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Le scelte discutibili di Fioronidi Pietro De Leo - 3 gennaio 2008 Il ministro Fioroni ha deciso di rendere il voto dell'esame di maturità vincolante per l'accesso alle facoltà universitarie. In un altro sistema e in un altro contesto sarebbe un provvedimento giusto; hic et nunc, invece, appare come puro illusionismo a fini (neanche tanto) didattici. E' molto difficile, soprattutto dal punto di vista etico, contestare una decisione che per forza di cose avvantaggerà molti buoni elementi e molti buoni ingegni. Di sicuro, non lo faremmo se avvantaggiasse solo buoni elementi premiando i loro sforzi nei cinque anni di scuola superiore. Ma proprio perchè nessuno ormai si fida più degli insegnanti italiani, e soprattutto dei giudizi che danno, è giusto esprimere più di una perplessità. La qualità del nostro insegnamento è profondamente scarsa. Tanto più lo è l'attendibilità delle valutazioni, per redigere le quali non è detto che gli insegnanti si affidino a criteri scientifici ed obiettivi. A testimoniarlo ci sono le ripetute indagini europee, i centri di ricerca, i risultati di statistiche che danno i neo discepoli della culla del rinascimento poco inclini alle materie scientifiche e molto demotivati nell'apprendimento in generale; tutto questo è da imputare sia a molti governi incapaci di perseguire e difendere una visione che applichi anche alla scuola la cura del mercato sia ai molti docenti stanchi, privi di stimoli, sottopagati, che non hanno più nulla da dire. Che la scuola debba essere più «severa» non c'è dubbio, ma la severità non deve essere un alibi, ma un investimento serio su obiettivi di apprendimento da raggiungere e conseguente selezione per risolvere le lacune di chi non riesce a farlo. Se, fin qui, gran parte delle università non ha dato un peso particolarmente importante al voto di maturità, un motivo valido dovrà pur esserci. E non si può porre una «sanatoria» su questo con un atto che conferisce illusoria attenzione al merito degli studenti. I problemi circa i gap di apprendimento sono destinati a rimanere finchè l'attenzione non si sposterà sulla qualità delle competenze di chi siede in cattedra. A questo proposito, infatti, al di là dei roboanti annunci che Fioroni ha diffuso dall'inizio del suo mandato, di concreto è stato fatto ben poco, e sempre sotto la spada di Damocle dei sindacati, che sembrano essere il vero centro di gravità dell'azione governativa. Ancora una volta, quindi, la cenere viene nascosta sotto il tappeto, nella migliore inclinazione prodiana del tirare a campare finchè si può. In ambito di scuola, dunque, si conferma una tendenza purtroppo consolidata: manca un progetto di valorizzazione dei talenti, dall'inizio alla fine del percorso scolastico. Decidere che il voto di maturità rappresenti una medaglia di competenze appuntata sulla giacca è un'illusione propinata agli studenti e alle loro famiglie. L'ennesima, che comporterà un affondamento sempre maggiore del nostro sistema formativo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.245 del 3/1/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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