RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Scalfari, il Papa e il berlusconismo «amorale»

di Antonio Iannaccone - 20 dicembre 2007

Così si concludeva, lunedì scorso durante la trasmissione Otto e mezzo, il lungo intervento di Eugenio Scalfari a difesa della società italiana contro le invadenze della Chiesa cattolica: «Il vero problema italiano degli ultimi anni, che la Chiesa non ha visto, non coincide tanto con le questioni eticamente sensibili, ma è la vera e propria "amoralità" introdotta da Berlusconi». Un epilogo che, nelle intenzioni del laico fondatore della laicissima Repubblica, voleva essere quanto di più critico nei riguardi della Chiesa stessa (oltre che del «berlusconismo», ovviamente). Sembra dire Scalfari agli ecclesiastici: «Ma come, vi preoccupate di centellinare aspetti microscopici come l'invisibile vita di un embrione di uomo e poi perdete di vista l'intera società italiana, la quale sembra dar fiducia a un personaggio, Berlusconi, che senza pudore non parla mai di "etica pubblica" o di "giustizia sociale" o di "mani pulite", ma sempre e solo di una libertà in qualche modo "amorale", appunto, cioè che non vuole essere definita a partire da un'etica?».

Ebbene, forse l'illustre giornalista sarebbe sorpreso di trovare nell'ultima enciclica di Papa Benedetto XVI proprio una conferma di quanto lui stesso ha rinfacciato come critica alla Chiesa. Se il Papa laico Eugenio lamentava una scarsa attenzione verso la "morale pubblica" da parte della Chiesa, Papa Joseph risponde, paradossalmente, che questa «distrazione» è in certo senso voluta, anzi, di più, che occorre guardarsi in modo speciale proprio da quel «moralismo» che è stato il grimaldello con cui ideologie sanguinarie e dispotiche sono penetrate nel mondo. Scrive Papa Benedetto: «L'ateismo del XIX e del XX secolo è, secondo le sue radici e la sua finalità, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale... E' in nome della morale che bisogna contestare questo Dio. Poiché non c'è un Dio che crea giustizia, sembra che l'uomo stesso sia chiamato a stabilire la giustizia... Un mondo che si deve creare da sé la sua giustizia è un mondo senza speranza... Nessuno e niente garantisce che il cinismo del potere - sotto qualunque accattivante rivestimento ideologico si presenti - non continui a spadroneggiare nel mondo» (Enciclica Spe salvi, §42).

Vi è quindi una curiosa e interessante «coincidenza» tra la preoccupazione di Benedetto XVI verso il moralismo così inteso e la spinta emozionale dell'imprenditore politico Berlusconi verso la libertà, e consiste proprio in questa critica alla morale come dominio, ovvero come chiusura dell'io nella gabbia della giustizia definita dal potere. In definitiva il Papa, indicando la speranza come tensione verso una giustizia che non sia legittimata da se stessa, rende proprio ragione alla paura di Scalfari verso il fenomeno Berlusconi. In quest'ottica, il Cavaliere è colui che vive implicitamente questa speranza, interpretandola concretamente come libertà che va verso la giustizia e che non è definita da quest'ultima. E, in tal modo, rompe dall'interno quell'egemonia culturale italiana, di cui Scalfari è oggi punto di riferimento riconosciuto, che può essere definita proprio come educazione del popolo a vivere secondo la giustizia definita dalla classe intellettuale dominante.

La Chiesa, insomma - e con essa la società italiana che non le è nemica a priori - sta prendendo sempre più coscienza che al more, cioè al comportamento, alla morale appunto, manca qualcosa, manca il «perché» che dia respiro, senso, profondità alla ricerca umana, ovvero manca una vocale che cambia tutto: il fatto di trovare in un'esperienza imprevedibile, in un «altrove resosi presente», la certezza che esiste un «a-more» in grado di rispondere a quest'ansia di libertà. In questo senso, il Popolo della Libertà può ben rivendicare quello che vorrebbe essere uno sprezzante aggettivo, «amorale», come critica al moralismo, ma soprattutto come segno distintivo di una tensione verso quell'Amore che, solo, giustifica l'etica e il cammino dell'uomo nella storia.

! Antonio Iannaccone
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.243 del 18/12/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata