RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Dove ci porterà D'Alema?

di Anna Bono - 1 dicembre 2007

Si capiscono tante cose di un governo quando un suo ministro - ad esempio, quello italiano degli Affari Esteri, Massimo D'Alema - afferma che un'iniziativa «è già un successo in sé», anche se non produrrà risultati. L'evento in oggetto è la Conferenza Internazionale sul Medioriente svoltasi ad Annapolis, Usa, il 27 novembre e qualche risultato invece l'ha ottenuto: una firma, degli impegni, l'avvio di un negoziato, nuove minacce, la collera di chi vuole annientare Israele e adesso affila le armi. Ma non è questo il punto.

Dalla politica estera del proprio governo un popolo esige strategie forti e tattiche coerenti con un programma volto a tutelare e promuovere al meglio gli interessi, la sicurezza e l'immagine del paese. Considerare un successo una conferenza, anche se sarà inutile, è davvero troppo poco, tanto più quando si tratta di una questione, come quella mediorientale, di rilevanza cruciale per il futuro del pianeta e nella quale, per la nostra posizione geografica, siamo così direttamente coinvolti. A maggior ragione questo vale se si tiene conto del ruolo internazionale dell'Italia.

Il nostro Paese attualmente è uno dei 10 membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e lo sarà anche nel 2008. Con tutti i limiti che ben conosciamo, tuttavia questo organismo ha compiti e responsabilità importanti e per due anni l'Italia li condivide e ne è gravata. Il meglio della diplomazia italiana al Palazzo di Vetro finora è stata la battaglia per la moratoria della pena di morte che, in sostanza, e malgrado l'esultanza per il successo dell'iniziativa presso l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, lascia le cose esattamente come erano. Decine di paesi firmano continuamente protocolli, documenti, dichiarazioni e piani d'azione - contro le mutilazioni genitali femminili, i bambini soldato, la tortura, le mine antiuomo - e poi neanche pensano ad applicarne il contenuto, avvantaggiandosi però dei diritti e dello status riconosciuti alle nazioni classificate come democratiche.

Inoltre l'Italia sta per diventare il primo stato dell'Unione Europea ad avere un rappresentante diplomatico permanente presso la Lega Araba, l'organizzazione con sede al Cairo, Egitto, nata nel 1945 con funzioni di coordinamento in ambito economico, politico e sociale dei suoi 22 componenti. L'accordo è stato raggiunto alla fine di ottobre. L'incarico di «formal liason officer» è stato affidato all'ambasciatore italiano al Cairo, Claudio Pacifico, che avrà il compito di rappresentare gli interessi italiani nel mondo arabo, ma anche di curare gli affari degli altri paesi comunitari. Il memorandum firmato il 31 ottobre dal Direttore generale per il Mediterraneo e il Medio Oriente del Ministero degli affari esteri, Cesare Maria Ragaglini, e dal capo gabinetto del Segretario Generale della Lega Araba, Hisham Yusef, prevede attività di stretta cooperazione a livello politico, economico, scientifico e mediatico e una fitta agenda di incontri e di summit. Verrà ufficializzato entro la fine dell'anno in occasione della visita a Roma del Segretario Generale della Lega, Amr Moussa. Nel presentarlo alla stampa, Ragaglini si è detto «particolarmente orgoglioso del memorandum che testimonia gli stretti rapporti con la Lega Araba e il mondo arabo» e ha spiegato che il nuovo accordo rappresenta un «momento fondamentale della strategia di approfondimento lanciata dal governo italiano sia nell'ambito della partnership con l'Egitto sia nei confronti del mondo arabo nella sua interezza». Da parte sua, Yussef ha apprezzato la strategia di approfondimento lanciata dal governo italiano nei confronti del mondo arabo: l'Italia negli anni «ha sempre dimostrato amicizia nei confronti degli arabi - ha ricordato - questo atto è la formalizzazione di un ruolo che Roma già aveva e che adesso vogliamo rendere ancora più importante».

Rafforzare i già stretti legami con il mondo arabo, intensificare la partnership con esso ed esserne considerato amico di lunga data: forse non è questo che il popolo italiano vuole dalla Farnesina, non mentre è in corso un conflitto mondiale che sono stati proprio i paesi arabo islamici, in prima fila proprio quelli della Lega, a scatenare, dichiarando guerra all'Occidente nel 2001. Il primo atto di questa guerra è stato il documento presentato il 31 agosto di quell'anno alla Conferenza mondiale delle Nazioni Unite contro il razzismo svoltasi a Durban (Sud Africa) che chiedeva ai governi convenuti di dichiarare Europa, Stati Uniti e Israele rei di razzismo e crimini contro l'umanità: gli Stati Uniti e Israele hanno lasciato la conferenza e gli altri stati occidentali hanno rifiutato di firmare. Subito dopo ci sono stati gli attentati dell'11 settembre. In tale contesto storico, una rappresentanza diplomatica italiana presso la Lega Araba sarebbe cosa utile se il nostro Paese fosse saldamente ancorato all'Occidente e si assumesse il compito di farsi portavoce degli interessi e dei valori della civiltà alla quale appartiene. Data la composizione dell'attuale governo, il condizionale è d'obbligo: nessun italiano di buon senso avrebbe mai voluto vedere un ministro della Repubblica a braccetto con un Hezbollah. Massimo D'Alema lo ha fatto, a Beirut, nell'estate del 2006 .

! Anna Bono
Gli ultimi commenti
  • D'Alema? - di lele - 2 dicembre 2007 20:02
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.240 del 26/11/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata