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L'amore ai tempi del colera

di Francesco Natale - 19 gennaio 2008

Pur non essendo una pellicola imperdibile, la trasposizione cinematografica del feuilleton di Gabriel Garcia Marquez risulta tutt'altro che invedibile, complici una discreta prova da parte degli attori e una fotografia davvero suggestiva ed evocativa. La fabula è presto detta: nella Colombia della fine del XIX secolo un giovane telegrafista si innamora, angelicandola, della figlia di un ricco e rude mercante di muli, il quale osteggia vigorosamente l'unione tra i due poiché vede nell'eventuale matrimonio combinato della bella figlia un passaporto per espandere i propri interessi commerciali e promuovere la propria condizione sociale. Fermina - questo il nome della avvenente giovane - in un primo tempo sembra votarsi con tutta l'anima all'amore platonico e sconfinato offertole da Florentino Ariza, il telegrafista, ma, vuoi per la lontananza forzosa impostale dal padre, vuoi per la frequentazione di una sua cugina disillusa e smaliziata, in lei intento e sentimento mutano improvvisamente, tant'è che, tornata a Cartagena, liquida Florentino, che durante l'esilio le ha scritto centinaia di sofferte e accalorate lettere, e sposa il bel dottore, benefattore e uomo del momento nella città devastata dal colera. Florentino ne esce distrutto. Per dimenticare Fermina si concede ad ogni donna che incontra, senza riuscire nell'intento, fino all'inevitabile, anche se amaro, lieto fine.

Come dicevano poc'anzi, la prima cosa che colpisce del film è sicuramente la fotografia: scenari e atmosfere della borghese Colombia ottocentesca sono ricreati in maniera abbastanza convincente, così come le ambientazioni rurali dei villaggi lungo il fiume. La recitazione è mediamente buona, in particolare Giovanna Mezzogiorno nel ruolo di Fermina, davvero bellissima e bravissima, e, di sicuro, una delle migliori attrici italiane sulla piazza. Anche Javier Bardem, che interpreta Florentino, dà buona prova di sé, forse esasperando un tantino l'aspetto da sognatore un po' tonto del suo personaggio.

Per il resto, che cosa caratterizza e rende interessante questa storia, che, ridotta all'osso, non si presenta certo come particolarmente toccante o originale? Beh, che piaccia o meno (a me personalmente non piace) Marquez è sicuramente uno scrittore di talento e riesce, cosa colta molto bene dal regista Mike Newell, a mescolare lacrime e sorriso, contribuendo così a dinamizzare una vicenda altrimenti piatta e inespressiva. I personaggi, compresi i comprimari, sono tutti abbastanza ben caratterizzati e credibilmente integrati nel contesto narrativo, in particolare la zia tutrice di Fermina così come la madre di Florentino. Inoltre il film ha un ritmo che, seppur non velocissimo, non fa neanche assopire lo spettatore nelle due ore e mezza di proiezione. Certo, chi si aspetta un Die Hard al fulmicotone stia lontano da questo film...

Unico elemento all'apparenza fuori luogo forse è proprio il titolo: di quel «colera» che caratterizzerebbe cronologicamente la vicenda, poco o punto si parla, almeno in apparenza. In realtà, «colera» è qui sinonimico di «amore». Nella poetica e nell'economia narrativa dell'opera letteraria e, quindi del film, l'amore è la vera epidemia che demolisce le difese dell'individuo e, spogliatolo di tutto, lo lascia, in un primo momento almeno, nudo e sofferente in balìa di se stesso e degli eventi, spingendolo ad azioni grottesche da un lato (è il caso delle innumerevoli amanti di Florentino), o completamente irrazionali dall'altro (come per Fermina, che, senza apparente ragione annienta Florentino e sposa, per l'uzzo del momento, il dottore).

Si tratta, tutto sommato, di una reinterpretazione in chiave latino-americana di uno degli archetipi eterni che caratterizzano la vita dell'uomo: la quest, la ricerca, della felicità nel rapporto amoroso, ove passione e desiderio carnale non sempre riescono a conciliarsi con l'idealismo tipico dell'amore platonico. Ma, questa almeno sembra essere la tesi di Marquez, proprio da questa apparente incoerenza di fondo, che genera una dinamica differenza di potenziale, può scaturire, sebbene in tempi e modi imprevedibili, la felicità o, perlomeno, una credibile illusione di essa.

! Francesco Natale
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