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Chi difende gli interessi dei cittadini italiani?di Anna Bono - 24 novembre 2007 Forse non tutti sanno che all'inizio del 2008 dovrebbero entrare in vigore dei nuovi accordi di partenariato economico, comunemente noti con l'acronimo EPA, tra gli Stati membri dell'Unione Europea e quelli ACP - in tutto 77 - dove ACP sta per Africa, Caraibi e Pacifico e indica il gruppo di Paesi, quasi tutti classificati «in via di sviluppo», con i quali l'Europa occidentale, nel corso degli anni, ha stipulato una serie di convenzioni note con il nome delle capitali nelle quali sono state firmate: quattro a Lomé, Togo, a partire dal 1975, e una a Cotonou, Benin, nel 2000. I nuovi accordi prevedono, tra l'altro, la libera circolazione di beni e servizi, finora realizzata solo parzialmente e a favore delle merci importate in Europa dall'area ACP. Sennonché, nel frattempo, i governi ACP pare si siano resi conto che ciò significa sopprimere i dazi, di solito elevatissimi, da loro imposti all'importazione dei prodotti europei e delle altre Nazioni ACP e adesso non hanno intenzione di mantenere gli impegni presi. Senza dazi - dicono - le merci europee diventerebbero ancora più competitive rispetto a quelle africane, peggiorando una situazione già disastrosa. Come spiega Bassiaka Dao, presidente di un'associazione di agricoltori del Burkina Faso, la Confédération Paysanne du Faso, in Africa occidentale negli ultimi 15 anni, malgrado i dazi, le importazioni dall'Europa sono aumentate dell'84% per prodotti che potevano essere coltivati in Africa, sottraendo grosse porzioni di mercato agli agricoltori locali. In Ghana, ad esempio, pur con un'imposta di importazione del 20%, il concentrato di pomodoro importato è passato dalle 3.000 tonnellate del 1998 alle 25.000 del 2003 con pesanti conseguenze per i produttori ghaniani. Con l'attuazione degli accordi di libero scambio aumenterebbero ulteriormente le importazioni in tutto il continente, mentre per di più i governi africani perderebbero una consistente ed essenziale fonte di entrate. Perciò i portavoce dei Paesi ACP, sostenuti da centinaia di organizzazioni non governative anche europee, protestano affermando che, giusta in linea di principio, la liberalizzazione dei mercati in pratica rappresenta una scandalosa ingiustizia che favorisce gli abitanti dei Paesi ricchi a scapito di quelli dei Paesi poveri. Non basta a rassicurarli la promessa dell'Unione Europea di non applicare sussidi sull'esportazione sulle merci europee alle quali non saranno più imposti dazi per non accrescerne la competitività. In sostanza l'attuazione degli EPA è destinata a slittare, forse di un anno, come ha chiesto nei giorni scorsi la Comunità degli Stati dell'Africa australe e orientale. Lo ha confermato il 20 novembre il viceministro degli Esteri italiano con delega per l'Africa e la cooperazione allo sviluppo, Patrizia Sentinelli, dopo una riunione del Consiglio degli esteri europeo a Bruxelles: «Meno della metà dei Paesi ACP sono disposti a firmare il nuovo accordo - ha spiegato - mentre tra i Paesi europei, Italia inclusa, cresce la preoccupazione che il nuovo accordo possa rappresentare un peggioramento anziché un miglioramento nelle condizioni di vita dei paesi ACP». In effetti, per quel che riguarda l'Italia, le parole del viceministro Sentinelli dimostrano che sono state recepite le preoccupazioni espresse dal Senato, il quale, lo scorso ottobre, ha approvato un ordine del giorno in cui si chiedeva al governo di verificare i contenuti degli EPA nel timore che possano nuocere alle economie dei Paesi ACP. Delle conseguenze che lo slittamento degli accordi avrà sui produttori europei, le cui merci continueranno a essere gravate da tasse d'importazione da parte degli Stati ACP, sembra che ci si preoccupi molto meno o, se non altro, se ne parla poco. L'attenzione ai problemi dei Paesi in via di sviluppo, sia a livello italiano che di UE, è tale da mettere in secondo piano gli interessi e i diritti dei cittadini europei: il che è quanto meno sconcertante quando a farlo sono le istituzioni incaricate di tutelarli.
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Ragionpolitica, periodico on line n.239 del 20/11/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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