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numero 280
6 marzo 2008
 
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Le fragilità del fotovoltaico

di Carlo Cerofolini - 3 gennaio 2008

Riguardo alla pubblicità martellante che fa pressione sui cittadini affinché installino pannelli fotovoltaici per produrre elettricità, facendo capire che il FV è un'importante e pulita fonte di approvvigionamento energetico, oltre ad essere conveniente, siccome le cose non stanno per niente così, al fine di rimettere i puntini sulle i e riportare i piedi per terra è necessario fare alcune sintetiche osservazioni riguardo a questa tecnologia che è e deve rimanere di nicchia:

  1. Non contribuisce minimamente a risolvere i problemi energetici dell'Italia, in quanto - fra l'altro - la potenza nominale degli impianti fotovoltaici va divisa per 6 o addirittura per 9 (dipende dalla latitudine). Ed è proprio per questo che i 3 Giga Watt FV che si prevede di installare al 2016 al massimo corrispondono a 0,5 GW convenzionali, con però la grave limitazione di fornire un'energia (KWh) fluttuante e non in grado di soddisfare i picchi di domanda, dato che non sempre il sole splende;
  2. E' super costosa e con il conto energia operante per 20 anni (l'energia del FV viene rivenduta all'Enel e società simili a prezzo maggiorato ed il conto viene pagato da tutti noi) con l'installazione di 3 GW FV si compra 1 e si spende ben 66 in confronto all'energia nucleare, e comunque anche se i pannelli fotovoltaici fossero gratis (l'impianto FV verrebbe a costare circa la metà) ed il costo del combustibile nucleare raddoppiasse, si comprerebbe sempre 1 ma si spenderebbe 26 (!). A questo proposito va detto che installare al 2016 i 3 G W FV prima menzionati, costerà in 20 anni agli italiani, «grazie» al conto energia, 50 miliardi, cifra con cui si potrebbero costruire 20 centrali nucleari da 1 GW ognuna, che ci libererebbero per sempre da tutte le problematiche connesse all'energia, gas serra - con relative forti penali per impossibilità a rispettare il protocollo di Kyoto - e «ricatti» energetici compresi;
  3. Non porta - sorpresa - neppure significativi benefici per il contenimento dei gas serra, in quanto essendo - come detto - l'energia fornita dai pannelli fotovoltaici fluttuante, occorre avere centrali convenzionali di backup in stand-by sempre pronte a partire per non andare in black-out e questo determina sprechi di energia non indifferenti, che, oltre a far lievitare i costi, appunto riducono o annullano i risparmi dei gas serra dovuti al fotovoltaico stesso (cfr. qui). Detto comunque per inciso - anche senza considerare questo grave handicap - per ogni KWh erogato il FV «produce» mediamente 160 grammi di CO2 equivalenti mentre con il nucleare ci si ferma a 16 (ben 10 volte inferiore). Da quanto sopra, inoltre, si evince che l'energia elettrica prodotta con il FV è solo aggiuntiva e non sostitutiva e quindi non è possibile spengere neppure una centrale termoelettrica esistente. Il FV, in definitiva, serve solo a risparmiare (poco) combustibile, tant'è che nel mondo sono installati circa solo 5 GW FV, con contributo energetico insignificante da sottoprefisso telefonico internazionale.

Il fatto poi che ora Prodi annunci con sicumera che il 2008 sarà un anno «verde» (per le tasche di tanti italiani sicuramente), con tutti i tetti degli edifici pubblici ricoperti di pannelli fotovoltaici, non può che far aumentare il livello di allarme e portarlo in zona decisamente rossa. Dopo questa breve disamina sui «pregi» del FV è chiaro che la realtà non si cambia né con gli slogan né con le emozioni, e quindi è necessario «sporcarsi» le mani per uscire dal cul de sac energetico in cui l'Italia si è consapevolmente e colpevolmente rinchiusa - anche e soprattutto con la rinuncia al nucleare - ed uscire con chiari piani operativi per arrivare rapidamente a produrre elettricità abbondante, a basso prezzo e poco inquinante. Nel dettaglio:

Per l'immediato (entro 4 anni):

  • estendere l'uso del carbone «pulito» nelle centrali termoelettriche;
  • costruzione di nuove centrali termoelettriche a carbone «pulito»;
  • costruire i rigassificatori (pochi);
  • aumentare le importazioni di energia, specie da Paesi in cui si è proprietari o soci nelle centrali elettriche;
  • potenziare gli elettrodotti esistenti e costruirne di nuovi;
  • costruire centrali nucleari all'estero (ad esempio in Albania, che le vuole) e quindi da lì portare energia elettrica in Italia;
  • potenziare e sfruttare al meglio l'idroelettrico, che è sottoutilizzato al 30% anche minimizzando perdite negli acquedotti - perché, oltre tutto, si ha spreco di energia non trascurabile nel captare, potabilizzare e mettere in rete, colabrodo (perdite dal 30% all'80%), l'acqua potabile - e incentivando l'irrigazione goccia a goccia nell'agricoltura, dove i consumi di acqua sono sul totale circa del 70% (risparmi fino all'80% acqua, con raccolti maggiori dal 20% al 60%);
  • termoutilizzare i rifiuti urbani. Con il recupero d'energia dalla termoutilizzazione del 60% dei rifiuti è come avere a disposizione una centrale termoelettrica per la produzione di elettricità e calore della potenza di circa ben 0,8 GW con continuità dell'80%, senza poi considerare il risparmio aggiuntivo di miliardi e miliardi che si avrebbe evitando di smaltire i rifiuti in discarica o di esportarli (sic!) all'estero, come Napoli e la Campania, purtroppo, negativamente e da decenni insegnano.

Per il prossimo futuro (prima del 2015):

  • costruire almeno dieci centrali nucleari di terza generazione da 1 GW ciascuna - simile a quella che si sta costruendo in Finlandia - anche in Italia (il problema delle scorie nucleari è essenzialmente di natura politica non tecnica);
  • uso preponderante del carbone «pulito» nelle centrali termoelettriche;
  • uso del gas solo per rispondere a picchi di richiesta d'energia.

Se invece non ci atterremo a quanto sopra, l'avranno definitivamente vinta coloro i quali, attraverso regole ambientali dirigiste, il catastrofismo, la ascientificità delle loro tesi e l'applicazione distorta del principio di precauzione, vogliono far rientrare dalla finestra l'economia pianificata, la lotta di classe e l'anticapitalismo duro e puro, che dovunque sono stati e sono applicati hanno determinato e determinano solo povertà e perdita di libertà.

! Carlo Cerofolini
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