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Lavoratori senza rappresentanza

di Francesco Pasquali - 29 dicembre 2007

La legge Biagi, indiscutibilmente, continua a dare buoni risultati, contribuendo all'aumento del tasso di occupazione. Nel terzo trimestre 2007, secondo i dati diffusi dall'Istituto di statistica, il numero di occupati è risultato pari a 23.417 unità, l'1,8% in più (+416.000) rispetto al 2006. Un significativo contributo all'aumento del numero di occupati è stato nuovamente fornito dalla componente straniera (+201.000). E' confermata la tendenza alla permanenza al lavoro degli occupati con almeno 50 anni di età e con contratto a tempo indeterminato (+118.000). Rispetto al secondo trimestre 2007, l'occupazione nell'insieme del territorio nazionale ha registrato un incremento dello 0,6%. Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni si è portato dal 58,4% del terzo trimestre 2006 all'attuale 59,1%. Tre quarti della crescita dell'occupazione riguarda il Nord (149.000 unità in più), nel Centro (+0,2%) la dinamica dell'occupazione risulta più contenuta(+193.000 unità), mentre il Mezzogiorno segna il livello più basso (+74.000 unità).

La maggior parte della nuova occupazione è stata possibile grazie al boom del part time: a fronte di 117.000 nuovi occupati a tempo pieno, l'occupazione part time ha registrato 300.000 unità in più (+10,2%). I lavoratori dipendenti in più sono stati 333.000 (221.000 permanenti e 112.000 a termine) mentre gli indipendenti sono cresciuti di 83.000 unità. Nel complesso i lavoratori a tempo parziale sono 3.223.000, 2.471.000 dei quali dipendenti. Sul totale degli occupati i dipendenti part time hanno raggiunto il 14,3%. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6% (-0,4 punti rispetto al terzo trimestre 2006) a quota 1.401.000 di senza lavoro. Per la disoccupazione si tratta del diciottesimo calo consecutivo dal secondo trimestre del 2003.

Sempre l'Istat, però, certifica altri dati rilevanti: tra i giovani, rispetto alla tendenza generale, c'è un rallentamento del tasso di occupazione; per circa il 50% dei dipendenti il contratto è scaduto da oltre un anno e gli aumenti delle retribuzioni contrattuali sono inferiori al tasso di inflazione (2% rispetto al 2,4%). Se a questo aggiungiamo i numerosi casi di infortuni, tragicamente diffusi tra i giovani, è davvero difficile comprendere la rinuncia, da parte del sindacato, ad utilizzare lo strumento dello sciopero. Le ore di sciopero sono infatti diminuite (-56%) in modo direttamente proporzionale rispetto al peggioramento delle condizioni lavorative. La contrazione dell'occupazione giovanile è riconducibile all'aumento contributivo previsto dal protocollo sul welfare e alla guerra ideologica alla flessibilità ingaggiata dalla sinistra. Siamo di fronte ad una fotografia della condizione dei lavoratori che impone una riflessione seria e pacata sulla rappresentanza dei lavoratori stessi. Un sindacato inginocchiato e al servizio della politica non fa il suo mestiere: non tutela i lavoratori. Oggi più che mai serve un sindacato dalle «mani libere», capace di confrontarsi a testa alta con il governo e in grado di trovare soluzioni che assicurino la dignità a chi lavora.

! Francesco Pasquali
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