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Parola d'ordine: «Va tutto bene!»

di Emanuela Melchiorre - 3 gennaio 2008

Chiunque abbia visto il noto film di Mathieu Kassovitz «L'odio», ricorderà la storia di quell'uomo che per disgrazia cade da un piano molto alto di un grattacielo ed è, quindi, destinato a schiantarsi al suolo senza alcuna salvezza. Quest'uomo però, per non morire di infarto prima dello schianto, ad ogni piano che supera e che lo separa da una fine certa, dice a se stesso «Fin qui tutto bene! Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio». La fine di un anno è sempre un'occasione per fare un bilancio di quanto sia successo e di quanto si sarebbe potuto fare per raggiungere migliori risultati. Non è incoraggiante constatare che anche per l'Italia, come per lo sfortunato protagonista del film di Kassovitz, l'espressione più ricorrente sia «Va tutto bene!» mentre, a ogni mese che passa, lo schianto sembra più vicino.

Fatti internazionali di crisi economica e di cronaca nera hanno segnato l'anno appena trascorso. Nel mese di agosto la crisi del mercato immobiliare americano e l'effetto «eco» delle cartolarizzazioni hanno fatto registrare cali delle borse di tutto il mondo, bruciato enormi risorse finanziarie, richiesto gli interventi urgenti di immissione di liquidità da parte delle maggiori banche centrali. Gli effetti economici sono ancora in atto e saranno più evidenti nell'anno appena iniziato.

In Pakistan è stata assassinata Benazir Bhutto, leader dell'opposizione all'attuale governo militare. Il Paese è nel caos e ciò ha segnato l'inizio di una crisi del centro Asia che sembra destinata a volgere al peggio, con conseguenze prevedibilmente negative anche per l'Europa. Le borse di tutto il mondo hanno reagito anche a questo evento sfavorevolmente, il prezzo del petrolio è salito, superando i 96 $ al barile, mentre le bollette di gas e luce cresceranno in Italia rispettivamente del 3,4 e del 3,8%. Nonostante tutto, qualcuno sostiene che fin qui «Va tutto bene!».

Il Fmi (Fondo Monetario Internazionale) ha criticato la Finanziaria 2008 del governo Prodi, definendola per metà aderente alle politiche della legislatura precedente, quella del governo Berlusconi, e per la restante parte «priva di ogni coraggio». In seguito, probabilmente per non urtare l'esecutivo italiano, ha ritrattato le sue affermazioni. Ma fin qui «Va tutto bene!».

Le stime di crescita dell'economia italiana per il 2008, secondo il Csc (Centro Studi di Confindustria) sono dell'1% annuo, le grandi opere nel 2007 (per numero di bandi di gara) sono diminuite del 12% in media su tutto il territorio italiano rispetto al 2006, mentre al Sud il calo degli investimenti in infrastrutture è stato addirittura del 20,1%. Ma fin qui «Va tutto bene!».

Il New York Times definisce gli italiani, ammorbati da una economia priva di slanci, come un popolo triste, vecchio e senza aspirazioni per il futuro; il Rapporto Bnl-Einaudi del 20 dicembre 2007 afferma che una famiglia italiana su due non riesce a risparmiare, mentre secondo l'Isae (Istituto di Studi e Analisi Economica) l'indice di fiducia delle imprese ha toccato a dicembre il minimo degli ultimi due anni. Ma fin qui «Va tutto bene!».

Gli stipendi degli italiani sono oggi del 30-40% inferiori rispetto a quelli della Francia, della Germania e del Regno Unito, mentre secondo le più recenti stime della Banca d'Italia quasi la metà della popolazione giovanile italiana vive in questi anni un'esperienza lavorativa di precariato prolungato.

Le famiglie, per mantenere il proprio tenore di vita costante, dovranno spendere l'anno prossimo 1.700 euro in più rispetto al 2007 per via dei rincari che a gennaio riguarderanno molti beni e servizi essenziali, a cominciare dagli alimentari, per continuare con i trasporti e, come già detto, con le bollette energetiche. Il presidente del Consiglio promette l'abbattimento delle imposte per l'anno prossimo e il ministro dell'Economia lo smentisce categoricamente, poiché le risorse sono state impiegate per colmare le accresciute spese correnti della Pubblica Amministrazione, e ancora meno disponibili lo saranno per l'anno appena iniziato, date le deludenti previsioni di crescita del Pil. Ma fin qui ci viene ancora detto: «Va tutto bene!».

Questo tormentone che ascoltiamo ogni giorno dalla bocca di Prodi e dei suoi ministri, questo ritornello continuo secondo cui in Italia «va tutto bene» non fa altro che rafforzare la convinzione dei cittadini, compresi quelli che per questo governo avevano votato, che il momento dello schianto si stia sempre più avvicinando. Infatti, come diceva il protagonista del film che ha ispirato queste riflessioni, «il problema non è la caduta, ma l'atterraggio!». Ebbene, la domanda che si pone è se l'anno appena iniziato sarà un anno di ulteriori cadute o se invece si potrà giungere al rimedio più naturale in un Paese democratico: quello delle elezioni. Gli italiani hanno infatti in tutti i modi manifestato nel 2007 la loro insoddisfazione, specie ai gazebo di Forza Italia, e hanno affermato a chiare lettere che non nutrono più alcuna fiducia nell'attuale governo.

Emanuela Melchiorre

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