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Coerenza e disprezzo

di Stefano Doroni - 20 settembre 2007

Non c'è bisogno di nessuna indagine di polizia - pure doverosa - per sapere chi ha imbrattato con scritte ingiuriose la lapide che intitola alcuni giardini alla memoria di Oriana Fallaci, a Milano. Le frasi in nero che sfregiano quel marmo parlano chiaro: «Infame, meno male che sei crepata», e «meglio morta (stronza)». È il linguaggio della sinistra radicale, dei no global, dei pacifisti per finta, dei falsi buoni che preferiscono guardare con favore Bin Laden o Saddam Hussein, Hamas o Hezbollah piuttosto che le loro vittime. Quando ancora era viva l'hanno oltraggiata in tutti i modi possibili, perfino benedicendo il cancro che se la stava mangiando, mentre magari nei loro sabba pacifisti facevano il tifo per i mujaheddin; anche nei loro «social forum» l'hanno offesa con tutta la loro inesauribile e macabra fantasia, magari esaltati dalle performances di Sabina Guzzanti. In realtà, un po' tutta la sinistra mal sopportava il coraggio e la franchezza della Fallaci, proprio perché la sinistra ha spesso da rimetterci se qualcuno sputa la verità che per le anime belle è quasi sempre scomoda. E adesso, in periodo di commemorazioni ad un anno dalla sua morte, anche la sinistra più politicamente corretta si allinea disciplinata alla celebrazione del rito del ricordo, mentre in realtà la scomparsa della Fallaci toglie di mezzo una persona che forse più di tutti metteva gli eredi del comunismo alla berlina.

Se qualcuno dunque, a sinistra, obbedisce alla convenienza politica di non offendere i morti, non si può comunque non riconoscere ai massimalisti autori delle scritte ingiuriose una limpida coerenza. Non si tratta di «idioti» e di «vandali» qualsiasi, come qualcuno li definisce. Il doppiopesismo italico va smantellato senza indugio, «senza se e senza ma». Mi spiego: se negli ambienti della destra matura un gesto oltraggioso o illegale di qualche genere, subito tutti dicono che è un'azione fascista, appunto tipica della «destra», e si scatena la crociata politica, esplode lo scandalo moralista, si agitano oscuri fantasmi di regime, si grida all'emergenza democratica. Se i vandali e i fuorilegge stanno a sinistra si tratta invece di «idioti», verrebbe da dire di stupidi qualsiasi, insomma ragazzi un po' caratteriali. Questo per la strana abitudine secondo cui in Italia ai comunisti si perdona tutto. E invece non si tratta di ragazzate: questo è un lucido gesto politico messo in atto dagli estremisti della pace antiamericana, quelli che gridano «10, 100, 1000 Nassiryah», quelli che urlano «Palestina libera, Palestina rossa», quelli che bruciano le bandiere americane e israeliane in piazza, quelli che vanno a scuola di intolleranza e di violenza politica nei Centri Sociali, quelli che nascondono la loro cultura di guerra e di razzismo politico dietro la foglia di fico delle bandiere arcobaleno. Ma a loro dobbiamo riconoscere il pregio della coerenza: non hanno mai addolcito le loro parole né dissimulato i loro gesti; hanno odiato la gente come Oriana, lo hanno sempre detto apertamente, e continuano a odiarla ora che è morta.

Se Milano ha dunque voluto ricordare Oriana dedicandole alcuni giardini, anche i suoi nemici, quelli che sono felici che sia morta e che facevano il tifo per il cancro che la stava uccidendo, la ricordano: non certo con i fiori, ma con le offese. Del tutto logico. Perché allora scandalizzarsi o stupirsi? Perché non voler accettare che non siamo in guerra solo con l'islamismo jihadista ma anche con quell'estremismo pacifinto che aspetta la vittoria del Male per danzare sulle macerie dell'Occidente? Se solo fossimo in grado, come italiani, di accettare la realtà, capiremmo che anche quelle scritte offensive e oltraggiose sono parte di una logica strategia politica; oscena se volete, ma coerente. Come coerente sarebbe il disprezzo che da parte di tutti gli uomini democratici e civili dovrebbe investire questi finti pacifisti, questi moralisti che si arrogano il diritto di giudicare, condannare e ingiuriare senza guardare le turpitudini della loro vicenda ideologica.

! Stefano Doroni
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