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numero 280
6 marzo 2008
 
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Le verità sul terrorismo

di Stefano Magni - 22 settembre 2007

L'omicidio di Alfred Herrausen, direttore della Deutsche Bank all'epoca della caduta del muro di Berlino, è uno di quei casi in cui gli storici cospirazionisti attribuiscono tutta la colpa alla Cia. Se ne parla ancora in questi mesi. Il giornalista Maurizio Blondet è un noto amante delle teorie cospirative. E' ancora convinto che l'11 settembre sia colpa di una cospirazione della Cia, o del Mossad, o di entrambi, ostinandosi a non credere alle parole di Bin Laden anche quando questi ha fatto i complimenti a Mohammed Atta e ne ha fatto sentire pubblicamente la sua voce registrata prima del «martirio» nel World Trade Center. Solo il 7 giugno scorso, sul suo giornale on-line «Effedieffe», Blondet scriveva a proposito del caso Herrausen: «Alfred Herrausen, il capo della Deutsche Bank che, appena cadde il Muro, andò a proporre a Wall Street (ingenuo) un grande piano di sviluppo delle obsolete fabbriche dell'Est europeo e della Russia. «Entro dieci anni la Germania Est sarà il complesso industriale tecnologicamente più avanzato d'Europa», promise Herrausen in una intervista al «Wall Street Journal» il 20 novembre 1989, chiedendo l'afflusso di capitali americani per il suo progetto. Trenta giorni dopo, venne fatto a pezzi da una bomba potentissima, piazzata all'uscita della sua villa, il cui filo d'innesco risultò poi annegato nell'asfalto: un lavoro da professionisti di servizi segreti, ma rivendicato dalla Rote Armee Fraktion. I terroristi comunisti. Accadde lo stesso anche a Detlev Rohwedder, l'economista che fu scelto a sostituire Herrausen. A capo della holding pubblica cui vennero conferite le vecchie fabbriche comuniste tedesco-orientali, Rohwedder ricevette caldi inviti dalla finanza anglo-americana a privatizzarle subito, in modo che gli acquirenti le abbattessero e vendessero i terreni a scopo edilizio. Rohwedder (ingenuo) disse di voler «privilegiare una politica di risanamento rispetto alle privatizzazioni». Voleva incanalare investimenti pubblici in quelle industrie per rammodernarle, tenerle di proprietà pubblica finchè non fossero rigenerate per «far sì che la popolazione della Germania Est superi al più presto la sua condizione d'inferiorità materiale». Rohwedder fece queste dichiarazioni al «Frankfurter Allgemeine» il 30 marzo 1991. Il 2 aprile, fu fulminato mentre passava davanti ad una finestra della sua casa a Duesseldorf, da tre colpi sparati nella notte da un cecchino con carabina a raggi infrarossi e visore notturno. Quella volta nemmeno fecero finta di inscenare un attentato «terroristico». Anche se a rivendicare anche quel delitto fu la Rote Armee Fraktion, come oggi Al Qaeda».

Ma è inutile che Blondet irrida alla tesi ufficiale e alluda alla mano nascosta della Cia, ovviamente manovrata dalle lobbies capitaliste americane. Perché con un tempismo incredibile, solo due mesi dopo l'articolo di Blondet è arrivata una prima, parziale, smentita della storia: ad uccidere Herrausen fu la Stasi, il servizio segreto comunista della Ddr (che nel 1989 c'era ancora), che usò la Rote Armee Fraktion come manovalanza. A rivelarlo sono fonti investigative tedesche che stanno indagando sul caso da diciotto anni. Diventa, a questo punto, molto più probabile che vi fosse la mano della Stasi (o meglio: di ex agenti della Stasi, che nel 1991 era appena stata sciolta con tutti i suoi 100.000 agenti e funzionari mandati a piede libero) anche dietro l'omicidio del suo successore. E' strano che dei comunisti uccidano un capitalista che vuole ricostruire l'industria dell'Est europeo?

Tutta la storia del comunismo è piena zeppa di uccisioni, di eccidi di capitalisti, dal povero kulak fino al capitano di industria. Il comunismo di Stato, da Lenin in avanti, ha sempre dichiarato di voler eliminare fisicamente i capitalisti, i proprietari, gli elementi «anti-sociali» che ragionerebbero solo in un'ottica di profitto. E ha sempre mantenuto la promessa, uccidendoli a milioni. Solo che le teorie cospirative sulla morte dell'ex direttore della Deutsche Bank continuano a proliferare. Mentre la notizia che c'era la Stasi dietro alla sua uccisione ha avuto ben poca diffusione, per lo meno da questa parte del mondo. Solo i giornali dell'Est europeo hanno dato un po' di risalto a questo sviluppo delle indagini.

Quando si affronta la storia contemporanea, anche quando a scriverla sono degli anti-comunisti o dei non-comunisti come Blondet, c'è sempre una certa riluttanza ad ammettere le colpe dei regimi rossi. Anche quando queste colpe sono evidenti e dichiarate. In Italia abbiamo casi tanto numerosi quanto assurdi di «ribaltamento della frittata». Il caso Moro è il più grottesco, perché ormai è diventata quasi ufficiale la tesi che ad ucciderlo sia stata la Cia. Non è detto che dietro la mano dei brigatisti vi fosse il Kgb, o qualche altro servizio segreto orientale, anche se non mancano le prove per formulare almeno un'ipotesi: la mitraglietta che uccise Moro era una Skorpion cecoslovacca, non un'arma occidentale; fu ritrovata nell'appartamento di Giuliana Conforto, figlia di Giorgio Conforto, indicato nel Dossier Mitrokhin come il capo della rete spionistica del Kgb in Italia. Moro, prima di morire, fu pedinato da uno studente russo, Sokolov, che assisteva a tutte le sue lezioni e prendeva nota di tutti i suoi spostamenti. Ci sarebbero tanti elementi a favore di questa cospirazione. Ma anche ammettendo che i Brigatisti abbiano agito perfettamente da soli: lo hanno fatto esplicitamente nel nome del comunismo, per uccidere un leader democratico, per abbattere un simbolo dell'Italia non comunista, per impedire al Pci di convergere con la Dc su posizioni troppo «borghesi».

Ma perché pensare alla Cia? Perché i Sovietici ci hanno spiegato che dovevamo pensare alla Cia. Un'operazione di misure attive del Kgb, ormai perfettamente documentata, l'Operazione Shpora, subissò i giornali e le personalità dell'uno e dell'altro campo (compreso il dirigente democristiano Zaccagnini) con finte piste, per far credere a tutti che le Br fossero una creatura dei servizi segreti americani, che fossero state create per delegittimare il Pci e il comunismo. In sintesi: fecero credere che Moro fosse stato ucciso dalla Cia, per impedire il compromesso storico. Era una tesi grossolana, contro ogni evidenza, tanto poco credibile quanto lo erano le prime rudimentali teorie della cospirazione diffuse nella Russia zarista, per addossare tutte le colpe a ebrei e massoni. Eppure ci hanno creduto milioni di italiani: forse la maggioranza degli Italiani conserva, almeno nel suo retropensiero, il dubbio di un crimine della Cia nel suo passato. Il che vuol dire che, non solo i sovietici furono molto bravi a diffondere controinformazione, ma gli italiani furono particolarmente ricettivi ad accoglierla e non solo nel campo comunista. Questo lo si può spiegare solo in un modo: l'America, tutto sommato, ispira più paura dell'Urss o dei regimi dittatoriali. La stessa paura che provavano i dirigenti sovietici nel vedere un'economia florida e in crescita, ma totalmente priva di un pianificatore. E così, a Mosca, ma anche nelle capitali europee, si è diffusa l'idea che dietro il funzionamento dell'economia americana vi fosse un grande pianificatore occulto, molto più intelligente e subdolo di quello sovietico, dotato di tante diramazioni all'estero quanto lo erano gli Stati «vassalli» dell'America. Ma pochi hanno capito che l'America è diventata ricca e potente perché nessuno è mai riuscito a comandare realmente gli americani, perché l'ordine spontaneo del mercato è libero di creare ricchezza senza subire alcuna limitazione.

! Stefano Magni
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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