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I derivati fanno tremare il mondo finanziario italianodi Fabrizio Goria - 8 novembre 2007 I derivati fanno tremare il mondo finanziario italiano. Quattro gruppi bancari sono sotto controllo da parte di Bankitalia. Dopo Italease, il cerchio si estende verso nuovi poli, molto attivi dal punto di vista della compravendita di prodotti derivati. Questo è l'allarme lanciato da Fabrizio Saccomanni, il direttore generale dell'istituto centrale, durante un'audizione alla commissione Finanze della Camera. Pur non rivelando ai parlamentari i nomi degli istituti di credito sotto la lente di Palazzo Koch, Saccomanni lascia intendere che non siano piccoli operatori del mercato finanziario. La notizia ha subito scosso notevolmente il settore ed il mercato borsistico ha reagito in modo tanto improvviso quanto immediato, con ribassi concentrati su alcuni gruppi (Unicredit, Banco Popolare, Monte Paschi e Ubi Banca). Ha tenuto invece il titolo Intesa-Sanpaolo. «Sul tema dei derivati siamo sereni, abbiamo già dato tutte le risposte», ha affermato l'amministratore delegato Corrado Passera. Non giungono dichiarazioni del CEO di Unicredit, Alessandro Profumo, già nell'occhio del ciclone un paio di settimane fa. Lo stesso Profumo, incalzato dalle richieste degli operatori a rendere pubblici i dati relativi all'esposizione della banca sul tema derivati, aveva già affermato che «i derivati non sono il male e noi più trasparenti di così non possiamo essere. Tecnicamente non esistono altre cifre oltre a quelle che abbiamo già rivelato», cercando di smorzare le polemiche con il governatore Mario Draghi. Ma questo non basta, perché si è visto quanto il rischio di un crack sia attuale, specie se il bundle del derivato in questione contiene opzioni o collegati ai mutui subprime. Da notare come le verifiche attualmente in corso includono anche l'attività con gli Enti locali, compiute dagli istituti di credito, la cui esposizione è più che raddoppiata in un anno e mezzo, passando dai 500 milioni di euro di fine 2006 al miliardo e 54 milioni dell'agosto scorso, con le sole banche italiane. Amministrazioni locali e banche sempre più connessi in prodotti finanziari ad alto rischio, nato per la copertura dello stesso, ma utilizzato per le speculazioni selvagge, sfruttando il fortissimo effetto-leva dello strumento. Effetto che permette al contraente di guadagnare 2000 con un investimento iniziale di 20, ma anche di perdere 2000 se l'indice del bene sottostante al derivato cala bruscamente nell'intervallo fra la sottoscrizione del contratto derivato e la sua scadenza. Quali pericoli sono presenti per il settore bancario italiano? Non tanto per gli istituti di credito, generalmente solvibili delle loro obbligazioni, quanto per chi ha acquistato i prodotti contagiati dalla crisi statunitense. Si pensi, oltre alle amministrazioni locali, a tutte le imprese che operano sui mercati. L'esposizione delle PMI, il tessuto industriale italiano, è sconosciuta, data la complessità dei segmenti in questione, ma non meno preoccupante. Su Economy, il business magazine di Panorama, al momento dello scoppio della bolla Italease, sono stati intervistati alcuni degli sfortunati sottoscrittori di contratti strutturati. Il 70% di essi faceva parte delle PMI, con la conseguenza di ingenti perdite finanziarie che poi vanno a colpire anche l'impresa che detengono. Per la piramidale struttura dello strumento in questione, che permette di lucrare in modo talvolta esagerato, i piccoli imprenditori hanno dato ascolto alle banche, per veder moltiplicati i loro guadagni, ignorando del tutto l'effetto-leva che poteva anche essere altamente svantaggioso per loro. Dopo lo scoppio della bolla subprime, i mercati sono stati invasi da credit derivates corrotti che stanno vagando come fossero una patata bollente. Il problema è che nessuno, o quasi, sa quale sia con precisione questa patata bollente. L'operazione di Bankitalia è dunque da vedere in ottica preventiva, per verificare l'esposizione degli istituti di credito al rischio. Con l'entrata in vigore della MiFID, la nuova direttiva europea sugli investimenti e sul risparmio, si richiederanno maggior trasparenza alle banche e ampie tutele per gli investitori, per cercar di evitare nuove bolle speculative che possono mettere in crisi un sistema economico come quello occidentale. L'obiettivo ora dev'essere però quello di preparare gli argini per la piena che probabilmente arriverà nel 2008. Fabrizio Goria |
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Ragionpolitica, periodico on line n.237 del 6/11/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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