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Nuovo contesto europeo e turbolenze finanziarie globalidi Raffaele Boldracchi - 19 gennaio 2008 Il 29 gennaio Gordon Brown ospiterà a Londra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy per discutere i rischi dell'insorgere di una serie turbolenze finanziarie e per identificare appropriate contromisure. All'incontro - cui dovrebbero anche partecipare (presenza non confermata) Romano Prodi e José Barroso - sará inevitabile discutere della crisi statunitense dei mutui subprime e di una sua sempre possibile ripetizione nelle economie emergenti dell'Europa centro-orientale, della possibile recessione USA e dell'apparente ineludibilitá di una crisi di liquiditá nei mercati finanziari globali in un quadro europeo di bassa crescita e rialzo dell'inflazione. Il Primo Ministro inglese chiede da tempo alla Ue di attivarsi presso il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale per identificare provvedimenti volti ad assicurare stabilitá finanziaria in un periodo di incertezze globali a livello economico-finanziario. Brown ha recentemente insistito presso Barroso affinché la Ue sviluppi una visione maggiormente rivolta verso il «mondo esterno» ed in grado di meglio resistere alle spinte competitive portate dalle economie cinesi ed asiatiche e/o a possibili crisi finanziarie. In questa situazione di grande turbolenza ed incertezza, il contesto finanziario europeo presenta due importanti novitá: una, interna, é la «Markets in Financial Instruments Directive - MiFID» entrata in vigore il primo novembre scorso, e l'altra é costituita dall'arrivo sui mercati finanziari globali, compresi quelli della Ue, dei cosiddetti «Sovereign Funds».La direttiva «MiFID» introduce un un set di regole comuni a tutti gli Stati della Ue, apre i mercati finanziari europei e semplifica notevolmente gli investimenti e gli scambi azionari. Dal primo novembre, stock brokers spagnoli, fund managers finlandesi e investment bankers italiani sono liberi di operare sulla piazza finanziaria di Londra e, viceversa, gli operatori finanziari della City possono operare direttamente nel continente grazie ad un «mercato comune degli investimenti» che dovrebbe garantire maggiore trasparenza, efficienza e concorrenza.(http://ec.europa.eu/internal_market/securities/isd/mifid_en.htm). A differenza di quanto accadeva nel passato, tutti gli operatori finanziari dei 27 paesi membri della Ue (piú Norvegia, Liechtenstein ed Islanda) possono ora operare nei vari Stati senza dovere rispettare le regole definite, per le operazioni finanziarie, dai singoli paesi membri. In pratica, si é creato una sorta di «accordo Schengen» per i mercati finanziari: le approvazioni ad operare fornite dalle varie autoritá finanziarie nazionali varranno automaticamente in tutta la Ue e, quindi, se una societá inglese abilitata ad operare in Inghilterra vuole operare in Grecia, non dovrá piú sottomettersi alla supervisione delle autorita finanziarie Greche. In questo quadro, i vari mercati borsistici nazionali saranno sottoposti ad una serie minaccia visto che, in ambito MiFID, non é piú necessario far passare le varie operazioni di borsa attraverso le borse nazionali che, al limite, non devono neppure essere informate delle transzioni avvenute. Parrebbe inevitabile una futura proliferazione di «mercati borsistici telematici» pronti a rivaleggiare con le tradizionali «borse nazionali» mentre si apriranno opportunitá per quelle banche d'affari interessate a crearsi il loro «stock exchange» privato. La piazza di New York potrebbe risentirne visto che gli operatori finanziari operanti in zona saranno interessati ad allontanarsi dai carichi amministrativi e dagli elevati costi necessari dopo l'introduzione della regolamentazione «Sarbanes - Oxley». La progressiva demolizione dei monopoli borsistici nazionali comporterá, essenzialmente, la creazione di tutta una serie di piccoli «rivoli» di liquiditá allargando lo «spread» tra i prezzi di acquisto e di vendita, specie per le azioni trattate con minore frequenza. La prima conseguenza sará che, mentre in un futuro prossimo saranno facilitate le operazioni sulle cosiddette «blue chips», per le compagnie piú piccole (e meno liquide) si apriranno solamente opportunitá nei mercati locali rendendo piú difficile, per le piccole imprese, il reperimento di capitali attraverso la borsa. Dal primo novembre, infine, i vari «stock brokers» dovranno cercare e trovare le opportunitá migliori per i loro clienti operando tra tutti i mercati borsistici e, come conseguenza, le societá finanziarie meno competitive verranno messe fuori mercato. La necessitá di adattarsi al nuovo sistema renderá necessarie notevoli spese visto che, come si stima in Inghilterra, molti operatori sono impreparati e si valuta in un miliardo di sterline il costo che gli operatori finanziari dovranno sostenere. Con il termine «Sovereign Funds» si intendono invece i fondi di investimento controllati dagli Stati. A partire dal 2007, i mercati finanziari internazionali hanno registrato un notevole attivismo da parte di questi fondi provenienti, in larga misura, dalla Cina, da Singapore e dai paesi del Golfo Persico. Sono fondi alimentati dalle imponenti riserve accumulatesi nelle Banche centrali e potrebbero giocare un ruolo assai importante nel bilanciamento di una prossima crisi di liquiditá dei mercati. Una recente stima della «Merryl Linch» ha stimato il valore di questi fondi in 5,6 trilioni di USD mentre, prevedendo un aumento di circa un trilione di USD all'anno, il loro ammontare nel 2011 dovrebbe aggirarsi sugli 8 trilioni di USD. A fine anno, un'importante iniezione di cash da parte di un «sovereign fund» di Abu Dhabi ha permesso al colosso del credito «Citybank» di migliorare la sua (non ancora conclusa) crisi di liquiditá. La Gran Bretagna ha, nello stesso periodo, aperto le porte alle operazioni della «China Investment Corporation» ed alla loro disponibilitá a mobilizzare oltre 200 miliardi di USD. Nella prima metá di gennaio 2008, inoltre, i fondi sovrani di Singapore «Gic» e «Temasek» hanno acquisito il 3.7% di «Citigroup» ed il 9.4% della banca d'affari «Merryl Linch». A differenza della Gran Bretagna di Gordon Brown, Nicolas Sarkozy ed Angela Merkel non hanno mascherato la loro riottositá ad aprire le porte alle operazioni di acquirenti stranieri per le loro compagnie. Attualmente, non si é ancora avuta notizia di un interessamento di questi fondi verso l'Italia mentre é chiaro l'interesse nell'attirare questi fondi da parte delle istituzioni finanziarie piú colpite dalla crisi dei «mutui subprime» al fine di sopperire agli oltre cento milardi di svalutazioni che hanno dovuto subire (e.g.: Merryl Linch o Citygroup). Si tratta, in ogni caso, di un fenomeno nuovo che modifica il contesto europeo con una serie di opportunitá (identificando nei fondi sovrani una risposta a possibili crisi di liquiditá) e di minacce (in relazione alla possibile acquisizione in mani straniere di importanti settori delle economie nazionali) che vanno prese in considerazione a livello politico. Le prossime turbolenze finanziarie globali si svilupperanno dunque in un nuovo contesto europeo profondamente modificato dalla direttiva «MFID» e dal probabilissimo sopraggiungere di un'ingente liquiditá incanalata attraverso i "Sovereign funds" provenienti dalle banche centrali dei colossi eurasiatici. Come ben sottolineato da Brown, la Ue é chiamata a sviluppare meccanismi capaci di garantire l'indispensabile stabilitá finanziaria. Si tratta di un compito assai difficile visto che prevede l'anticipazione di scenari totalmente nuovi e ben lontani dal bel tempo antico della «fortezza Europa», isola di stabilitá e progresso in un mare in tempesta. Grande sará comunque la responsabilitá dei singoli stati verso i loro cittadini. Spiace e rattrista vedere, a questo proposito, un Italia avviata verso una triste «stagflation» (i.e.: crescita bassa o nulla ed inflazione crescente) ed avente come principali temi politico - istituzionali le tonnellate di immondizia sparse per le vie di Napoli, un mal riposto laicismo che impedisce a Papa Benedetto XVI di tenere un discorso all'universitá o i bizantinismi legati alla scelta di un sistema elettorale rispetto ad un altro sistema, per tacere dell'annoso conflitto politica-magistratura. Occorrerrebbe cercare di guardare avanti senza miopie che impediscano l'identificazione dei problemi prossimi venturi ed attrezzare il Sistema Paese a fronteggiare queste sfide. Raffaele Boldracchi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.247 del 15/1/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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