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Battaglia per la vitadi Vincenzo Merlo - 8 gennaio 2008 «La senatrice Binetti sta coprendo di vergogna e di ridicolo l'intera coalizione di governo. Ha una visione talebana della religione. Affermare di essere pronta a sottoscrivere la mozione di Forza Italia contro la 194, significa insultare tutte le donne». Non va per il sottile Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a Palazzo Madama, contro la collega della maggioranza Paola Binetti, pronta a votare, insieme ai (pochissimi, per la verità) teodem del Partito Democratico, la mozione del coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, che chiede l'istituzione di nuove linee guida per permettere un'applicazione integrale della legge 194. Analoghe reazioni si levano un po' da tutta la maggioranza di centrosinistra: «Si vuole trasformare l'Italia in uno Stato confessionale, fatto per noi inaccettabile» (Marco Rizzo del Pdci); «Gli ambienti più integralisti del cattolicesimo lanciano una campagna provocatoria e anacronistica contro la 194, che nulla ha a che fare con la salute del bambino e che si gioca tutta sulla pelle delle donne» (Graziella Mascia di Rifondazione comunista). Sul tema si è fatta immediatamente sentire il ministro della Salute, Livia Turco: «Sì al dibattito pubblico, ma nessuna modifica della legge 194» che, sottolinea il ministro in polemica con quanti ne auspicano una piena applicazione, «è una legge applicatissima». La nostra legge sull'interruzione volontaria di gravidanza, infatti, «ha fatto sì che dal 1982 ad oggi gli aborti si siano praticamente dimezzati riducendosi del 45% e sia stato cancellato l'aborto clandestino e la conseguente altissima mortalità materna». E pure per Marina Sereni, vicecapogruppo del Pd alla Camera, la legge 194 «è un'ottima legge»; la stessa Sereni auspica poi che «l'iniziativa a titolo personale dell'onorevole Bondi, che sa tanto di speculazione politica, resti assolutamente tale». Non era difficile prevedere, su un tema dirimente quale l'aborto, la levata di scudi della sinistra, a partire da quella estrema, con toni durissimi che arrivano a sfiorare l'invettiva. Di quegli strali oggi è vittima la senatrice Paola Binetti, «colpevole» di aver espresso, coerentemente con la sua fede, apprezzamento e sostegno alla mozione di Sandro Bondi: «Quella mozione - dice la Binetti - è un grande passo avanti nella direzione giusta, cioè la difesa della dignità della persona e del valore sacro della vita... La 194 è datata, ha trent'anni e per rivedere le linee guida della legge - puntualizza l'esponente del Pd - sono disponibile a dare il mio contributo alla formazione di una maggioranza trasversale». Va dato atto alla Binetti di un certo coraggio, anche se, all'interno del centrosinistra, la sua posizione appare quasi isolata, e quindi velleitaria. Una sorta di «vox clamantis in deserto», di «eccezione che conferma la regola». Già, perché è proprio la storia che ci dice questo. Contrapposta alla Chiesa ed ai valori cristiani, a partire dall'evento che inaugura la modernità (e cioè la Rivoluzione francese), la sinistra massimalista sembra, sotto il profilo dei valori etici, non cambiare mai. Pronta come un sol uomo a perorare la nobile (e condivisa) causa contro le esecuzioni capitali nel mondo («Nessuno tocchi Caino»), la sinistra italiana risulta invariabilmente più fredda, quando non apertamente ostile, alla difesa (altrettanto nobile e doverosa) di Abele. Il quale, evidentemente, non meriterebbe alcuna protezione. E' una contraddizione che Giuliano Ferrara ha messo a nudo, con la schiettezza, la passione e il rigore logico, laico e razionale che lo contraddistinguono. «Perchè - si è chiesto il direttore del Foglio - dopo la moratoria sulla pena di morte, non pensiamo ad un atto analogo verso l'embrione umano?». La riflessione, come dicevamo, afferisce ad una logica squisitamente razionale: se nessuno deve toccare Caino, correlativamente, ed anzi a maggior ragione, non deve essere fatto alcun male ad Abele. Alla presa di posizione di Ferrara aveva fatto eco quella del cardinale Camillo Ruini: «E' logico richiamare il tema dell'aborto e chiedere una moratoria quantomeno per stimolare, risvegliare le coscienze di tutti», perché si tratta «inevitabilmente della soppressione di un essere umano». Ruini richiamava la politica italiana ad «applicare integralmente la legge sull'aborto, in quelle parti che davvero possono essere in difesa della vita», aggiungendo che «forse, dopo 30 anni», la legge andava «aggiornata». Parole altrettanto chiare sarebbero arrivate, qualche giorno dopo, dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che in un'intervista al Corriere della Sera definiva «lodevole» la richiesta di moratoria dell'aborto, «perché rappresenta un chiaro e forte richiamo all'attenzione degli Stati circa la tutela e la promozione della vita umana, così come accaduto per la moratoria della pena di morte... L'iniziativa - proseguiva - è comunque l'occasione per mettere un vero impegno a tutti i livelli così da favorire l'applicazione puntuale di quelle parti della legge 194 che promuovono la vita del nascituro». Nella stessa intervista, infine, il cardinal Bagnasco non escludeva, alla luce dei progressi scientifici e tecnologici in materia di vita umana intercorsi negli ultimi anni, una possibile revisione della legge 194, invitando i legislatori a formulare leggi che sempre meglio «rispettino, difendano e promuovano la vita umana in tutte le sue forme e fasi». Condividiamo il pensiero di Ferrara, Ruini e Bagnasco. E lo facciamo non solo a dispetto della pressochè totalità della sinistra, ma anche a dispetto di qualche incerto esponente di centrodestra. A 30 anni dall'introduzione della legge 194, infatti, i numeri sono eloquenti: sono stati 4.800.000 gli aborti effettuati nelle strutture pubbliche del nostro Paese. Quattro milioni e ottocentomila embrioni umani, innocenti e indifesi, strappati alla vita e gettati nella spazzatura. Una cifra impressionante, che dovrebbe far riflettere tutti, non solo coloro che hanno il dono della fede. E' davvero un delitto di lesa maestà interrogarsi su come migliorare una legge che consente questa carneficina? Vincenzo Merlo |
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Ragionpolitica, periodico on line n.246 del 8/1/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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