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Standard & Poor's boccia Romano Prodidi Cristoforo Zervos - 9 ottobre 2007 Mentre al Senato si consumava l'ennesima farsa sul caso Visco/Speciale, ora ci dobbiamo interrogare su ben altro. Le parole di Tommaso Padoa-Schioppa sulla salute del governo e dell'economia italiana, l'incredibile faccia tosta di questo esecutivo e di conseguenza le «paresi» di facciata del Professore sono state affossate ancora una volta, non solo dalle istituzioni economiche mondiali, ma pure dagli istituti privati. Proprio pochi giorni fa, secondo l'agenzia di rating Standard & Poor's, è giunta notizia che l'Italia non raggiungerà l'obiettivo di riduzione del debito nel 2010 anche se il rating (che rimane immobile come questo esecutivo) del Paese non subirà variazioni. E' l'agenzia Bloomberg a darne notizia impietosa e lo schiaffo è di quelli che fanno male. Talmente tanto è il dolore che a poco servono le parole di incoraggiamento del ministro dell'economia italiano che ancora una volta si arrampica sugli specchi non prendendosi le responsabilità davanti al fallimento della sua strategia economica, dando ancora una volta contro al passato governo per l'enorme buco (ma quale?) lasciato in eredità. La società di valutazione del rating osserva che il governo Prodi, che aveva a sua disposizione circa undici miliardi di euro (incassati grazie all'aumento fiscale a danno dei cittadini, non certo per la lotta all'evasione come vogliono farci credere), anziché dirottarli per la riduzione del deficit e del debito, ha preferito utilizzarli per piccoli tagli fiscali inconcludenti, alzando per altro la spesa nel comparto del welfare ed in altri comparti statali. S&p fa presente che oltre ai sondaggi impietosi che sono sintomo di un governo debole, gli enormi ritardi accumulati nelle scelte strategiche, nella riduzione del debito e alla maldestra gestione dell'esecutivo da parte di Romano Prodi, fanno sì che sia improbabile che nella corrente legislatura venga posta in atto qualsiasi significativa riforma strutturale della spesa. Sempre l'agenzia di rating precisa inoltre che le esigue prospettive di un reale taglio alla spesa pubblica (per altro aumentata considerevolmente) sono alla base della decisione presa nell' ottobre del 2006 di tagliare ad «A+» la valutazione sul debito sovrano della Repubblica Italiana. Per S&p poi il ritardo su una reale riforma delle pensioni non potrà far altro che peggiorare la riforma stessa, lasciata in mani tremolanti, incapaci di decisionismi e troppo dipendenti dalla concertazione a tutti i costi. Certo questa immagine impietosa della più importante agenzia di rating del globo la dice lunga su come sia ormai necessario un cambio di esecutivo nel nostro Paese e su come Romano Prodi non abbia saputo dare risposte se non attraverso una tassazione iniqua. Ma noi lo sapevamo già, non c'era bisogno di Standard and Poor's per rendersene conto. La ragioneria di Stato infatti aveva già dato segnali forti in tal senso, dicendosi molto preoccupata già a Giugno di quest'anno, per l'andamento dei nostri conti. Hanno poco da starnazzare i nostri economisti di palazzo, parlando di avanzo primario e di calo del deficit. Sostanzialmente le loro esternazioni non hanno senso, perché le variazioni sono talmente infinitesimali che non porteranno a nulla e che è soltanto grazie alle nuove entrate - non certo derivate dalla lotta all'evasione ma solo a conseguenza dell'aumento della tassazione pro capite - che non si sta andando alla deriva, a causa di una scellerata gestione della spesa; spesa che è stata indirizzata laddove c'era il bisogno solamente per far stare in piedi questo governo zoppo già dal 9 di Aprile, con un instabile maggioranza che litiga su qualsiasi cosa ed un situazione al Senato che di fatto ha reso immobile il Paese per un anno e mezzo. Specchio di questo esecutivo includente sarà la nuova finanziaria dove verrà data «la mancia elettorale» al cittadino, sperando che qualche euro in più al mese ed il cosiddetto taglio dell'Ici (farlocco, perché come sappiamo le aliquote variano da comune a comune), possano far dimenticare le stupidaggini commesse in un anno e mezzo. Ad una sola cosa bisogna dar merito al Professore e alla sua «banda» di economisti medioevali, dell'aver fatto capire a quella metà di italiani che li aveva votati in quel famigerato 9 di aprile, che forse quel giorno sarebbe stato meglio mettere la «x» da un'altra parte. Cristoforo Zervos |
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Ragionpolitica, periodico on line n.233 del 9/10/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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