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Un Natale più povero

di Fabrizio Goria - 20 novembre 2007

Quest'anno il Natale sarà un po' più nero per molti italiani. Le tredicesime saranno più leggere ed il caro-panettone rischia di rendere indigesto alle famiglie anche il cenone. Un'Italia sempre più povera? Che gli stipendi fossero fermi da anni lo si sapeva. Che la Finanziaria 2008 avrebbe vessato ulteriormente i cittadini con gabelle di ogni tipo lo si ipotizzava. Che la crisi statunitense dei mutui subprime avesse ripercussioni anche in Italia lo si preventivava. Che pure i generi di prima necessità come pane e pasta fossero aumentati era un dato di fatto incontrovertibile. La conseguenza è che le tredicesime del Natale 2007 saranno notevolmente più leggere. L'Ufficio Studi Cgia di Mestre ha messo in luce i dati relativi al rapporto fra retribuzioni e peso fiscale per le prossime festività, con risultati che sono lo specchio dell'attuale condizione economica italiana. Si deve premettere, doverosamente, che i redditi più bassi saranno influenzati dal peso fiscale in modo minore. Per fortuna, dato che le famiglie sul bilico della soglia di povertà sono in numero sempre maggiore.

Ma vediamo nel dettaglio che cosa ha diramato la Cgia. In media ogni famiglia italiana avrà in tasca dai 15 ai 74 euro in meno rispetto al 2006. Anche se sembra una cifra risibile, bisogna tener conto della pressione fiscale aumentata e dei rincari generalizzati per ogni settore, eccezion fatta per il tecnologico. Per i redditi sotto i 20.000 euro annuali non ci dovrebbero essere perdite rispetto all'anno passato, ma sa di beffa tutto ciò. Coi mutui in costante ascesa, si dovrebbe pensare ad ammortizzatori sociali adeguati. Ma i danni peggiori sono a carico della classe media. Infatti, è intorno alla soglia dei 40/50mila euro che ci saranno i maggiori problemi. Le tredicesime più leggere saranno proprio in questa fascia di reddito. Con la conseguenza che si sta cancellando uno dei motori del Paese, la celebre borghesia, il vecchio ceto benestante. Un impoverimento diffuso che sta danneggiando migliaia di famiglie, prima signorili, ora popolari. Si va verso un'armonizzazione delle classi di reddito italiane. Al ribasso, però, con svantaggi per tutta la cittadinanza. E bisogna essere sinceri, in questo contesto socio-economico, le operazioni del governo sono comuniste fino all'osso.

Riassumendo la situazione nella quale il cittadino medio si appresta a passare il Natale, troviamo, da una parte, una sensibile perdita di potere d'acquisto e, dall'altra, l'immobilità delle retribuzioni, insieme con manovre economiche a dir poco discutibili. Molti scrivono, dalle colonne dei quotidiani nazionali, che le nebbie passeranno, che in Italia ci sono meno problemi di quelli che si dicono, che tutto sommato non va così male. Certo, l'inflazione è scesa e, a livello comunitario, stiamo uscendo dalla procedura Ue anti-deficit eccessivo, ma il nostro non è un Paese ipocondriaco, come l'intellighenzia vuole farci credere. I problemi esistono, la crisi economica è in atto e non siamo stati abbastanza lucidi, nel recente passato, nel cogliere il trend congiunturale positivo per cavalcarlo, prima della crisi immobiliare Usa della scorsa estate. Le recenti manifestazioni di dissenso verso il governo Prodi e nei confronti delle istituzioni dello Stato sono un campanello d'allarme importante, da non sottovalutare. L'italiano medio è stremato dal punto di vista economico e colmo di rabbia, a volte anche strumentalizzata e portata all'eccesso dai media. La sensazione, tuttavia, è quella di un Paese sempre più povero e rassegnato, in cui si fa fatica a vivere e crescere i propri figli. Il cambiamento è quello di cui c'è bisogno. Un cambiamento di rotta, sia politica che economica, per far sì che i prossimi Natali non siano come il prossimo, all'insegna dell'austerità.

Un Natale più povero. Questo è quello che ci apprestiamo a vivere. Meno regali sfarzosi, più regali utili? Certo, se ci fossero i soldi anche solo per quest'ultimi. E per rendersi conto di questo, non serve andare lontano. Basta recarsi in un qualsiasi supermercato.

Fabrizio Goria

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