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L'Italia ed i poveridi Fabrizio Goria - 6 ottobre 2007 L'Italia si scopre povera. Il Rapporto Istat sull'indice di povertà nel nostro Paese è duro. Le condizioni ai limiti sono molte e non si fa nulla per migliorare la situazione, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il fenomeno è più radicato. Le famiglie che vivono sotto la soglia di povertà sono pari a 2 milioni 623 mila, l'11,1% rispetto a un totale di 23 milioni. Nella totalità i poveri sono 7 milioni 537 mila, pari al 12,9% della popolazione complessiva. All'interno della quota dell'11,1% di famiglie indigenti, un 3% ha valori di spesa di poco inferiori alla linea di povertà (tra il 10 e il 20%): si tratta di quasi un terzo delle famiglie povere complessive. Il restante 3,3% presenta infine livelli di spesa inferiori alla linea di povertà di non oltre il 10%. Si tratta di famiglie, quest'ultime, molto vicine alla soglia che può determinare l'essere o il non essere povero. Una soglia che sta diventando sempre più invisibile per molti nuclei familiari. Questo perché una classe, quella media, è stata in pratica spazzata via negli ultimi anni da una serie di politiche economiche volte alla spremitura delle finanze della popolazione. Non esiste più la classica famiglia borghese, benestante ma non eccessivamente ricca: esistono solo due classi, i poveri ed i ricchi. Questa è la realtà, anche dovuta all'introduzione di una moneta unica, l'euro, che è stata decisa in base ad un tasso di cambio sfavorevole, che ha impedito all'Italia un corretto passaggio dalla moneta unica a quella comunitaria. In quel periodo, venne poi meno il controllo sulla stabilità dei prezzi al consumo, lievitati in modo esponenziale e calanti solo dopo un paio d'anni. C'è da dire che un controllo del genere avrebbe fatto aumentare la spesa pubblica in modo sostanzioso e si decise di lasciare che il mercato facesse il suo gioco. I dati che vengono snocciolati sono preoccupanti e devono far riflettere seriamente il governo, colpevole oltremodo di aumentare la pressione fiscale sui cittadini. L'Istat ha calcolato che il fenomeno della povertà è maggiormente diffuso nel Mezzogiorno, dove la quota delle famiglie povere è quasi cinque volte superiore a quella osservata nel resto d'Italia, un dato, questo, che deve far pensare all'arretratezza che ha il Meridione rispetto al Nord. Si, perché la natura dell'indigenza si accompagna con due punti costanti: il basso livello di istruzione e l'alto numero di natalità. Il primo dato è quello che scatena a cascata una serie di conseguenze negative per l'individuo. Una scarsa istruzione significa meno prospettive lavorative e meno retribuzione. Forse quando i nostri genitori ci esortavano a studiare molto non avevano tutti i torti. Ed in un quadro come questo, cosa fa il governo? La demagogia si spreca e comincia l'attacco al governo Berlusconi, colpevole, secondo loro, di aver aumentato il numero degli indigenti in Italia per preferire evasori e riccastri. Subito si sentono le dichiarazioni di sdegno da parte di Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale, uno che non appena eletto ed intervistato da La Stampa aveva confermato che da ministro avrebbe fatto fatica a «stare coi piedi per terra». Purtroppo, i dati sono dati per essere smentiti, come scriveva Paolo Del Debbio, ma rimane una costante. Il fallimento di una serie di misure di politica economica che ha fatto il governo, per contrastare un fenomeno che colpisce oltre un italiano su dieci, una cifra altissima ma che sembra non interessi ad un governo troppo impegnato a discutere sugli stipendi dei parlamentari per guardare oltre il loro orto. Gli interventi mirati devono partire dall'istruzione e non da sovvenzioni o assegni di mantenimento: se si incontra un povero non si deve dare un obolo ma una canna da pesca. Allo stesso modo, un governo responsabile dovrebbe mettere il cittadino nelle condizioni di poter studiare anche modificando una cultura distorta che vige negli ambienti più degradati. Oggi si parla di poveri in Italia ma da domani si ricomincerà a discutere di faccende ben più frivole. Ciò che resterà sarà quel 12,9% di indigenti che vivono in Italia, un paese che potrebbe essere grande ma non lo è, anche per colpa di statistiche come queste, che per un istante aprono gli occhi a chi non li vuole aprire per non vedere una realtà spiacevole. Fabrizio Goria |
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Ragionpolitica, periodico on line n.232 del 1/10/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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