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Quanto pesa il fisco in Italiadi Fabrizio Goria - 20 ottobre 2007 Continuano a piovere copiose le critiche alle politiche fiscali del governo. Anche l'Ocse, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, registra i limiti del sistema fiscale e tributario italiano. L'Italia è il Paese dove l'imposizione fiscale è cresciuta di più nel 2006. L'anno scorso l'incremento è stato dell'1,7%, passando dal 41% del 2005 al 42,7% in rapporto al Pil dell'anno successivo. Lo segnala il rapporto di outlook dell'Ocse, che evidenzia come il carico fiscale dei 30 Paesi membri sia tornato a crescere negli ultimi anni raggiungendo i livelli record del 2000. Ma non solo, dato che le imposte non hanno rallentato la loro corsa in alcuni paesi, fra cui l'Italia. L'Ocse ha preso in esame anche il fisco dei paesi del resto del mondo ed ha registrato che oltre al nostro, solo altri due Paesi hanno inasprito il carico di oltre un punto percentuale: la Corea del Sud e l'Irlanda. A questo quadro, ben poco positivo, aggiungiamo che la prossima legge Finanziaria taglierà solo di pochi decimi le imposte sull'impresa, Ires ed Irap, e non ridurrà le imposte sulla persona e sugli immobili, se non con mere operazioni di facciata come lo sgravio dell'Ici. Imposte dirette ed indirette pesano sui bilanci aziendali e familiari come mai dal 2000, ancora più del post 11 settembre. Quello italiano è un settore economico in crisi, come registra anche il Fmi, il Fondo Monetario Internazionale, che nel suo ultimo World Economic Outlook ha confermato le sue previsioni di regresso del Pil nazionale, smentendo seccamente le stime del ministero del Tesoro per quest'anno e per il prossimo. Il ministero di via XX settembre stimava la crescita economica in +1,9% per quest'anno e +1,5% per il 2008. Il Fmi rivede questi dati in +1,7% per il 2007 e per un +1,3% per l'anno dopo. Quello che emerge è il rallentamento netto del motore del Paese. Questo per la globale mancanza di coraggio da parte di un governo impegnato a manifestare contro se stesso, piuttosto che operare in modo chirurgico su ciò che impedisce alla nazione di spiccare il volo. Un volo che, in queste condizioni, assomiglierebbe maggiormente a quello compiuto da Icaro, che non a quello dei fratelli Wright. L'Italia è un Paese in cui trovano spazio conflitti sociali che limitano le possibilità di azioni volte alla crescita economica. Un esempio sono le recenti discussioni sul protocollo sul Welfare, che hanno fatto vedere come i sindacati possano tranquillamente illudere i lavoratori, pur affermando che per loro hanno fatto tutto il possibile. L'Italia tracciata da Fmi ed Ocse non è quella che vorremmo. Si può senza problemi affermare che quella di oggi è un'italietta, piccola e timida, che è destinata ad un futuro incerto, se la strada da seguire continua ad essere questa. Prodi e Padoa-Schioppa hanno dimostrato in più occasioni i limiti di una politica economica e fiscale che ha come principale oggetto la vessazione dei cittadini, colpevoli solo di essere nati in Italia. Le imprese italiane sono fra le più colpite dalle imposte in Europa e basti pensare che, se negli Usa per crearne una ci vogliono 2 giorni, in Italia sono necessari 60 giorni, secondo un recente sondaggio di Panorama. In un sistema così, lento burocraticamente e vessatorio fiscalmente, non può trovare spazio la crescita economica. Il risultato sarebbe un collasso degli assetti interni, complice anche l'impossibilità di operare attivamente sulle politiche monetarie per favorire l'export. Solo un repentino cambio di rotta, politica e quindi economica, sarebbe il toccasana contro i mali che ora affliggono il nostro Paese, sempre meno importante sullo scacchiere internazionale. Prodi dovrebbe dare ascolto ai moniti che gli giungono e fare come Ulisse a contatto con le Sirene. Le critiche di Ue, Bce, Fmi, Ocse, Moody's, Fitch, Standard & Poor's, Confindustria, Istat ed Isae non sono solo degli avvertimenti di parte, ma, data l'eterogeneità degli attori, sono il quadro più chiaro dell'economia italiana. Un settore in netto declino. Fabrizio Goria |
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Ragionpolitica, periodico on line n.234 del 16/10/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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