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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il regista è Walter

di Andrea Camaiora - 10 gennaio 2008

Quer pasticciaccio brutto di via Merulana, quarto atto. Torniamo ad occuparci delle vicende teatrali romane dopo che le nostre anticipazioni, pubblicate da Ragionpolitica il 28 luglio scorso, si sono puntualmente avverate. All'epoca, ricostruendo la «cacciata» di Proietti dal teatro Brancaccio, spiegavamo come tutti i giri di valzer dei palcoscenici romani avessero dietro le quinte ''il più grande impresario teatrale d'Italia con i soldi nostri e i sostenitori suoi›› (la definizione è della Portavoce azzurra, Elisabetta Gardini), Walter Veltroni. Questi, infatti, attraverso uno dei suoi uomini più fidati, il presidente del Teatro di Roma Oberdan Forlenza, persegue da tempo un'operazione di centralismo democratico. Scrivevamo queste cose, appunto, oltre cinque mesi fa. Ci ha dunque confortato leggere il 5 gennaio sul Corriere, a firma Emilia Costantini, un dettagliato e chiarissimo articolo che fa il punto su quanto anticipato. Con una novità di non poco conto.

Proietti, lo stesso Proietti cacciato dal teatro Brancaccio e fatto approdare in poche settimane al Gran teatro di Tor di Quinto, è il nuovo consulente artistico del Teatro Stabile di Roma. In cosa consista la consulenza lo spiega lo stesso Proietti: ''Mi sono reso disponibile se posso essere utile in qualche maniera. Insomma da parte mia c'è la volontà a dare una mano, anche perché lo Stabile della capitale è molto cambiato››. Ha proprio ragione Proietti! Le novità ci sono eccome: intanto Giorgio Albertazzi, dopo sei anni di direzione artistica, ha lasciato il posto ad un direttore manager come Giovanna Marinelli, fino a ieri a capo del Dipartimento Cultura del Comune di Roma. Non basta: come da copione, oltre a mantenere il palcoscenico dell'Argentina e dell'India, il Teatro di Roma allarga la sua influenza ad altri tre spazi, vale a dire il Tor Bella Monaca (direttore Michele Placido), l'Ostia Lido e l'enfant Teatro Biblioteca Quarticciolo. Presto vedremo fare la medesima fine anche al teatro Valle (per ora gestito dall'Eti). Che cosa faccia il centro destra a Roma di fronte a tutto ciò è assai facile da descrivere: matematicamente si tratta di zero assoluto! Eppure Roma ha già visto verificarsi una situazione simile a questa, all'epoca del direttore Squarzina: vennero rastrellati spazi, puntualmente scomparsi successivamente. Evidentemente però manca la memoria.

Fatto sta che l'opposizione a Veltroni non soltanto si guarda bene dal promuovere alcun genere di iniziativa di spessore nel campo della cultura e dello spettacolo, così da rappresentare un'alternativa credibile all'egemonia dell'unico ex dirigente Pci mai stato comunista; il centro destra romano è persino incapace di denunciare l'azione del Sindaco di Roma (e leader del Pd!) evidenziandone limiti, contraddizioni, errori. Per non parlare delle proposte, assenti: prima di Natale solo l'attivissimo deputato pidista Andrea Colasio (ex Margherita), segretario della Commissione Cultura della Camera, assieme a Maurizio Costanzo (questa volta nella veste di presidente dell'associazione «Voglia di teatro», che riunisce 23 grandi palcoscenici italiani), ha presentato una proposta di legge per salvare i teatri privati dal fallimento. Inutile sottolineare che il silenzio del centro destra risulti addirittura imbarazzante! Resta da vedere quali mosse la corte di Re Walter giocherà prossimamente. Saremo vigili e attenti.

Andrea Camaiora

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