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Raymond Aron
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Profilo di Raymond Aron

di Fabrizio Gualco - 9 ottobre 2002

Raymond AronFilosofo e sociologo, docente universitario e giornalista, esperto di politica nazionale ed internazionale, studioso di Aristotele, Marx e Machiavelli così come di Montesquieu, Tocqueville e Weber, Raymond Aron (14 marzo 1905 - 17 ottobre 1983) rappresenta senza alcun dubbio una figura eminente all'interno della cultura politica francese ed in generale europea. Come nota Piero Craveri, il pensiero di Aron rappresenta in Francia il segno di continuità del liberalismo connesso alla tradizione repubblicana e democratica (cfr. la sua Introduzione a R. Aron, Il concetto di libertà, Ideazione Editrice, Roma 1997). Un segno di continuità che diventa elemento costante dell'opera aroniana intesa come testimonianza critica della storia civile e politica di una nazione.

Razionale ma non razionalista, predisposto alla discussione e pronto a riconoscere serenamente i suoi errori eventuali (cfr. la Presentazione di Silvie Mesure a R. Aron, Lezioni sulla storia, Il Mulino, Bologna 1997), Aron è favorevole alle società fondate sulle libertà economiche e personali, alla pluralità democratica, alla distinzione fra Stato e Chiesa e quindi fra poteri temporali e poteri spirituali. È un pensatore che non ricorre direttamente alla cifra della trascendenza né esplicitamente fruisce del sostegno di dati metafisici: ciò nonostante si oppone ad ogni forma di immanentismo radicale ed è contrario alla radicalità negativa del fanatismo politico e religioso, che in quanto tale nega la politica responsabile e la verità della religione.

La laicità del pensiero di Aron è genuina. E non gli impedisce di riconoscere che l'imperfezione umana e le conseguenti contraddizioni che gli esseri umani esprimono sia sul piano individuale sia su quello sociale e politico, sono verità che la religione rivelata afferma. In tal senso una delle sue preoccupazioni costanti è quella di mantenere uno spazio aperto per i principi trascendenti non riconducibili alla volontà umana.

A. Campi afferma che la sua vita è stata quella di un intellettuale impegnato, di un testimone attento e partecipe agli eventi del Novecento. Distante da toni o atteggiamenti dogmatici, profondamente persuaso che la trama della storia è leggibile, ma impossibile da incasellare in formule astratte e definitive, Aron è un liberale convinto la cui intransigenza emerge sul piano dei valori ma non su quello degli studi e delle ricerche. (cfr. l'articolo di A. Campi, Per la politica, contro le ideologie, in "Ideazione", anno ottavo, N. 1, gennaio-febbraio 2001).

Il percorso universitario universitario di Aron ha inizio nel 1924 presso l'Ecole normale supérieure, dove ha modo di conoscere personalmente Jean Paul Sartre e Paul Nizan. Quattro anni dopo consegue l'agregátion in filosofia. Nel 1931 è all'Università di Colonia in qualità di lettore, quindi si sposta a Berlino dove rimane fino all'agosto 1933. Ed è a Berlino che Aron ha modo di vivere in presa diretta il periodo in cui nasce il movimento nazionalsocialista: «in questa città la crisi tedesca era molo più apparente. Si vedevano i disoccupati. Si era proprio al centro della vita politica. Andavo alle riunioni pubbliche. Evidentemente ho ascoltato Goebbels, che era un oratore e si esprimeva in buon tedesco. Ho ascoltato Hitler, il cui tedesco era spaventoso, e che subito mi ha ispirato una specie di paura e di orrore» (R. Aron, L'etica della libertà, op. cit. ). Ritornato in Francia, nel 1938 ottiene il Dottorato in Filosofia discutendo una tesi intitolata Introduction à la philosophie de la historie (Introduzione alla filosofia della storia) attraverso cui si sviluppa il problema dei compiti e delle finalità della filosofia della storia in relazione alla vita dell'individuo.

Aron, a partire dal 1940 e fino 1944, risiede in Inghilterra e fornisce il suo contributo intellettuale alla seconda guerra mondiale lavorando come redattore della rivista France libre, vicina a De Gaulle, la cui risonanza si diffonde in tutto il mondo. Ritornato in Francia nel 1945, insegna per un breve periodo all'École nationale d'administration. e quindi L'anno seguente, presentato da Malraux al direttore Pascal Pia, comincia a scrivere editoriali per Combat, dove rimane fino all'aprile 1947. La carriera universitaria di Raymond Aron passa attraverso le docenze presso la Sorbona (dal 1956 al 1968) e (dal 1960) l'École pratique des hautes études. A partire dal 1963 è membro dell'Accademia francese delle scienze morali. Il percorso giornalistico prosegue nel 1947 con Le Figaro, testata giornalistica a cui collabora fino al 1970, ossia quando sceglie di scrivere i suoi pezzi per l'Express, con il quale continuerà a collaborare fino al 1977.

Scrittore fecondo e di estrema qualità, sia per quanto attiene al nitore argomentativo stilistica sia rispetto alla precisione e alla profondità intellettuale, fra le sue opere possiamo ricordare La sociologie allemande contemparaine del 1935 (trad. it. Introduzione alla sociologia tedesca contemporanea, Milella 1980); la già citata Introduction à la philosophie de l'historie del 1938; il famosissimo Opium des intellectuelles del 1955 (trad. it. L'oppio degli intellettuali, Ideazione Editrice, Roma 1988); gli Études politiques del 1972 (trad. it. parziale Il concetto di libertà, Ideazione Editrice, Roma 1997); Penser la guerre. Clausewitz (1977) e le Mémoires pubblicate nel 1978.

Fabrizio Gualco

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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