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Alberto Leoni La «quarta» guerra mondialeOrigine & cronacherecensione di Mario Secomandi - 17 novembre 2007 La «quarta guerra mondiale» è iniziata l'11 settembre 2001, quando i terroristi islamici legati ad Osama bin Laden si resero protagonisti dell'attacco alle Torri Gemelle di New York. Dopo il crollo del comunismo sovietico e l'epilogo della guerra fredda, l'avversario del mondo occidentale e liberale è divenuto il terrorismo e totalitarismo islamista. Si tratta di una «guerra di logoramento», «asimmetrica» e «non convenzionale»: il network delle cellule jihadiste che sferrano sanguinosi attentati contro occidentali, ebrei e cristiani («crociati») ed arabi moderati («apostati») sono trasversali a ciascun determinato territorio statuale. Ma sono state necessarie le operazioni anglo-americane in Afghanistan ed Iraq (col supporto dei vari Paesi Nato, Italia compresa), per sconfiggere i talebani (tra cui si nasconderebbe lo stesso Bin Laden) ed il despota Saddam (già desideroso di costruire armi di distruzione di massa chimiche e batteriologiche), ed instaurarvi regimi democratici come modello per gli altri Paesi limitrofi. La sfida tra Occidente ed Islam affonda le sue radici anche nel conflitto israelo-palestinese, laddove spicca l'indisponibilità preconcetta dei gruppi estremisti, come Hamas, a riconoscere l'esistenza di un'entità statuale ebraica. Ma si va nondimeno profilando una vera e propria «guerra civile islamica»: prevarranno le correnti arabe moderate oppure quelle totalitarie, proiettate nella «guerra santa» contro tutti gli infedeli, a partire dagli stessi regimi mediorientali e dai ceti al potere nei Paesi del Golfo che non si pieghino ai diktat jihadisti? Il prosieguo della guerra sarà mirato ad arginare, con le buone o con le cattive, e prima che sia troppo tardi, il potere del presidente iraniano Ahmadinejad, che dichiara di voler distruggere Israele con l'uso delle testate nucleari ora in costruzione, in spregio al Trattato di non proliferazione atomica ed alle sanzioni Onu. A fronte delle reticenze dei principali Paesi europei e dell'impasse in cui versano gli organismi istituzionali internazionali, sono ancora gli Stati Uniti di George W. Bush a dettare la linea da seguire per difendere l'Occidente. Si tratta nondimeno di vedere come il leader americano abbia intenzione di sciogliere il nodo iraniano. Il suo mandato presidenziale scade l'anno prossimo e contestualmente, fra uno o due anni al massimo, l'Iran si sarà dotato delle bombe atomiche. A livello di scenari nuovi sullo scacchiere geopolitico, è necessario inoltre accendere i riflettori sull'Africa: le frange islamiche estremiste, alleate di bin Laden, stanno puntando ad insediarsi e conquistare il potere in Somalia, in Sudan (si pensi al genocidio in Darfur) e in tutto il Corno d'Africa, ma anche nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo come Algeria, Marocco e Tunisia. In questo conflitto globale non ha esitato ad inserirsi la Cina, con l'obiettivo di «colonizzare» l'Africa; la Russia di Putin, impegnata (non sempre con successo) a spegnere il focolaio ceceno, esprime perplessità su un attacco americano all'Iran; il presidente venezuelano Chavez sta inaugurando una nuova versione del socialismo reale come modello egemone in America Latina, in alleanza con il jihadismo; in Turchia si va costituendo una non sottovalutabile saldatura tra nazionalismo ed estremismo islamico; Siria e Libano appaiono essere sempre più legate all'Iran. L'Occidente deve evitare che forze fondamentaliste s'impadroniscano della totalità delle fonti di approvvigionamento energetico e si espandano in Europa. Va poi difesa la libertà religiosa dei cristiani, sempre più perseguitati sia in Medioriente che in Africa. Il Vecchio Continente, scosso per gli attentati jihadistici già perpetrati sul proprio suolo (Madrid e Londra) e per le nuove fatwa e minacce, deve vincere questo «scontro di civiltà» trovando il coraggio di legittimare l'uso della forza, anche «preventivo», come ultima soluzione per colpire il terrorismo; incoraggiare l'opera di ricostruzione e pacificazione irachena ed afghana; affrontare l'attuale vuoto morale e culturale difendendo le proprie radici giudaico-cristiane, uniche fondamenta di umanesimo, progresso, democrazia e libertà.
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Ragionpolitica, periodico on line n.238 del 13/11/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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