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6 marzo 2008
 
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Dall'Europa nuove bacchettate al governo Prodi

di Fabrizio Goria - 11 ottobre 2007

L'Ue ammonisce nuovamente l'Italia per l'ammontare insostenibile del suo debito pubblico. Ma il governo Prodi sembra non interessarsi ai moniti che gli giungono dalla Commissione. Dopo le riunioni dell'Eurogruppo e dell'Ecofin, anche una persona sempre positiva come Joaquin Almunia, commissario agli Affari economici e monetari, ha perso la pazienza. Le sue parole pesano come macigni dopo il precedente monito del 10 settembre, dal workshop Ambrosetti di Cernobbio. «L'Italia deve rispettare gli accordi presi a Berlino per la riduzione del deficit, perché il suo debito pubblico è insostenibile, il più elevato dell'Unione Europea», tuona Almunia, rincarando la dose rispetto ad un mese prima, considerato che le sue parole non avevano fatto breccia nelle menti del governo italiano.

Nella scorsa primavera, a Berlino, i ministri dell'Economia dei Paesi membri in disavanzo promisero che la correzione del deficit pubblico sarebbe stata, per il 2008, di almeno mezzo punto percentuale del Pil, per accelerare il risanamento e arrivare nel 2010 al pareggio di bilancio. Fra i Paesi con un forte debito c'erano l'Italia, la Germania e la Francia. In un trend congiunturale positivo, specie alla luce dei primi effetti della crisi statunitense dei mutui, quelli promessi sono obiettivi reali, non certo ottimistici all'ennesima potenza. I nostri cugini transalpini si preparano a varare una manovra economica che prevede un forte riassetto della Pubblica Amministrazione per eliminare i duplicati burocratici, favorire l'imprenditoria ed allo stesso tempo sforbiciare il deficit pubblico, cercando di raggiungere il target dello 0,5% in meno per il prossimo anno. Per quanto riguarda l'Italia, Almunia ricorda come il disavanzo ogni anno pesi per il 4,5% del Pil, una cifra che mette a rischio non solo la condizione economica del Paese e la sua credibilità, ma anche il rispetto degli accordi comunitari siglati.

Ma il governo Prodi che cosa risponde? «Siamo in regola con il cammino che ci siamo posti: si può anche chiudere il problema del debito pubblico in un anno, ma così si chiude anche il Paese. Non rinuncio alle linee di sviluppo ed equità che abbiamo scelto». Con queste parole il presidente del Consiglio ha commentato il nuovo ammonimento del commissario Ue, rimandando al mittente le accuse di inefficienza nella lotta contro il deficit monetario. Le frasi di Prodi non aggiungono nulla di nuovo al quadro economico nazionale, ma confermano quanto siano dannose le politiche finanziarie promosse dal ministero del Tesoro. Quello che deve spaventare, però, è la totale mancanza di autocritica da parte del governo, nonostante i moniti che continuano ad arrivare, periodici, dal Fmi, dall'Ocse e dall'Ue, senza dimenticare le agenzie di rating. Avvisi che non possono passare inosservati, ma devono essere utilizzati per migliorare e correggere le manovre economiche. Tuttavia l'Italia conferma, per bocca dei suoi attuali governanti, quanto sia veritiera la sua incapacità di crescere e riprendere la posizione che gli spetta nello scacchiere internazionale. Paesi come Francia e Germania hanno recepito le indicazioni di Bruxelles come una critica costruttiva, per far sì che il sistema-Europa sia sempre più un meccanismo ben oliato. Al contrario, Prodi e Padoa-Schioppa si sentono talmente precari che non riescono a leggere nel modo corretto le parole di Almunia, con la triste conseguenza che quando si sveglieranno dal sogno in cui sono caduti l'Italia sarà in una condizione ben peggiore di quella odierna.

Un governo che definisce il pagare le tasse come «una cosa bellissima» e poi non nota le enormi mancanze economiche del Paese, che portano in piazza a scioperare i suoi stessi esponenti, si può solo definire come delegittimato di fatto. Le linee per il rilancio finanziario ci arrivano quotidianamente; che cosa si attende per metterle in atto in modo serio?

Fabrizio Goria

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