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Profilo di Raymond Arondi Fabrizio Gualco - 9 ottobre 2002
Razionale ma non razionalista, predisposto alla discussione e pronto a riconoscere serenamente i suoi errori eventuali (cfr. la Presentazione di Silvie Mesure a R. Aron, Lezioni sulla storia, Il Mulino, Bologna 1997), Aron è favorevole alle società fondate sulle libertà economiche e personali, alla pluralità democratica, alla distinzione fra Stato e Chiesa e quindi fra poteri temporali e poteri spirituali. È un pensatore che non ricorre direttamente alla cifra della trascendenza né esplicitamente fruisce del sostegno di dati metafisici: ciò nonostante si oppone ad ogni forma di immanentismo radicale ed è contrario alla radicalità negativa del fanatismo politico e religioso, che in quanto tale nega la politica responsabile e la verità della religione. La laicità del pensiero di Aron è genuina. E non gli impedisce di riconoscere che l'imperfezione umana e le conseguenti contraddizioni che gli esseri umani esprimono sia sul piano individuale sia su quello sociale e politico, sono verità che la religione rivelata afferma. In tal senso una delle sue preoccupazioni costanti è quella di mantenere uno spazio aperto per i principi trascendenti non riconducibili alla volontà umana. A. Campi afferma che la sua vita è stata quella di un intellettuale impegnato, di un testimone attento e partecipe agli eventi del Novecento. Distante da toni o atteggiamenti dogmatici, profondamente persuaso che la trama della storia è leggibile, ma impossibile da incasellare in formule astratte e definitive, Aron è un liberale convinto la cui intransigenza emerge sul piano dei valori ma non su quello degli studi e delle ricerche. (cfr. l'articolo di A. Campi, Per la politica, contro le ideologie, in "Ideazione", anno ottavo, N. 1, gennaio-febbraio 2001). Il percorso universitario universitario di Aron ha inizio nel 1924 presso l'Ecole normale supérieure, dove ha modo di conoscere personalmente Jean Paul Sartre e Paul Nizan. Quattro anni dopo consegue l'agregátion in filosofia. Nel 1931 è all'Università di Colonia in qualità di lettore, quindi si sposta a Berlino dove rimane fino all'agosto 1933. Ed è a Berlino che Aron ha modo di vivere in presa diretta il periodo in cui nasce il movimento nazionalsocialista: «in questa città la crisi tedesca era molo più apparente. Si vedevano i disoccupati. Si era proprio al centro della vita politica. Andavo alle riunioni pubbliche. Evidentemente ho ascoltato Goebbels, che era un oratore e si esprimeva in buon tedesco. Ho ascoltato Hitler, il cui tedesco era spaventoso, e che subito mi ha ispirato una specie di paura e di orrore» (R. Aron, L'etica della libertà, op. cit. ). Ritornato in Francia, nel 1938 ottiene il Dottorato in Filosofia discutendo una tesi intitolata Introduction à la philosophie de la historie (Introduzione alla filosofia della storia) attraverso cui si sviluppa il problema dei compiti e delle finalità della filosofia della storia in relazione alla vita dell'individuo. Aron, a partire dal 1940 e fino 1944, risiede in Inghilterra e fornisce il suo contributo intellettuale alla seconda guerra mondiale lavorando come redattore della rivista France libre, vicina a De Gaulle, la cui risonanza si diffonde in tutto il mondo. Ritornato in Francia nel 1945, insegna per un breve periodo all'École nationale d'administration. e quindi L'anno seguente, presentato da Malraux al direttore Pascal Pia, comincia a scrivere editoriali per Combat, dove rimane fino all'aprile 1947. La carriera universitaria di Raymond Aron passa attraverso le docenze presso la Sorbona (dal 1956 al 1968) e (dal 1960) l'École pratique des hautes études. A partire dal 1963 è membro dell'Accademia francese delle scienze morali. Il percorso giornalistico prosegue nel 1947 con Le Figaro, testata giornalistica a cui collabora fino al 1970, ossia quando sceglie di scrivere i suoi pezzi per l'Express, con il quale continuerà a collaborare fino al 1977. Scrittore fecondo e di estrema qualità, sia per quanto attiene al nitore argomentativo stilistica sia rispetto alla precisione e alla profondità intellettuale, fra le sue opere possiamo ricordare La sociologie allemande contemparaine del 1935 (trad. it. Introduzione alla sociologia tedesca contemporanea, Milella 1980); la già citata Introduction à la philosophie de l'historie del 1938; il famosissimo Opium des intellectuelles del 1955 (trad. it. L'oppio degli intellettuali, Ideazione Editrice, Roma 1988); gli Études politiques del 1972 (trad. it. parziale Il concetto di libertà, Ideazione Editrice, Roma 1997); Penser la guerre. Clausewitz (1977) e le Mémoires pubblicate nel 1978. Fabrizio Gualco |
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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