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La forza dell'anti-Statodi Raffaele Iannuzzi - 13 novembre 2007 Esiste un legame tra la fragile memoria dei nostri caduti a Nassirya e gli assalti alle caserme di Polizia dopo la tragica morte del tifoso della Lazio in un autogrill vicino ad Arezzo? Esiste, eccome. Anzi, ve n'è più d'uno. Perché il modulo comunicativo per rappresentare queste vicende è il medesimo: «Sì, però...». Il peggiore fra gli schemi comunicativi, il linguaggio dell'equivoco. «Sì, è vero, ci sono i nostri caduti, però... Se non avessimo avuto questa guerra». E così, sibilando, per il caso che coinvolge il poliziotto: «Sì, siamo con la polizia, però...». Ecco come appare, per sommi capi, lo scenario: si nega solennità di memoria ai nostri caduti in Iraq e, nel contempo, c'è già chi si frega le mani per il boccone ghiotto che il politicamente corretto si appresta a gustare: addosso al poliziotto al quale - così egli sostiene - è partito un colpo durante l'inseguimento in quel maledetto frangente consumatosi nei pressi di Arezzo. Il poliziotto ha sparato ad altezza d'uomo? E' cosa grave che va verificata e chi ha sbagliato deve pagare. Ma ciò che colpisce è questo sistematico auto-sabotaggio da parte dello Stato. Ripeto: «Sì, però...». Gli ultrà italiani, laziali, romanisti, milanisti, molti gruppi di facinorosi eversivi, sono teppaglia che niente ha da invidiare alla racaille di sarkoziana memoria e queste frange sovversive sono ben conosciute dalle società di calcio. Quando si usa come pretesto la tragica morte di un tifoso laziale per scatenare una guerriglia urbana, vuol dire che gli ultrà sono equiparabili alle tute nere anarco-insurrezionaliste. Si confronti la logica delirante di questa violenza con quella espressa dalle tute nere e si giungerà alla conclusione che esistono nessi corposamente evidenti tra le due esperienze di violenza metropolitana postmoderna, fondata sulla rabbia dei singoli e sulla legittimazione della tribù - apparente contraddizione, anch'essa di origine postmoderna. Il sociologo francese Maffesoli ha descritto efficacemente questo modello di dissoluzione del legame sociale che agita la violenza dei singoli in direzione anti-Stato, anti-autorità. Ecco, allora, questo stato delle cose è la realtà di ogni giorno e lo Stato inglese (retto da gente che conosce bene Adam Smith, non ha bisogno di andare a scuola dalla premiata coppia Alesina-Giavazzi e dai suoi seguaci, fans sfrenati della democrazia senza forza) ha saputo affrontare gli ultrà con l'uso legittimo ed efficace della forza e dei controlli mirati. In Italia, niente di tutto ciò. Perché? Ma perché lo Stato è anche oggi considerato l'ultimo residuo autoritario parafascista di cui sbarazzarsi, per lasciare spazio ora ai mercati ed alle banche, ora alle tribù violente di ultrà e tute nere. E' lo Stato il vero ingombro dei postmoderni liberisti e anarco-insurrezizonalisti. E, con esso, la tradizione, il principio di autorità, le regole sociali, il legame sociale, il rispetto delle istituzioni. Con ciò, la società diventa o lo spazio delle transazioni economiche o la zona rossa gigantesca da invadere e seppellire tra morti e sangue innocente. Questo è il dato enormemente pericoloso che sta di fronte a noi. Ecco, dunque, che Nassiriya è un ingombro della memoria, ovvio. Non si devono ricordare i caduti in Iraq, non si deve ammirare il coraggio militare, quell'eroismo che un grande intellettuale certamente non fascista come Luigi Russo ha esaltato come caposaldo del vivere civile e dell'etica individuale; non si deve affrontare lo scandalo della violenza metropolititana, la si deve assecondare o addirittura caldeggiare, come ha fatto il ministro Ferrero gridando «immigrati di tutto il mondo unitevi!»: lo Stato, da tempo non più il deus mortalis di hobbesiana memoria, è la sovrastruttura più funzionale a questo gioco di scambio. Basta che rimanga invisibile e celato tra le pieghe della crisi italiana. Che, proprio per ciò, potrebbe diventare irreversibile. Con lo scenario di uno spazio pubblico invaso dalle tute nere e dagli ultrà sovversivi, da un lato, e dalle banche e dai mercatisti ex materialisti storici dall'altro, oggi magari liberisti di sinistra: un'alleanza oggettivamente grottesca e storicamente devastante.
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Ragionpolitica, periodico on line n.238 del 13/11/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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