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Le vite degli altridi Francesco Natale - 1 dicembre 2007 Berlino Est, 1984. Dietro alla patina di apparente normalità che ammanta il (forse) meno infelice dei Paesi facenti parte del «blocco sovietico», ovvero la DDR, si cela, onnipresente, il moloch della STASI, la temutissima polizia politica, guardiano inflessibile del regime. Con oltre 200.000 effettivi e altrettanti informatori e collaboratori esterni la STASI si insinua, ineluttabile, nella vita di tutti i cittadini della Repubblica. Non esiste privacy in Germania Est: la corrispondenza viene sistematicamente aperta e controllata, le case di numerosi cittadini sono tappezzate di microspie, le telefonate regolarmente intercettate. L'accusa di attività sovversiva o di collaborazionismo pende come la spada di Damocle potenzialmente sul capo di ogni cittadino. Tutti sanno. Fingono di ignorare. Sperano che non tocchi mai a loro. Pochi idealisti ancora si illudono che esistano luoghi non sorvegliati al di fuori del proprio foro interiore, della propria coscienza. Quelli più realisticamente rassegnati pensano che neppure le stanze dell'anima siano completamente esenti dall'inflessibile controllo della STASI. Tanti non ce la fanno: si tolgono la vita. La DDR, infatti, vantava il tristissimo primato di essere la seconda Nazione al mondo per numero di suicidi, superata solo dalla Bulgaria. Medaglia di bronzo alla ex Unione Sovietica... E' in questo contesto allucinante, disumanamente dicotomico, diviso tra la superficie fatta di quotidianità quasi occidentale e abissi tartarici di stupro psicologico e vessazione sistematica, che si sviluppa la vicenda magistralmente narrata dal regista Florian Henckel von Donnersmark. Georg Dreyman è un apprezzato drammaturgo la cui compagna, Christa-Maria Sieland, subisce una forzosa relazione «extra-moenia» col ministro della Cultura, in parte per proteggere il proprio compagno, in parte per proteggere la propria brillante carriera di attrice. Il ministro, desiderando in via eslclusiva Christa, decide di rimuovere l'ostacolo rappresentato da Dreyman. Lo strumento più efficace al riguardo è, ovviamente, la STASI. La vita dei due conviventi viene così posta sotto rigidissimo controllo, poiché - questo è il perverso assioma - uno che fa il drammaturgo, peraltro apprezzato sia dai vertici del partito in patria che dalla critica internazionale, sicuramente commetterà qualche imperdonabile errore o celerà qualche scheletro nell'armadio. Un ufficiale della STASI, nome in codice HGW XX/7, si occupa in prima persona della sorveglianza. HGW XX/7 è un funzionario inflessibile, fermo nei suoi principi, sinceramente convinto di agire per il bene del proprio Paese ed esperto nelle procedure operative e inquisitorie della STASI. Affronta il proprio nuovo compito con tutta la solerzia e la puntigliosità che gli sono state conculcate in anni di addestramento prima e di esperienza sul campo poi. Ma quando si accorge che egli non sta in realtà lavorando per difendere la DDR da un pericoloso sovversivo, bensì per favorire il capriccio di un potente, qualcosa in lui si rompe. Inizia una progressiva mutazione in HGW XX/7, che lo porterà ad interferire attivamente nella procedura di sorveglianza cambiando così il corso degli eventi. Purtroppo non riuscii a vedere al cinema questo capolavoro, vincitore del Premio Oscar come miglior film in lingua straniera oltre che del David di Donatello 2007, ma, grazie alla recente pubblicazione in DVD, sono riuscito a colmare questa imperdonabile lacuna. Al di là del contenuto, davvero toccante e perturbante, il film risulta molto ben realizzato, anche grazie all'ottima prestazione degli attori, in particolare Ulrich Muhe (spentosi purtroppo il 22 luglio scorso) nel ruolo di HGW XX/7. Il regista riesce a trasmettere in maniera perfetta il senso di straniamento che caratterizzava la vita dei tedeschi dell'Est. Metaforicamente possiamo immaginarceli come tante pecore chiuse in un recinto all'apparenza sicuro, all'interno del quale vengono periodicamente introdotti branchi di lupi affamati. Nessuna pecora sa quando e come questo accadrà, ma tutte sanno che o prima o poi succederà. E questo pensiero le accompagna costantemente, in ogni gesto della loro quotidianità, coniugato ad un'unica, straziante, preghiera: «Dio, fa che non tocchi a me».
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Ragionpolitica, periodico on line n.240 del 26/11/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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