RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Una lectio magistralis di liberalismo

di Salvatore Sechi - 17 gennaio 2008

L'università che prima invita e poi costringe il vescovo di Roma a disertare una manifestazione programmata da tempo sintetizza bene che cosa è la scuola di Stato in Italia. Non un luogo di libero confronto e di convivenza tra diversi, ma una comunità monoteistica. I laici sono diventati a pieno titolo clericali. Nelle aule in cui insegniamo si celebra un'unica verità, quella dei comunisti (che diventa livida e oltraggiosa in questa fase di declino), e si officia un pluralismo di facciata. Questo rito incolore, prendendo di mira Benedetto XVI, è stato la cartina di tornasole degli officianti, a cominciare dal Rettore, professor Guarini. Dietro la bandiera del laicismo, chi si è opposto all'invito al papa ospita una forma di clericalismo esausto, passivo, che emana l'aroma della consunzione. Niente, nei volterriani che hanno sbarrato la porta all'ingresso del novello Bellarmino, ricorda l' intransigenza e la forza che nell'Ottocento aveva la massoneria, l'associazione clandestina alla quale la maggiore parte dei docenti, dei professionisti e degli uomini politici era iscritta.

L'anticlericalismo dei liberali aveva dalla sua la lotta implacabile contro il potere temporale della Chiesa. La mancata accettazione di questa spoliazione da parte dei cattolici ha creato un vero e proprio roveto ardente. Lo scontro tra cattoli e liberali negli anni si convertirà, come osservò A.C. Jemolo, in un eccesso di punture di spillo dei primi (i vincitori) contro i secondi (i vinti), barricatisi nel rifiuto di riconoscere il fatto compiuto, la nascita dello Stato liberale. Cessarono quando, con le elezioni del 1913, i voti cattolici si rivelarono indispensabili per arginare la crescente influenza elettorale dei socialisti. Ma Sturzo, mobilitando i cattolici nella costruzione della società civile, mostrò che Cavour, liberando la Chiesa dalle incombenze della secolarizzazione, ne aveva esaltato la missione spirituale e anche la statura politica dei cattolici. Lo si vide nelle elezioni del 1919 col successo del Partito Popolare Italiano. In quelle precedenti, nel 1913, non il pluralismo, ma uno stato di necessità portò all'alleanza dei liberali conservatori con i cattolici, in nome della comune convenienza ad esorcizzare l'avanzare dei «rossi», come si diceva. Dopo la guerra di liberazione, i comunisti non si sentirono mai eredi di Cavour, Spaventa, Sonnino ecc... Ridussero la «quistione vaticana», come diceva Gramsci, a un problema di voti, costituzionalizzando il Concordato.

Insegno da più di trentanni nelle università statali (Torino, Venezia, Bologna, Ferrara). Ebbene, non si discute di nulla. Non c'è mai dissenso, ma una morta gora di idee comuni, quella della sinistra laica e comunista. Si litiga sui posti, mai sui valori. Come non credente e liberale (anzi liberal-socalista: anche quando sono stato iscritto al Pci), le uniche volte in cui ho assistito a forme di discussione e di dibattito è stato quando i cattolici di Comunione e Liberazione hanno cercato di far valere le loro ragioni con iniziative, proposte, spazi di agibilità. Contro di loro si è sempre levata la reazione, direi il livore mai placato, delle sinistre. Il Pci ha fatto un'arma dell'alleanza offertagli dai cattolici filo-comunisti che fece battezzare, falsificando la storia del cattolicesimo dopo il 1861, come cattolici democratici. Il Papa non può entrare in una università, La Sapienza, fondata da un suo predecessore. Non può portarvi il suo punto di vista sul rapporto tra scienza e fede, la sua analisi del processo a Galileo Galilei, la sua interpretazione dell'origine cristiana del liberalismo. Se Ratzinger andasse a La Sapienza per una pubblica abluzione, facendo penitenza per l'errore e gli errori della Chiesa, assolverebbe ad una funzione grama. Il dibattito, infatti, presuppone il contrario, cioè posizioni diverse da opporre e su cui orgogliosamente confrontarsi.

Da laico dico che il Papa è fondamentale per noi non credenti se resta il cardinal Ratzinger, un uomo di principi, ma anche il guardiano della Fede. Non deve barattarli, nè smussarli per avere il diritto di entrare in un'aula universitaria di Roma. A che cosa si sia ridotta la docenza, la comunità universitaria italiana l'ha confessato il ministro Mussi. Spende gran parte del suo tempo a promuovere azioni legali su carriere nate su inciuci e imbrogli. I concorsi universitari italiani non sono solo una cooptazione (che sarebbe ragionevole), sono anche una truffa e uno scambio di favori. Pertanto, se al Senato accademico di Roma debbono decidere a chi affidare una lectio magistralis, la prassi di politica culturale di cui sono figli li induce a scegliere qualcuno da regime interno, da orda che si riproduce. Il Papa, non andando a La Sapienza, ha mostrato che la cultura liberale si fonda sul conflitto, sulle differenze, sulle diversità. Chi non l'ha voluto pretendeva il contrario, cioè l'omologazione. Bendetto XVI ha preferito rispettare la posta in gioco, di restare, continuare ad essere cioè, l'altro. Una lezione magistrale di liberalismo.

Salvatore Sechi

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.247 del 15/1/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata