RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Nassiriya incompresa

di Gianteo Bordero - 13 novembre 2007

Cadeva ieri il quarto anniversario della strage di Nassiriya. In quella mattina, quando il nostro Paese venne sconvolto dalla furia dei terroristi che si fanno saltare in aria nel nome di Allah, rifiorì in molti italiani, dal sangue e dalle lacrime della tragedia, l'orgoglio di sentirsi popolo, di appartenere ad una patria, di essere membra di una storia di civiltà. In molti, ma non in tutti. Non in quelli, ad esempio, che dopo pochi mesi dall'attentato sfilavano nei cortei pacifisti con l'infame striscione «Dieci, cento, mille Nassiriya». Uno slogan divenuto in questi anni il mantra del buon antagonista, la sintesi di un pensiero e di una visione del mondo che ha finito col rendere prossimi, a livello ideologico, i no global e i jihadisti, i centri sociali e le centrali del terrore, i fanatici della «pace» e quelli della «guerra santa». Un connubio paradossale soltanto all'apparenza, perché motivato dal comune odio nei confronti dell'Occidente e - cosa, questa, poco sottolineata - della forma politica che lo caratterizza, lo Stato.

L'inneggiare agli attentatori di Nassiriya ha così assunto lo stesso significato sotteso all'esaltazione dei black bloc che nel luglio del 2001 misero a ferro e fuoco Genova durante il G8: una condanna dell'essenza stessa della politica occidentale, quella secondo la quale lo Stato è il legittimo detentore del monopolio della forza, di cui può disporre quando ciò è ritenuto necessario per salvaguardare l'incolumità e la sicurezza dei cittadini e delle istituzioni democraticamente elette. Nell'immaginario dei no global, i carabinieri che saltavano per aria in Iraq finivano col coincidere con l'esplosione dello Stato, e quell'oggettivo atto di guerra si trasformava, seguendo la trama ideologica antagonista, in un doveroso gesto di difesa dalla violenza degli Stati.

Purtroppo, a una condanna senza riserve della strage di Nassiriya e dello striscione inneggiante ai kamikaze, molti politici e molti intellettuali della sinistra radicale (e non solo) non hanno fatto corrispondere una altrettanto netta presa di distanza ideologica. Anzi. Come se niente fosse, in tutti questi anni hanno flirtato con i movimenti no global - persino portando in Parlamento un loro esponente - assecondandone di fatto la prospettiva anti-occidentale e dunque anti-statuale. Hanno continuato da un lato a presentare la guerra al terrorismo come guerra dell'Occidente opulento contro le masse islamiche indigenti; dall'altro a giustificare i fatti del G8 come legittima rivolta delle nuove moltitudini nei confronti della violenza dello Stato. I frutti di questo atteggiamento ambiguo dal punto di vista politico e culturale sono oggi sotto gli occhi di tutti, con un senso dello Stato sempre più affievolito e sempre meno coltivato, con un risentimento strisciante nei confronti delle sue istituzioni democratiche e dei suoi apparati di sicurezza, con un'inesistente consapevolezza dei confini non solo geografici, ma anche identitari del nostro Paese.

Non deve sorprendere, quindi, quello che è accaduto domenica a Roma, a Milano e in altre città italiane, quando, dopo la tragica uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri per mano di un agente della Polstrada, migliaia di ultrà inferociti hanno scatenato una guerriglia senza quartiere contro i commissariati e le caserme delle forze dell'ordine al grido di «Dieci, cento, mille Raciti», l'ispettore capo della Polizia ucciso negli scontri del derby Catania-Palermo il 2 febbraio scorso. I soldati di Nassiriya e Filippo Raciti, dunque, accomunati nello stesso slogan. Cambiano i nomi e le circostanze, ma non cambia la sostanza. Il nichilismo che odia e combatte qualsiasi ordine costituito e chi lo rappresenta continua a crescere indisturbato e a farla da padrone. Non c'era davvero modo peggiore per onorare la memoria dei nostri connazionali a quattro anni di distanza da quel 12 novembre 2003. La strada è ancora tutta in salita.

! Gianteo Bordero
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.238 del 13/11/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata