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Italia 2008

di Raffaele Iannuzzi - 26 gennaio 2008

Se parliamo di «declino» facciamo ideologia. Se evidenziamo invece una crisi sistemica che ha già connotati di lungo periodo, forse siamo più vicini alla realtà. Che sia recessione o meno, l'Italia naviga in cattive acque. Vorrei sottolineare due dati oggettivi. Primo: la politica governativa di Prodi ha nutrito le consorterie ed ha preso ordini dall'eurocrazia; secondo: la stretta creditizia sta affondando la nostra democrazia.

La deriva tecnocratica

Il primo punto è decisivo, perché evidenzia l'identità autentica di Prodi e del prodismo tecnocratico. Prodi è un boiardo di Stato, ma italiano, non francese o tedesco, dunque si serve dello Stato senza rendere conto alla nazione. Ecco, allora, che, di fronte allo scempio della «munnezza» napoletana, ha alzato i toni, indignandosi con arte retorica sopraffina, quasi che la responsabilità di cotanto disastro non dovesse essere attribuita in larga misura al suo governo. Ma così fa il boiardo che si trova a governare come prestanome di macrostrutture che poco hanno a che fare con la politica come sovranità legittimata dal popolo: assente, dunque, il referente primo della comunicazione di un premier, vale a dire il corpo nazionale dei cittadini, la comunità nazionale.

Valutiamo a partire da un fattore esterno al contesto strettamente nazionale questa deriva tecnocratica. Trichet non intende abbassare i tassi di interesse. Bernanke lo fa e le borse non si rialzano subito, ma nel medio e lungo periodo la loro fiducia e qualla degli investitori e consumatori aumenterà. La questione dell'inflazione non può diventare un capestro. Ma l'Europa nasce per riequilibrare le potenze nazionali più forti, secondo una logica che privilegia la dialettica egemonia-stallo, tutto in funzione di uno status quo considerato intoccabile. L'Europa è la quintessenza della conservazione strutturale ed istituzionale, laddove non vi è chi non veda quanto i popoli vivi, fatti di uomini e donne in carne ed ossa, si muovano, producano cambiamento ed innovazione, anche in circostanze assai difficili. Perfino in Italia.

Prodi ha già fatto il suo lavoro, con il suo gabinetto economico: tasse a go go, nessuna riduzione della spesa pubblica, innesto robusto di uomini di fiducia in modo da controllare le strutture e le sovrastrutture, finte liberalizzazioni che hanno creato caos e imposto dazi a questa e/o a quella categoria professionale, potere smisurato alle banche, e via di questo passo. Intanto, i cittadini italiani, secondo Confcommercio, tagliano sull'alimentazione, riducono dell0 0,5% zucchero e carne, dello 0,7% pane e cereali. Se comprano telefonini, non viaggiano; se vanno fuori a cena, non comprano capi d'abbigliamento. Per una base mensile di 3.186 euro a famiglia, la fetta maggiore va nella casa (900 euro), poi viene l'alimentazione (730 euro), quindi la cura personale (650 euro), infine la tecnologia e i telefonini (572 euro). Il governo non ha mai - dico mai - ridotto le tasse, le ha sempre costantemente aumentate, con il pretesto della elevata spesa pubblica che non avrebbe consentito la manovra di riduzione delle aliquote fiscali. Ma poi è intervenuta con forza la nuova questione operaia - i bassi salari degli operai - di cui ha parlato perfino il governatore della Banca d'Italia, i sindacati hanno alzato la voce, diventando improvvisamente «berlusconiani» e pro-riduzione delle aliquote fiscali sui redditi da lavoro dipendente. Allora si è rimesso in moto qualcosa, sì qualcosina, un dibattito, molte puntate di Ballarò e qualcuna di Porta a Porta, uno straccio di accordo dei metalmeccanici, una miseria e mal regolata, una vittoria per i cadenti sindacati nostrani: Prodi ha sempre regolato tutto, regalando posti e prebende, anche ai famigerati uomini della sinistra radicale.

La stretta creditizia

Vi sono due livelli della questione. Primo livello: con Basilea 2, la Banca d'Italia ha in mano le sorti di ogni azienda; con un disavanzo di 30.000 euro, addio accesso al credito con qualsiasi banca. Con questi chiari di luna, immaginate che rilancio dell'economia! Vi è poi - secondo livello - il credito al consumo delle famiglie, sempre più diffuso, che è cresciuto del 6-7% negli ultimi due anni, e di cui le banche, per ovvie ragioni, non vogliono e non possono fare a meno. Così si alimenta una spirale creditizia e l'Italia diventa un popolo di debitori e di schiavi delle banche da un lato, mentre dall'altro il bancocentrismo diventa un sistema autoreferenziale, costretto ad avare a che fare con molti clienti senza liquidità, da spremere allo sfinimento, ma senza un asset stabile. Aumentano, infatti, le banche che, al rendiconto annuale, sono messe male e dunque sono costrette ad accorparsi con altri istituti di credito, anche solo per una partita di giro, cioè per «arrotondare» una liquidità in bilico (nonostante il giro di soldi spremuti ai clienti correntisti!).

Questa è oggi l'Italia. Per la verità, ci ritroviamo oggi un Paese a misura di burocrazia e di finanziarizzazione selvaggia, con una politica debolissima da circa vent'anni e una bancocrazia rapace e legata ai boiardi di Stato, dunque ai soldi pubblici. Dunque, a Prodi. Passera e Profumo, due banchieri di punta, erano in fila a votare il Professore alle primarie dell'Unione. Meglio di un deposito di capitali ad interesse zero.

! Raffaele Iannuzzi
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