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Da New York a Roma, un Natale «ecologicamente» sostenibiledi Anna Bono - 15 dicembre 2007 A Roma quest'anno il Natale è all'insegna della tutela dell'ambiente: e si vede dal minor sfavillio di luci. Non così a New York dove le luci non mancano mai. Ma anche lì la passione ambientalista ha colpito. L'illuminazione dell'albero di Natale del Rockfeller Center infatti è stata realizzata con 30.000 lampadine a LED che, a parità di prestazioni, consumano un terzo di quelle normalmente usate per gli addobbi natalizi. Sembra che, grazie a questo accorgimento, il consumo quotidiano di corrente elettrica dell'albero sia sceso da 3.510 chilowattora a 1.297. Inoltre al 45° piano di uno dei grattacieli del Rockfeller Center è stato inaugurato un impianto fotovoltaico composto da 365 pannelli, il più grande di Manhattan, e quindi l'albero è illuminato con energia pulita. Sperando che sia un Natale di sole, se no il fotovoltaico non funziona, resta il fatto che il danno ambientale, a voler essere rigorosi, c'è comunque stato: per festeggiare si è sacrificato un abete norvegese che, come ogni anno, è stato scelto tra esemplari di almeno 20 metri d'altezza e 10 di ampiezza e dunque vecchi non meno di 80 anni. Il primato dell'oltraggio ambientale pare però che se lo sia aggiudicato il Vaticano, con un abete di 140 anni, alto 26 metri e del peso di tre tonnellate, per giunta trasportato dalla lontana Val Badia, Trentino Alto Adige, con ingente inquinamento atmosferico e superfluo spreco di risorse energetiche. Il Verde Alessandro Ronchi, facendosi portavoce delle preoccupazioni ambientaliste, ha così commentato sul suo sito web: «era necessario tagliare e trasportare dalla Val Badia un albero sanissimo che aveva resistito a 140 anni di deforestazione dell'uomo? Questo scempio non si giustifica con la tradizione, l'albero di Natale in Piazza S.Pietro c'è da circa 25 anni e non ha nessun legame con la religione Cattolica. Per lo spettacolo e i turisti, perché di questo stiamo chiaramente parlando, si poteva allestire il più grande Presepe vivente del mondo, i volontari disposti a darsi il cambio di certo non mancherebbero e il legame con la Bibbia e i suoi contenuti sarebbe stato più evidente». Qui sta il punto critico dell'argomentazione di Ronchi. Accade sempre più spesso ai militanti ambientalisti che le battaglie in difesa dell'ecosistema si scontrino con le priorità di una parte dei loro alleati no global. In questo caso si tratta di non offendere le altre culture. In Italia ormai decine di scuole non allestiscono più il Presepio e sostituiscono Gesù con personaggi «multiculturali» nei canti di Natale delle recite scolastiche. Difatti sempre più spesso è Babbo Natale, non più Gesù Bambino, a portare i doni e a depositarli sotto l'albero. Come non pensare alla terribile scorrettezza politica di un Presepio vivente, addirittura il più grande del mondo, seppure in Vaticano e non su territorio nazionale? Questo a parte, si capisce che non è giusto criticare sempre chi cerca di risparmiare energia e, allora, ben vengano i LED a Manhattan. Ma il fatto è che gli ecocatastrofisti sono incontentabili. Per fare un esempio, il sito web «Article Garden» tra le sue raccomandazioni per un stile di vita sostenibile suggerisce di riciclicare da un anno all'altro fiocchi e carte dei regali ricevuti (nei soli Stati Uniti, Natale produce 300.000 tonnellate di rifiuti), di scegliere come doni prodotti realizzati vicino a casa per evitare lunghi trasporti (in questo scontrandosi inevitabilmente con i sostenitori del Commercio equo e solidale che propone solo articoli provenienti dall'altro capo del mondo), e di assicurarsi che siano oggetti realizzati nel rispetto della natura: meglio ancora, di sostituire gli oggetti con tessere di associazione a organizzazioni ambientaliste. Persino sulla punta dell'albero si deve risparmiare, scegliendola piccolina, ed è in commercio un albero sostitutivo di quelli veri fatto con materiale di recupero e venduto in semplice confezione, studiato nei minimi dettagli per garantire l'impatto ambientale più basso possibile: l'80% in meno rispetto agli alberi tradizionali. Senza queste precauzioni ogni Natale avvicina il punto di non ritorno superato il quale la catastrofe ambientale sarà inevitabile. Se le poche luci di Roma, i LED del Rockfeller Center e le carte da regalo riciclate del Natale 2007 rallenteranno di un giorno, una settimana o un mese il processo di global warming - però ancora da dimostrare così come è da dimostrare che sia di origine antropica - allora come non pensare con rammarico all'enorme contributo appena dato al surriscaldamento del pianeta, e proprio alla vigilia di Natale, dalla XIII Conferenza internazionale sul clima organizzata dalla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite? I numeri parlano chiaro. Il summit ha costretto 10.000 persone provenienti da ogni angolo della Terra a riunirsi a Bali, Indonesia, per 11 giorni e quasi tutte queste persone per andarci e poi per tornare a casa hanno usato l'aereo che, come spiegano gli stessi ambientalisti, è il peggiore dei mezzi di trasporto per la quantità di carburante che spreca (40 volte più di una nave) e per il fatto di contaminare di anidride carbonica direttamente l'alta atmosfera.
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Ragionpolitica, periodico on line n.242 del 11/12/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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