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6 marzo 2008
 
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Out of Africa

di Anna Bono - 27 ottobre 2007

Dall'Africa, nelle ultime settimane, giungono notizie contraddittorie come non mai. Le buone performance economiche - l'Angola nel 2006 ha registrato addirittura un incremento del PIL del 17,6% - sono accompagnate da bilanci catastrofici di perdite dovute alla corruzione e ai conflitti armati: 284 miliardi di dollari sfumati in guerre tra il 1990 e il 2005, l'equivalente del 25% del PIL continentale perso ogni anno a causa della corruzione. Anche la situazione politica è complessa e incerta. Il 25 ottobre, parlando al VII Forum sulla governance in Africa, l'ex presidente del Mozambico Joachim Chissano ha delineato un quadro tutto positivo, sostenendo che il continente si è definitivamente lasciato alle spalle l'epoca delle dittature, dei presidenti a vita, dei partiti unici. Ma il Forum, per combinazione, si è svolto in Burkina Faso il cui presidente, Blaise Compaoré, ha da poco festeggiato i 20 anni di potere iniziati con un colpo di Stato cruento in cui perse la vita l'allora capo di Stato Thomas Sankara. Né si tratta di un'eccezione: il primato africano di longevità di leadership spetta a Omar Bongo, presidente del Gabon dal 1967.

A considerare l'andamento dei flussi migratori, si direbbe comunque che gli africani mostrino, almeno per il momento, di non nutrire molta fiducia nei trend positivi di cui i loro leader si vantano. Sappiamo che a migliaia approdano ogni anno sulle coste europee, ma altrettanto consistenti sono i flussi migratori diretti verso le Canarie e lo Yemen. Alla volta delle Canarie si imbarcano ogni anno decine di migliaia di migranti. Centinaia, forse migliaia, periscono attraversando il deserto per raggiungere le coste africane e, poi, durante il viaggio per mare. Il 25 ottobre, ad esempio, un peschereccio spagnolo ha salvato l'unico superstite di un battello alla deriva da oltre 20 giorni, sul quale si erano imbarcate 54 persone. La Mauritania è una delle mete degli africani che tentano di espatriare. Ogni settimana le autorità intercettano una parte dei clandestini provenienti dai Paesi limitrofi e diretti ai porti mauritani e li costringono a rientrare in patria. Lo Yemen invece è la porta d'accesso alla Penisola Araba. Ogni giorno, al costo di 60-100 dollari, degli africani tentano la traversata del Golfo di Aden dalla Somalia, in condizioni spaventose. Il numero delle vittime è ancora maggiore rispetto a chi si avventura nel Mediterraneo e nell'Oceano Atlantico, anche perché di solito i traghettatori costringono i loro passeggeri a buttarsi in acqua a molta distanza della costa per evitare di essere intercettati dalle autorità yemenite. Nell'ultimo incidente mortale verificatosi durante lo scorso week end, almeno 66 migranti sui 244 imbarcati nel porto somalo di Bosaso hanno perso la vita al largo di Hawrat al Shatee. Dall'inizio dell'anno si stima che abbiano affrontato il viaggio verso lo Yemen non meno di 20.000 persone, per lo più di nazionalità somala ed etiope.

Ma non sono soltanto i disperati a emigrare. Cresce anche costantemente il numero dei laureati e dei diplomati che scelgono di espatriare, come dimostrano i dati presentati alla Conferenza dell'Associazione delle Università africane apertasi il 21 ottobre a Tripoli, Libia. Ogni anno 23.000 docenti e ricercatori universitari e più di 50.000 quadri superiori lasciano il continente, diretti soprattutto alla volta dell'Europa e dell'America Settentrionale. Questo determina situazioni paradossali. L'università del Burundi, ad esempio, deve ricorrere a docenti stranieri e tuttavia riesce a garantire solo un docente ogni 75 allievi. Ci sono più medici etiopi a Chicago, Stati Uniti, che in tutta l'Etiopia. In Francia esercitano più medici beninesi di quanti se ne contino in Benin. Ogni mese circa 300 infermieri specializzati emigrano dal Sud Africa. Dei 300 medici che si laureano ogni anno in Nigeria, solo 10 restano in patria. Ovviamente questo succede non perché laureati e diplomati in Africa abbondino - il totale degli scienziati africani, ad esempio, è pari solo al 3,6% della comunità scientifica mondiale - ma perché condizioni di lavoro e remunerazioni sono assai più allettanti altrove. I governi africani lanciano continuamente appelli al senso di responsabilità dei laureati emigrati affinchè ritornino a casa. Ma, a quanto pare, nessuno si lascia incantare dalle promesse e tutti aspettano di vedere segni tangibili di risanamento economico e di buon governo, al di là delle cifre e delle statistiche ufficiali.

! Anna Bono
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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