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La moltitudine grillante

di Gianteo Bordero - 18 settembre 2007

L'emergere del «fenomeno Grillo» è un dato assolutamente postmoderno, come postmoderno è lo strumento scelto dai «grillanti» per portare avanti le loro battaglie: il web. Nella società attuale sono due i soggetti protagonisti della scena: l'individuo da un lato e, dall'altro, quelle che Tony Negri chiama le «moltitudini». E internet è proprio il punto di collegamento tra questi due attori, come hanno compreso tanto i movimenti antagonisti quanto le organizzazioni terroristiche islamiche, che proprio a partire dal concetto di Rete hanno danno vita al loro sistema di cellule diffuse in tutto il pianeta. Nel tempo della globalizzazione, dunque, vince chi riesce a trasformare uno strumento assolutamente individuale, come il web, in fattore di creazione di una moltitudine. «La globalizzazione - scrive Tony Negri nella prefazione al libro intitolato appunto Moltitudine, scritto assieme a Michael Hardt - significa anche creazione di nuovi circuiti di collaborazione che, attraverso le nazioni e i continenti, facilitano un illimitato numero di incontri. Questo volto della globalizzazione non comporta un'omologazione universale, ma fa sì che ognuno, rimanendo differente, scopra quell'elemento comune che ci permette di comunicare e di agire insieme. Anche la stessa moltitudine potrebbe essere concepita come una rete aperta e in espansione in cui tutte le differenze possono egualmente e liberamente esprimersi, una rete che ci offre i mezzi per incontrarci in modo da poter lavorare e vivere in comune».

Beppe Grillo compie esattamente questo tipo di operazione, e lo fa anch'egli, come i movimenti antagonisti e come le cellule qaediste, non da un punto di vista positivo e propositivo, ma esclusivamente negativo e distruttivo: come gli antagonisti si oppongono alla globalizzazione e come i jihadisti si oppongono all'Occidente, così Grillo si oppone ai partiti, visti come un «cancro della democrazia», secondo l'espressione da lui stesso usata di recente. Allora si comprende perché, come ha rilevato in questi giorni un sondaggio di Renato Mannheimer, il potenziale bacino elettorale del comico-blogger genovese sia proprio quello della sinistra movimentista e antagonista, la sinistra delle «moltitudini» che non riesce più a ritrovarsi nei suoi tradizionali partiti di riferimento; che, soprattutto, si sente esistenzialmente orfana di un popolo e di un ideale capace di creare relazione e comune sentire. Per questo il più influente rappresentate della politica postmoderna nella sinistra italiana, Fausto Bertinotti, dice che Grillo «riempie un vuoto» e che «a far emergere questo tipo di comportamenti è l'assenza delle grandi culture forti della politica».

Potremmo dire, dunque, che con Grillo l'opposizione alla «casta» e ai partiti e il rifiuto della democrazia rappresentativa tendono a trasformarsi da semplice movimento d'opinione in vera e propria «moltitudine», quella descritta sempre da Negri: al contrario del «popolo», delle «masse» e della «classe operaia», la moltitudine «è intrinsecamente molteplice. Essa è composta da innumerevoli differenze interne (differenze di cultura, etnia, genere e sessualità, ma anche da differenti lavori, differenti stili di vita, differenti visioni del mondo, differenti desideri) che non possono mai essere ridotte a un'unità o a una singola identità. La moltitudine è una molteplicità costituita da tutte queste differenze singolari». Una molteplicità - ed è qui il punto - che non si basa su di una medesima ideologia, su di un medesimo sistema di valori e di principi, ma che interagisce partendo da un «comune» che «non viene tanto scoperto, quanto prodotto... in una spirale di relazioni in espansione». E', appunto, il sistema della Rete, quello che ha permesso a Grillo non soltanto di organizzare e di realizzare il «Vaffa Day» dell'8 settembre scorso, ma anche e soprattutto di riprodurre su scala moltitudinaria i suoi appelli, le sue denunce, le sue battaglie; cioè proprio il «comune» di cui parla Negri.

Un'ultima annotazione. Nonostante si ripeta da più parti che il comico genovese sia soltanto un capo-popolo dell'antipolitica, non si possono negare i risvolti politici che un'operazione come quella di Grillo comporta: egli stesso afferma che non vuole distruggere la politica, ma fare sì che i cittadini se ne riapproprino senza la mediazione dei partiti. La democrazia diretta (o partecipativa), da questo punto di vista, altro non è che il risvolto politico del «grillismo» e della sua dimensione moltitudinaria. Anche questo è un dato assolutamente postmoderno: come la postmodernità, infatti, dal punto di vista sociale, tende a cancellare ogni mediazione tra l'individuo e la moltitudine, così essa, dal punto di vista politico, non può che cancellare ogni mediazione tra il singolo e lo Stato. Per questo Grillo fa appello ai suoi affinché si impegnino con liste civiche e vadano alla conquista dei Comuni: perché, come ha scritto sul suo blog, ora sono i «cittadini che si fanno politica».

! Gianteo Bordero
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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