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numero 280
6 marzo 2008
 
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Mario Cervi e Nicola Porro

Sprecopoli

recensione di Mario Secomandi - 24 novembre 2007

Mario Cervi e Nicola Porro focalizzano l'attenzione su come le istituzioni politico-burocratiche italiane siano andate divenendo antiquate, asfittiche, obese, malate, costose, senza progetto dunque screditate sulla scia dell'intreccio perverso tra «lottizzazioni partitiche e regalie burocratiche», a favore del perpetuarsi dei privilegi clientelari e parassitari della «casta» pubblica a danno del cittadino comune. Le spese hanno, in altre parole, superato le entrate e si è finiti nel buco nero dei disavanzi e del debito pubblico. E i costi sopravanzano i ricavi. Quando invece una delle poche soluzioni da adottare alla bisogna sarebbe la diminuzione delle tasse insieme con l'adozione di criteri più aziendali per migliorare il funzionamento della macchina statale. I debiti che i politici accumulano, per la creazione di organismi, commissioni, enti e per l'elargizione di nuovi incarichi e consulenze, sotto il bel manto di operare nei nobili fini dell'interesse generale e del bene comune, in verità verranno scaricati sulle future e giovani generazioni. Si aumentano allora le tasse non per ridurre i deficit, ma per seguitare a spendere e spandere ancora di più.

Il governo Prodi ci sta fornendo vari esempi di una politica tutt'altro che austera, seria e parsimoniosa: tra ministri, vice-ministri e sottosegretari, ci troviamo di fronte al «record assoluto» di un pingue governo formato da ben 102 persone, a dimostrazione della «tracotanza del potere» da parte di chi è costretto a «placare i latrati famelici» di «voglia di poltrone» e prebende di una maggioranza così eterogenea, rissosa e più che mai composita ed ingovernabile. Le indennità dei componenti l'esecutivo ha subìto nell'ultimo biennio un incremento del 76%. Alla faccia degli sbandierati propositi d'efficienza e produttività. Abbiamo poi i casi dei ministeri «sdoppiati», come nel caso di Trasporti ed Infrastrutture che sono finiti nelle mani di ministri (rispettivamente Bianchi e Di Pietro) che sulle decisioni fondamentali in materia hanno idee diverse se non opposte. Tragi-comico. In Italia, ad ogni modo, la politica costa più che negli altri Paesi europei.

A livello di sprechi, «scialo pubblico» e «scelte allegre» negli enti locali, svetta l'esempio della «mala» gestione veltroniana del Comune di Roma. Un caso che vale per tutti: in vista della costruzione del nuovo Campidoglio, per far fronte ad un costo che ammonta a circa 250 milioni di euro, Veltroni di fatto impegna i bilanci per altri tre o quattro lustri. Lo spreco di 170 milioni di euro (derivante dalla coesistenza dei nuovi uffici costruiti e di quelli affittati da un immobiliarista privato) se lo devono sobbarcare i contribuenti romani, e malcapitato sarà il prossimo sindaco capitolino (non più il «colpevole» Veltroni) che dovrà ripianare in qualche modo tale sperpero a nuovo Campidoglio pronto (dal 2011 in poi). Ma la Roma veltroniana ha tanti altri difetti: quanto alla gestione del corpo dei vigili urbani, spicca come solo una sparuta minoranza di questi (2000 su 6541) stia a fare servizio in strada; di contro, la maggioranza di essi sta comodamente seduta nella poltrona d'ufficio. A ciò fa da pendant il raddoppio dell'introito delle contravvenzioni (salito negli ultimi anni da 130 a 220 milioni di euro). Le multe, in periodi di magra di bilancio, evidentemente si tramutano in uno strumento di «businnes miliardario». Poi c'è da rammentare che a fianco dell'elevato tasso di assenteismo e della scarsa produttività dei dipendenti pubblici locali risalta il «ricorso continuo e incontrollato» a consulenze (non di rado date a persone «alle dipendenze» di Veltroni): l'amministrazione romana vi ha sborsato l'anno scorso 10,5 milioni di euro.

Altro discorso da fare è quello sulla Finanziaria 2007, per cui i Comuni, per far fronte a più rigidi limiti di spesa, possono far lievitare le tasse, fra cui l'Irpef. L'Ici, da parte sua, sta crescendo in modo esorbitante (nella capitale essa sfiora il gettito di un miliardo). Mentre il moralismo anti-popolare di Prodi & Company va nella direzione della demonizzazione dei condoni fiscali (a danno del popolo delle partite Iva), il condono lo si è praticamente fatto in favore dei politici locali amministratori di comuni ora beneficiari di una sanatoria, con la conseguenza di vanificare le sanzioni (per il non rispetto dei vincoli di stabilità interni) e premiare i più spendaccioni e furbi.

! Mario Secomandi
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Sprecopoli
  • Autore:
    Mario Cervi e Nicola Porro
  • Editore:
    Mondadori
  • Prezzo: 17,00 €
  • Pagine: n.d.

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Ragionpolitica, periodico on line n.239 del 20/11/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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