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Operai alla riscossa

di Raffaele Iannuzzi - 9 ottobre 2007

Il sondaggio di Ranato Mannheimer pubblicato sull'inserto economico del «Corriere della Sera» giunge alle conclusioni che Forza Italia considera da tempo patrimonio della sua visione politica. La classe operaia non esiste più, ma esistono 8 milioni e mezzo di lavoratori dipendenti, molti di questi metalmeccanici impegnati a votare nel referendum sul protocollo sul welfare. La legge Biagi aveva già monitorato questa nuova realtà socio-economica - ma anche antropologica - e aveva definito i criteri di fondo della revisione del mercato del lavoro. Accanto a questo pilastro vi era e ancora vi è la flessibilità del mercato del lavoro che, secondo il sondaggio di Mannheimer, non è affatto sgradita agli operai. Rimane ferma la visione del cosiddetto «posto sicuro», ma, in realtà, essa è largamente controbilanciata dal desiderio di guadagnare di più percependo più soldi con gli straordinari. Lavorare di più per guadagnare di più. La strada di Sarkozy. Operai «sarkoziani», dunque.

Il dato più interessante è che il centrosinistra, assai meno votato di ieri dagli operai, si occupa pochissimo di loro, li concepisce o come residui ideologicamente utili ad un progetto antagonistico e anti-sistema o come realtà passata, meno significativa dei ceti borghesi e bancari. La classe operaia, con questa sinistra, non soltanto non è andata in Paradiso, ma è stata anche sfrattata dal pantheon sociale di riferimento. Al contrario di quanto è accaduto con il centrodestra, l'asse politico operaio per eccellenza. Nel 2006, osserva il sondaggio, «grosso modo il 40-45% di costoro votò per il centrodestra». «Costoro» sono gli operai, che forse avrebbero avuto una più gratificante denominazione pronominale se avessero votato per il centrosinistra, chissà... La vendetta passa per mille pertugi umani, anche sintattico-grammaticali.

Gli operai votano a destra. Le Pen li ha fatti spostare in massa in Francia. Sarkozy raccoglie questa eredità anche in funzione anti-lepenista. Berlusconi ha rilanciato la questione operaia da imprenditore e ne ha seguito la trasformazione inscrivendo gli operai nell'agenda politica. Del resto, questi operai amano andare in vacanza, andare a ballare con la moglie e godere del relax, in modalità non più ideologicamente blindate e stereotipate, ma come cittadini per così dire qualunque. E' nato una sorta di positivo qualunquismo dei ceti operai: essi vogliono reimpadronirsi della vita comune senza doversi sottoporre al tour de force ideologico del «riscatto sociale». La globalizzazione socio-economica vede la politica impegnata in questa ridefinizione della rappresentanza dell'articolato nucleo operaio. Anzi, degli articolati nuclei operai, perché oggi gli operai sono l'abito di Arlecchino della società. Essi hanno compreso perfettamente che pagare meno tasse e avere più soldi in busta paga garantisce loro quel minimo di autonomia che il sociologo spagnolo Castells attribuisce agli uomini ed alle donne del XXI° secolo. Essere autonomi oggi non equivale più ad allargare la rete dei conflitti sociali al fine di sbaragliare il campo dei classici partiti di sinistra, come poteva pensare Autonomia Operaia negli anni Settanta.

L'autonomia degli operai oggi è la stessa dei singoli di tutto il mondo. E' la libertà che si coniuga con la ricchezza e finisce per espandere la creatività. Questa è l'unica rivoluzione liberale possibile. Quella che Berlusconi, assai prima dei sondaggi di Mannheimer, aveva individuato come caposaldo della destra liberale di governo. Il Paradiso della ex classe operaia è proprio quello spazio neoborghese di cittadinanza e di reddito che ogni parte del mondo vuole far suo. Dagli Stati Uniti alla ex Birmania. Non escluso neanche il mondo islamico, pur con tutte le contraddizioni presenti in esso. E' il mondo postmoderno a richiedere l'autonomia e la libertà dei singoli. Dunque, maggiore ricchezza. La destra è attrezzata a rispondere a questi bisogni emergenti, anzi ormai emersi da tempo; la sinistra è tutta banche e cooperative, cioè carrozzoni statici ed autoreferenziali. La società è morta, per la sinistra. Solo che con la società muore anche la sinistra.

! Raffaele Iannuzzi
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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