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Il comunismo oggi: una battaglia di retroguardiadi Raffaele Iannuzzi - 1 dicembre 2007 Una singolare notizia che si può leggere sul sito del Corriere della Sera dice molto sulla realtà politica della sinistra comunista in Europa e dunque anche in Italia. Il fatto, innanzitutto: un'organizzazione giovanile di area comunista cerca, in Spagna, il precario «migliore», cioè la peggiore condizione individuale di precariato, lanciando un concorso on line. In altri termini: azzerato l'antico adagio «vinca il migliore», i comunisti spagnoli inventano uno slogan di segno opposto, «vinca il peggiore». Vinca dunque il lavoratore che guadagna di meno, ha il contratto più breve ed alle condizioni più disastrate, con minori prospettive per il futuro. Una corsa al ribasso. Una sorta di San Precario - creato, come tutti ricorderanno, dai comunisti italiani durante il governo Berlusconi - messo in scena per destare interesse nei confronti del lavoro giovanile sottoposto, secondo lo schema ideologico corrente, al precariato. L'organizzazione giovanile comunista è Izquierda Unida e i giovani vengono cercati nel range di età compreso tra i 16 e i 30 anni. Come funzionerà il bizzarro concorso? Ogni curriculum della precarietà verrà sottoposto al vaglio di una giuria composta naturalmente da sindacalisti e rappresentanti delle associazioni giovanili locali, e sarà trattato con riservatezza per evitare che il lavoratore subisca ritorsioni da parte del datore di lavoro. Quest'iniziativa fa parte del ventaglio di proposte mediatiche per la campagna elettorale del partito ed avrà il suo clou il 15 febbraio, quando saranno proclamati i vincitori del concorso, intitolato «Volver a empezar» («Ricominciare»). In palio, premi portafortuna, ovviamente nessun contratto a tempo indeterminato: una copia dello Statuto dei lavoratori, un'immagine di San Precario e un pacco di libri del valore di 60 euro. Gli altri avranno testimonianze dirette sul disagio della condizione giovanile nel mercato del lavoro globalizzato e qualche dato in più da registrare sull'agenda delle statistiche personali. Tutto qua. Bene, che cosa ci dice questa bizzarra iniziativa creata dai comunisti spagnoli? Una cosa essenziale che riguarda tutti i comunisti in Europa e che, in Italia, assume dimensioni imbarazzanti, dal momento che i due partiti neocomunisti sono al governo insieme a Prodi. Ci dice che le risposte che la sinistra antagonista e radicale fornisce alle contraddizioni della globalizzazione, che si scaricano, non solo in Europa, sul lavoro, sono reazionarie. Né più né meno che reazionarie. Regressive sul piano politico e strumentali su quello comunicativo. Al netto delle buone intenzioni, di cui sono lastricate le strade dell'inferno, una battaglia di retroguardia. Perché il mercato del lavoro oggi costituisce, insieme al nodo delle pensioni, l'asse del welfare to work, in altre parole della welfare community, cioè di un assetto complesso di regolazione dei rapporti tra i cittadini, i loro bisogni e lo Stato che non può essere trattato in un'ottica egualitaristica e/o redistributiva. A parte il fatto che, in Italia, la spesa sociale veramente qualificata (sanità, ricerca, formazione) è tra le più basse in Europa e ciò proprio grazie alle politiche dissennate sostenute soprattutto dai comunisti, che alzano il livello complessivo della spesa a 24 miliardi di euro, senza toccare i gangli vitali del sistema-Paese. Ma poi, come ha dimostrato tutta la vicenda del protocollo sul welfare, ancora una volta si reagisce alle contraddizioni della globalizzazione come se un singolo Paese fosse in grado di riaprire i giochi dell'economia, come se con un governo che tassa, spende e spande e infine redistribuisce, sì, ma agli amici ed agli amici degli amici (a cominciare dalle banche), fosse possibile affrontare il passaggio cruciale della riforma del mercato del lavoro. Il che comporterebbe andare oltre la legge Biagi, mantenendone, anzi irrobustendone l'impianto di base. Con adeguate implementazioni sul piano delle regole e della normativa di applicazione delle stesse. Quando Rifondazione e i Comunisti Italiani lamentano l'eccessiva presenza della Confindustria nel quadro degli accordi con Prodi, fingono di non sapere - e ciò serve loro per riscaldare la loro base e tenersela buona per future rilegittimazioni - che essi stanno parlando non di un potere forte, ma di un altro apparato ideologico di Stato, composto da decine di migliaia di piccole e medie imprese assolutamente non rappresentate e con un deciso carico di collusione nei confronti della politica. Cioè di quella stessa maggioranza che ieri ha proposto il referendum ai lavoratori, poi ha finto di trarre le conseguenze dell'esito positivo a favore del protocollo sul welfare, infine ha rimescolato le carte, non sapendo neppure su quale dei quattro testi discussi alla Camera dovesse porre la fiducia. Un caso di azione governativa talmente disastroso da diventare quasi un caso di studio per i politologi. Se poi aggiungiamo che detta fiducia è stata posta su un testo che vedeva contraria una parte della maggioranza, giungiamo al rompicapo logico. E ovviamente politico: maggioranza versus maggioranza e tutti insieme al comando di un sistema di potere. Intanto Prodi, per consolidare i suoi assetti interni di comando, otterrà nel 2008 - secondo le previsioni stilate in un dossier dell'ufficio studi della Camera preparato per la Commisione Affari costituzionali guidata da Luciano Violante - qualcosa come 172,8 milioni di euro come dotazione di Palazzo Chigi. Un incremento, per l'anno a venire, di oltre 26 punti percentuali in più rispetto al corrente anno. Ben più di qualsiasi bilancio in dotazione a Palazzo Chigi durante i cinque anni di governo Berlusconi. In un momento economicamente delicato come questo. Il messaggio mi pare chiaro: il centro di gravità permanente resto io. In questo contesto magmatico che favorisce le rendite parassitarie, l'azzeramento delle possibilità da parte dei giovani con un contratto a tempo determinato - vale a dire quei giovani a cui i comunisti spagnoli vogliono regalare 60 euro di libri e che vogliono mostrare come cavie del sistema capitalistico naturalmente brutto, porco e cattivo - di avere, tra trent'anni e anche qualcosa di più, una pensione con un regolare sistema contributivo, i comunisti fanno la fine dei reggicoda della reazione, le mosche cocchiere delle corporazioni e dei pretoriani della conservazione dello status quo. La strada, l'unica vera ed efficace, è quella di lavorare sul capitale umano, formandolo ed investendo su di esso. Non bastano i 700 milioni di ammortizzatori sociali. Ci vuole lo scatto in avanti dell'investimento progressivo sulle risorse del lavoro umano. E' questa la strada indicata dalla Biagi ed è la stessa strada della Germania ed oggi della Francia, una via maestra che ha determinato il primato economico europeo del Regno Unito nei tre mandati del governo di Tony Blair. Investire sul capitale umano con ingenti risorse, considerando ciò un elemento strutturale del welfare to work, non regalare libri e pacche sulle spalle ai giovani «precari». Spagnoli e italiani.
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Ragionpolitica, periodico on line n.240 del 26/11/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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