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L'ultima occasione per l'Occidente

di Anna Bono - 12 gennaio 2008

Almeno per un momento tutti dovrebbero prendere in seria considerazione il fatto che sia in corso una guerra mondiale che, volenti o nolenti, ci coinvolge. È questo che chiede ai suoi lettori Tony Blankley, editorialista del The Washington Times, autore di L'ultima chance dell'Occidente, pubblicato alla fine del 2007 dalla casa editrice Rubbettino. Nell'edizione americana il sottotitolo del libro è «Vinceremo lo scontro di civiltà?». In quella italiana Guglielmo Piombini, traduttore del testo, intitola la sua, come sempre ottima prefazione «Perché non perderemo lo scontro di civiltà», mostrando di aver ben recepito, e di condividere, il pensiero di Blankley che, negli otto capitoli di cui il saggio si compone, illustra una situazione indubbiamente allarmante, senza tuttavia perdere fiducia nella capacità di resistenza dell'Occidente e nella sua volontà di reagire e vincere.

La guerra di cui parla Blankley, naturalmente, è quella che le organizzazioni terroristiche jiadhiste nate all'interno dell'Islam hanno dichiarato alla civiltà occidentale, con l'obiettivo di distruggerla e rimpiazzarla ovunque con quella islamica. Sui tempi, sulla violenza e sull'esito di questa guerra avrà un ruolo determinante il modo in cui l'Europa affronterà la sfida: non pare esserci dubbio infatti che l'Islam integralista abbia individuato nel continente europeo un terreno di conquista e di battaglia nel quale ha già costruito roccaforti, trincee e arsenali, approfittando della debolezza con cui i suoi popoli e i suoi governi finora hanno risposto alle aggressioni.

Ammettere che è in atto una guerra che minaccia i nostri valori, i nostri interessi, la nostra stessa vita è il primo passo per predisporre una difesa e una controffensiva efficaci. Ma non basta. L'enorme problema che l'Europa e, in misura per fortuna minore, il resto dell'Occidente devono risolvere è la diffusione all'interno del mondo occidentale di ideologie che concorrono a crearne una rappresentazione del tutto negativa, sotto qualsiasi aspetto si voglia considerare - dai diritti universali dell'uomo al rapporto con la natura alla condizione della donna - tanto da ispirare odio e vergogna di appartenervi. Questo fa si che una parte non piccola degli abitanti del mondo libero, se riconosce lo stato di guerra, è convinta che la responsabilità del conflitto ricada sull'Occidente stesso che, colpevole di infinite ingiustizie e di tutte le pene che affliggono gli abitanti del pianeta, ha provocato la giusta collera dei «diseredati» che alla fine si è scatenata trovando armi, strumenti e leader nell'islam integralista. Quindi, ed è questo il peggio, secondo questa terribile prospettiva, per il bene di tutti, se di guerra si tratta, l'Occidente deve uscirne sconfitto, umiliato, ridotto all'impotenza. «L'Islam ha lanciato la sua sfida - scrive Blankley - e tocca a noi rispondere. (...) Dobbiamo prepararci a essere spietati e razionali come la Grande Generazione che sconfisse il fascismo». Per farlo dobbiamo ricuperare la fede combattiva che soltanto può derivare dalla convinzione di lottare per una nobile causa: «lo scontro con il terrorismo islamista è una guerra altrettanto giusta» e «abbiamo la stessa responsabilità di sconfiggere l'aggressione islamista che ebbero i nostri genitori e nonni di vincere la seconda guerra mondiale» scrive ancora Blankley.

Per quanto riguarda l'Europa, due sono gli scenari che si prospettano. Il primo è la Reconquista mediante il recupero della propria eredità culturale, il che comporta l'abbandono della mentalità materialista, relativista e postcristiana. Il secondo è la resa alla colonizzazione islamica che trasformerà il continente in Eurabia, un territorio islamizzato, progressivamente trasformato sotto ogni profilo: politico, sociale, economico, culturale e artistico. È indispensabile capire che, se si desse il secondo caso, a quel punto l'Europa non farebbe più parte dell'Occidente e dovrebbe affrontarne la forza militare ed economica stando oltre il limes che separa e difende questa civiltà dai suoi avversari, condividendone la sorte.

! Anna Bono
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