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Un sindacato dei giovani, per i giovanidi Francesco Pasquali - 30 ottobre 2007 C'è un mare di speculazione sulla precarietà giovanile da parte della politica, del sindacato e recentemente anche di certi comici. C'è addirittura chi ci scrive libri, chi ci realizza dei cortometraggi, insomma c'è chi ci campa con il disagio giovanile. Le normali forme di rappresentanza si sono dimostrate incapaci di dare risposte univoche e concrete, l'unico comune denominatore sembra essere rappresentato da una sola e cinica riflessione: finché sono soltanto i giovani a pagare il prezzo più alto della cattiva flessibilità le soluzioni possono attendere. Le responsabilità però non possono essere equamente ripartite. Il sindacato, essendo la più alta forma di rappresentanza dei lavoratori, ne ha più di altre. Il sindacato, è evidente, oggi non è in grado di rispondere alle esigenze dei giovani, non sa neanche da che parte cominciare. Le nuove generazioni subiscono una discriminazione che si consuma in primo luogo sul lavoro. La busta paga dei single dal 1996 nel resto d'Europa, a parità di prestazione lavorativa e a parità di tipologia professionale, ha subìto incrementi che vanno da un massimo del 31,5% in Irlanda ad un minimo dell'8,2% in Austria. In Italia l'incremento per le busta paga è stato pressoché nullo, pari allo 0,2% (vedi tabella). Il salario dei lavoratori dipendenti più giovani si è ridotto negli anni Novanta rispetto a quello dei lavoratori più anziani. In particolare, il calo del salario d'ingresso non è stato controbilanciato da una carriera e, quindi, una crescita delle retribuzioni più rapida. La perdita di reddito nel confronto con le generazioni precedenti risulta dunque in larga parte permanente. Il 27% dei giovani under 35 e il 20% delle giovani coppie sono indigenti (sotto la soglia di povertà). Come se non bastasse a «esacerbare» il gap generazionale esistente fra padri e figli sono state poi le riforme del sistema previdenziale. La miopia e l'approccio ideologico del sindacato hanno prodotto un mercato del lavoro diviso in due: ipergarantiti e iperflessibili. I diritti dei figli si possono allineare con quelli dei padri solo eliminando l'attuale dualismo del mercato del lavoro, diviso tra garantiti, già occupati e sindacalizzati, e nuove generazioni a rischio di emarginazione sociale. A questo va aggiunto che i salari d'ingresso sono sempre più magri e i giovani nei primi anni di lavoro sono costretti ad accettare retribuzioni che difficilmente superano i mille euro mensili senza alcuna prospettiva di carriera. Le retribuzioni inoltre non sono quasi mai agganciate ai contratti di categoria. Di fronte a queste ingiustizie il sindacato resta a guardare e la politica etichetta i giovani come dei «bamboccioni». Solo il coraggio dei giovani, dovuto anche dalla necessità di migliorare la qualità della propria vita, può spingere verso la modernizzazione, ma occorre essere presenti ai tavoli giusti. Servono scelte in grado di abbandonare l'approccio ideologico attraverso una nuova cultura del lavoro. Il lavoro è un percorso verso la libertà, e i giovani, in questo mercato del lavoro, sono meno liberi. Serve un sindacato fatto di giovani e che agisca soprattutto per i giovani. Firma anche tu la petizione per «Un sindacato dei giovani, per i giovani» su www.firmiamo.it/ilsindacatodeigiovani www.ilsindacatodeigiovani.blogspot.com/ Busta paga: come è cambiata la busta paga dei single in Europa Retribuzione netta calcolata a parità di potere di acquisto, a parità di prestazione lavorativa e a parità di tipologia professionale.
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Ragionpolitica, periodico on line n.236 del 30/10/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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