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Rodney Stark Ascesa e affermazione del cristianesimoCome un movimento oscuro e marginale è diventato in pochi secoli la religione dominante dell'Occidenterecensione di Mario Secomandi - 22 dicembre 2007 Il cristianesimo conobbe nei primi secoli un intenso ed impetuoso sviluppo, alla stregua di un movimento di vera e propria «rivitalizzazione», nel contesto di un impero romano in preda al caos culturale, alla decadenza morale e sociale ed al declino politico. Il cristianesimo «primitivo» riuscì a sopravanzare il giudaismo ponendo le basi di una nuova cultura e civiltà più aperta, cosmopolita ed universale, contribuendo alla nascita di un nuovo codice etico-sociale e di una nuova moralità fondata sulla libertà, l'amore, la misericordia, la pietà e la carità. Esso seppe offrire una fede vigorosa e coinvolgente ma anche garantire un buon grado di continuità culturale col mondo greco-romano. Il cristianesimo delle origini riuscì ad evangelizzare gran parte degli ebrei del mondo ellenistico e quelli della diaspora, fuoriusciti dal «ghetto» etnico e dall'enclave legislativa. San Paolo e molti primi missionari erano fra questi. Benché le autorità ebraiche di Gerusalemme bollassero Gesù a guisa di «capo di un movimento settario interno al giudaismo» e i cristiani come «eretici fuori dai confini della comunità religiosa». Apparso agli albori come movimento religioso «deviante», il cristianesimo si manifestò effettivamente come un'alternativa per certi aspetti «rivoluzionaria» alle norme religiose dominanti. I valori cristiani poi si tradussero anche in «reti di legame sociale». A dispetto delle teorie ideologiche ispirate al marxismo, il cristianesimo «primitivo» non assunse i connotati di un movimento politico «proletario» teso al mero riscatto di natura sociale e materiale dei più poveri, diseredati, oppressi e schiavi soggiogati da Roma, in opposizione ai «ricchi». Esso costituì certamente una reale opportunità di speranza, rinnovamento e benessere per i più disagiati, ma attirò innanzitutto l'attenzione dei ceti più ambiziosi e dinamici dei centri urbani più importanti, e fu presente ed influente anche nell'ambito della nobiltà senatoria e nella corte degli imperatori della capitale. E comunque riuscì a mitigare le tensioni e ad attenuare il divario tra le classi sociali, proclamando un'uguaglianza di tutti, in termini di dignità, di fronte a Dio. Il cristianesimo divenne la religione dominante della civiltà occidentale anche grazie alla sua capacità di porsi come la migliore concreta soluzione valoriale ed insieme socio-politica per far fronte con successo ai più svariati problemi e crisi che attanagliavano le città dell'impero. Il cristianesimo ha fornito al popolo la linfa per dar vita a comunità politiche coese a fronte del precedente disordine e disorganizzazione sociale (derivanti da rivolte, carestie, calamità naturali ed attacchi dall'esterno), offrendo efficaci servizi volontari di solidarietà sociale prima ed oltre l'apparato statale. Nelle ondate di epidemie e pestilenze di vaiolo e morbillo - vere e proprie catastrofi demografiche - mentre i pagani abbandonavano i malati, i cristiani li curavano e qualche volta li guarivano, anche ove si trattasse dei medesimi pagani, molti dei quali perciò si convertirono. Il cristianesimo acquistò inoltre fascino ed attrattiva per il fatto che in esso le donne acquisivano uno status certamente superiore a quello che avevano nel mondo greco-romano. Una visione a favore della natalità e che fa perno sulla famiglia ha consentito poi di combattere le pregresse usanze pagane come aborti ed infanticidi e ad un tempo di invertire in positivo il trend demografico. Ma è stato il martirio di tanti cristiani l'arma che ha permesso di assestare un colpo micidiale al paganesimo greco-romano. Attraverso la tortura ed i supplizi (dal rogo alla crocifissione a testa in giù passando per il taglio della lingua fino all'essere sbranati dalle belve nell'arena), alcuni governatori s'illudevano di condurre i cristiani all'abiura. Ben lungi dall'essere espressione di «nevrosi psicopatologica» o «masochismo irrazionale», il martirio è, per converso, la testimonianza più alta della fede nella beatitudine eterna e nella purificazione dell'anima così come della capacità razionale di amare davvero per il tramite del sacrificio, ciò che fu seme per la formazione e crescita di molti altri nuovi cristiani e stupore (ed infine conversione) anche per non pochi pagani.
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Ragionpolitica, periodico on line n.243 del 18/12/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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