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Arrigo Petacco L'ultima crociataQuando gli ottomani arrivarono alle porte dell'Europarecensione di Vincenzo Merlo - 30 ottobre 2007 «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». Si apre con questa celeberrima affermazione di Manuele II Paleologo, imperatore di Bisanzio (1350-1425), il nuovo libro di Arrigo Petacco, «L'ultima crociata. Quando gli ottomani arrivarono alle porte dell'Europa». La frase è indicativa perché ripresa a Ratisbona (e non è un caso, come si vedrà...) nel settembre 2006 da Benedetto XVI durante la storica lectio magistralis che tanto ha fatto discutere gli storici e i politici. La città bavarese rappresenta da secoli un preciso punto di riferimento per chi intenda ripercorrere la storia della lotta secolare dell'Islam contro la Cristianità. «A Ratisbona - spiega lo storico ligure - nel 1529 si infranse l'ondata islamica che stava per abbattersi sull'intera Europa; a Ratisbona, nel 1545, è nato don Giovanni d'Austria, il vincitore della battaglia di Lepanto; a Ratisbona, nel 1684, la dieta imperiale proclamò l'ultima crociata che pose fine alla minaccia islamica e, sempre a Ratisbona, tre secoli più tardi, Benedetto XVI, tornato in veste papale alla sua antica cattedra di teologia, ha pronunciato la storica lectio magistralis della quale, forse per viltà, si tarda ancora a comprendere i segnali politici e gli ammonimenti profetici». E' sottolineando proprio l'accanita difesa della cittadina bavarese e di Vienna dalle truppe di Solimano I, nella tarda estate del 1529, che si dipana il libro di Petacco, che ripercorre le fasi salienti della lotta millenaria del mondo cristiano contro l'Islam (risalendo infatti al 732 la vittoria di Carlo Martello contro gli invasori arabi, a Poitiers), fino alla battaglia di Zenta nel 1697, quando Eugenio di Savoia sconfisse l'esercito del sultano Mustafà, liberando definitivamente l'Europa dalla minaccia islamica. Già, perché a dispetto di certa vulgata ecumenico-buonista, ispirata da storici «politicamente corretti» quali Cardini, le armate islamiche hanno davvero rappresentato la minaccia più grave per la Cristianità. Per secoli, infatti, a ondate successive, i musulmani hanno condotto il jihad, la guerra santa, nell'intento di conquistare dapprima la «mela d'oro» (cioè Vienna), ed infine la mitica «mela rossa» (Roma), due frutti ambiti che, secondo antiche profezie, il sultano avrebbe dovuto raccogliere. Per impedire il raggiungimento di questo obiettivo, i cristiani dovettero affrontare, per terra e per mare, grandi battaglie, e sostenere lunghi assedi. E ciò fu possibile solo perché la Cristianità, spesso divisa al suo interno, riuscì a trovare, sotto la guida di pontefici lungimiranti e profetici (da Urbano II a Pio V, a Innocenzo XI), quell'unità necessaria a scongiurare il pericolo incombente. In questa luce, suggerisce Petacco, vanno riconsiderate anche le crociate: non già aggressioni contro il «pacifico» mondo islamico, ma legittima risposta al jihad. Con l'acclarato rigore storico e la consueta vivacità narrativa, l'autore spezzino (già autore di un suggestivo «La Croce e la Mezzaluna», imperniato sulla vittoria di Lepanto), rievoca queste pagine fondamentali della storia europea, descrivendone gli avvenimenti più significativi, come la conquista di Gerusalemme (15 luglio 1099), la caduta di Costantinopoli (maggio 1453), la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) e gli assedi di Famagosta, Malta, Creta e Vienna. Fino, appunto, alla liberazione di Vienna, datata settembre 1683 (e qui spiccano le figure del frate italiano Marco d'Aviano e del re polacco Giovanni Sobiesky) ed alla successiva, definitiva vittoria di Zenta, nel 1697. «Il successo ottenuto a Zenta dal principe Eugenio - scrive Petacco - segnò una svolta nella storia. La "Sublime Porta" (cioè l'Impero Ottomano) fu costretta ad accettare la pace sulla base dell'"Ubi possidetis". Le trattative si conclusero a Carlowitz il 26 gennaio 1699 stabilendo i nuovi confini dei due imperi che sopravvivranno fino al 1918 quando, dopo la prima guerra mondiale, sia l'impero asburgico che quello ottomano saranno definitivamente smembrati. Il 13 agosto di quello stesso 1699 moriva anche Padre Marco d'Aviano, l'infaticabile predicatore dell'ultima crociata. Con lui aveva termine una guerra quasi millenaria combattuta dall'Islam con la Cristianità». Senza quella guerra, senza quella resistenza, senza quelle vittorie, oggi, probabilmente, le nostre donne porterebbero il velo. Vincenzo Merlo |
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Ragionpolitica, periodico on line n.236 del 30/10/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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