di finanziamento economico ed allargamento geo-strategico. L'atmosfera di decadenza e l'aria di declino che si respira nel Vecchio Continente rappresenta una vera e propria «manna dal cielo» per l'integralismo islamico. In virtù di una comunicazione politica ideologica «islamicamente corretta» impregnata di «guerra delle rappresentazioni» e manipolazione della storia, il musulmano si va spacciando per una vittima, diseredata e vessata, del (presunto) razzismo neo-colonialista occidentale, nuova faccia di un imperialismo giudeo-cristiano. L'islamismo persegue così il disegno di auto-ghettizzarsi in un comunitarismo deviato e sovversivo, e, da minoranza religiosa ostile ai valori e alle leggi della società d'accoglienza, agisce per divenire movimento politico maggioritario mirante nel tempo alla presa diretta ed assoluta del potere per imporre la legge islamica (shari'a), il cui primigenio fondamento è il Corano stesso, testo e manifesto insieme religioso, culturale, sociale e politico «perfetto ed intoccabile». La terza guerra mondiale pare aver già preso avvio e va assumendo le sembianze di una lotta tra religioni e civiltà a motivo dell'avvento del totalitarismo verde (islamico). Questo nuovo totalitarismo assume in sé sia il messianismo universalista anticristico proprio del marxismo, con la pretesa da parte islamica di assurgere al rango di difensori delle masse oppresse del terzo mondo, che il razzismo giudeo-fobico tipico del nazismo. Non è un caso che su tale scia si vada formando un sodalizio e fronte strategico «verde-rosso-bruno» tra l'Iran di Ahmadinejad ed il Venezuela di Chavez, così come tra Al Qaeda, Hezbollah, Hamas, Fratelli Musulmani, l'italiana Ucoii ed i neo-comunisti antagonisti e brigatisti. V'è un'inconciliabilità ed alternativa totale tra la visione umanistica e giudaico-cristiana che sta alla base delle democrazie occidentali laiche e liberali, e l'islamismo, che impone in forza dei postulati del Corano una fusione totale tra precetti religiosi oscurantisti, usanze sociali tribali, primitive e barbare, leggi statali liberticide ed azione politica guerresca. L'Islam si considera come l'unica e vera religione chiamata a dominare il pianeta e ad uccidere tutti i nemici, ossia coloro i quali rifiutano lo status d'inferiorità di sottomissione e «dhimmitudine» che deve essere applicato ai non musulmani. La pace, in tale visione apocalittica del mondo, si realizzerà solo quando l'Islam regnerà incontrastato ed avrà annientato cristianesimo ed ebraismo, i suoi due «rivali» principali. E' proprio dal Corano che discende la conversione forzata degli infedeli e la loro passata a fil di spada, sulla base dell'imitazione delle gesta del sommo profeta Maometto, combattente guerriero. Da qui la violenza e la «guerra santa» (jihad) quale «dovere collettivo di ogni buon musulmano» per la difesa ed espansione planetaria dell'Islam.
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Ragionpolitica, periodico on line n.229 del 11/9/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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