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Grillo, ovvero il Pd portato alle estreme conseguenzedi Antonio Iannaccone - 27 settembre 2007 Proprio nei giorni in cui si chiudono le liste per le primarie del Partito Democratico, irrompe sulla scena quello che potrebbe essere considerato il candidato più coerente alla guida del nuovo soggetto: Beppe Grillo. Ciò che costituisce l'azione del comico che si è preso sul serio è infatti la «rimozione», come sancito del resto dal suo turpiloquio, ovvero il «mandare a quel paese» tutta la politica italiana, in un colpo solo. Ma, in forme meno esibite, anche il Pd è costituito, in ultima analisi, da una rimozione: l'annullamento della memoria del comunismo come fatto della storia politica italiana e, con esso, la cancellazione di tutto l'arco politico che l'ha legittimato nei fatti. Il Partito Democratico nasce come svuotamento di una identità per rimuovere una verità, senza affrontarla né tanto meno giudicarla. Questo è il peccato originale del Pd. Il popolo di Grillo porta alle estreme conseguenze quest'operazione della sinistra: davanti ad una politica che si annulla senza un perché, la risposta coerente è di passare direttamente allo svuotamento di una classe «politica» solo di nome e non più di fatto. Non è casuale che la protesta antipolitica nasca sotto il governo Prodi, che ha fatto della pura permanenza al governo l'ideale della sua coalizione. Nelle elezioni politiche dello scorso anno, la sinistra aveva voluto presentare se stessa come l'intero arco parlamentare anti-fascista che avrebbe dato all'Italia un governo democratico dopo il governo padronale della Casa delle Libertà. Ora, nei fatti, quello che si è definito come l'intero arco parlamentare «democratico» sussiste con l'unico scopo di dimostrare la sua capacità di sopravvivenza, senza nessun ideale, né obiettivo strategico, né azione riformatrice dichiarata. D'altronde proprio l'accelerazione esasperata sulla fondazione del Partito Democratico è la prova che la sinistra è perfettamente cosciente della nullità politica dell'attuale maggioranza. La risposta a questa crisi è stata la fondazione, per metà cinica e per metà disperata, di un partito che abolisce unilateralmente il suo passato e che non ha presente, ma è costituito dal solo futuro. Ebbene, il popolo di Grillo l'ha presa sul serio e rilancia, con cinismo raddoppiato, pretendendo, oltre all'abolizione del passato e del presente politici, anche l'abolizione dei responsabili di quella politica: i partiti storici e la classe dirigente. Insomma, la rete grillesca avoca direttamente a sé quel «figlio senza genitori», ovvero quel futuro senza passato lasciato abbandonato dai fondatori del Pd. E ancora una volta, come in passato accadde per il comunismo in senso stretto, i cattolici politici fungono da «sacerdoti» alla sinistra in cerca di riconoscimento. Come pochi anni fa battezzarono la nascita del comunismo italico, consegnandogli una patente di «umanità solidale» digeribile dal popolo italiano, così ora sono officianti indispensabili e autorevoli per il funerale del cadavere comunista, del quale garantiscono l'occultamento senza testimoni. Romano Prodi è il becchino ideale per tale operazione: nessuno come lui è capace di addormentare le inquietudini di una Nazione e di rimanere impassibile di fronte all'olezzo insopportabile di un cadavere putrescente. Ora, il paradosso è che l'operazione di occultamento rischia di fallire per «eccesso di successo»: la sinistra, infatti, risulta talmente immune dal peccato (comunista) - scomparso senza lasciar traccia alcuna - da essere vista come l'«unica classe dirigente possibile». Ma lo smacchiante ha cancellato troppo e ha lasciato sul campo solo dei potenti senza vestiti e senza regno, ovvero dei «privilegiati senza un perché». Ora qualcuno grida che il re è nudo. E il peggio è che questo qualcuno non è affatto migliore del re.
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Ragionpolitica, periodico on line n.231 del 24/9/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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