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Fatwe on line

di Anna Bono - 11 ottobre 2007

L'Arabia Saudita, custode dei luoghi sacri islamici, è uno dei Paesi musulmani più determinati nel proteggere i fedeli da contaminazioni esterne: al punto da ordinare l'ispezione degli aerei in transito nei propri aeroporti per verificare che i passeggeri stranieri non indossino simboli di altre religioni o consumino nel frattempo bevande proibite. Il rispetto meticoloso delle prescrizioni islamiche è favorito da un generale attaccamento al passato, tipico delle società tradizionali che prendono a modello l'epoca dei loro padri fondatori e sono quindi idealmente tese a evitare qualsiasi cambiamento, qualsiasi innovazione. Si attribuisce a Maometto la frase: «La generazione migliore è la mia, poi viene quella successiva e poi quelle successive ancora».

Per rafforzare ulteriormente l'ortodossia della pratica religiosa, il Consiglio saudita degli ulema superiori ha da poco approvato l'istituzione di un sito internet - www.alifta.com - destinato a fornire fatwa (ovvero pareri) on line su ogni aspetto della vita pubblica e privata, dall'abbigliamento alla gestione dello Stato, dai rapporti tra marito e moglie al jihad. Offrendo un modo semplice e immediato di apprendere qual è il corretto comportamento islamico secondo il parere delle massime autorità religiose, si cerca di spazzare i dubbi suscitati nei fedeli dalle diverse interpretazioni della shari'a fornite talvolta da fonti meno autorevoli.

Eppure l'influenza di altre civiltà penetra inesorabilmente anche in Arabia Saudita, minacciandone i valori fondanti. Nelle scorse settimane la stessa legittimità della monarchia assoluta è stata messa in discussione e addirittura da un membro della casa regnante, l'anziano principe Talal bin Abdul Aziz, fratello di re Abdallah, il quale, rivendicando il diritto ora negato alla partecipazione ai processi decisionali, ha espresso la volontà di fondare un partito politico malgrado che la legge ne vieti l'esistenza. Negli stessi giorni più di mille persone hanno osato firmare una petizione che chiede a re Abdallah di sopprimere la norma in base alla quale è proibito alle donne guidare l'automobile. «È giunto il momento di concedere alle donne il loro diritto naturale di guidare una macchina», sostengono i sottoscrittori della petizione, secondo i quali l'Islam non contempla tale divieto, peraltro già violato in alcune zone rurali dove mancano mezzi pubblici («AsiaNews», 25 settembre 2007). Non è la prima volta che si pone la questione in Arabia Saudita e in altri Paesi islamici dove le autorità religiose temono la maggiore libertà di movimento di cui le donne godrebbero (basterebbe però proibire loro di viaggiare in macchina da sole), senza contare l'eventualità che il permesso accordato porti a ulteriori richieste: ad esempio, quella di non indossare mentre si è al volante il niqab che, lasciando solo una sottile fessura all'altezza degli occhi, non consente una visuale di 180 gradi e rende quindi la guida pericolosa.

Sempre in Arabia Saudita, qualche giorno fa, due ragazze hanno sfidato la temutissima polizia religiosa, quella che, ad esempio, verifica la chiusura dei negozi nei cinque orari quotidiani di preghiera, il rispetto del divieto di ogni contatto tra maschi e femmine nei luoghi pubblici e, naturalmente, l'appropriatezza dell'abbigliamento femminile. Fermate ad Alkhobar, una cittadina nell'est del Paese, da due agenti che, ritenendole troppo vistosamente truccate, intendevano portarle alla sede della Commissione per la diffusione della virtù e la prevenzione del vizio, hanno reagito accusando gli agenti di «terrorismo»: non solo, una li ha tenuti a distanza con lo spray irritante che portava con sé per motivi di difesa mentre l'altra riprendeva la scena con il proprio cellulare. Quel che più importa, è che alla fine se la sono cavata con un'ammonizione. Lo scontro tra civiltà è anche questo: ragazzine che non ammettono di essere considerate blasfeme perché si sono messe un po' di rimmel agli occhi, donne convinte che, se salgono in macchina e, da sole, vanno a prendere i figli a scuola o raggiungono le amiche per un tè, Allah le amerà lo stesso.

! Anna Bono
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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