RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
Raymond Aron
Raymond Aron
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

L'imprevedibilità della storia

di Fabrizio Gualco - 3 novembre 2002

Quel che fra le altre cose connota lo stile di ricerca aroniano è l'approccio multidisciplinare che egli adotta nei confronti dei fatti storici. Filosofia, sociologia, economia e politica sono intese come discipline distinte ma non separate, e perciò destinate a proficue interazioni. Aron procede con intelligenza: deciso e cauto al tempo stesso, fiducioso nelle capacità umane ma privo di entusiasmi dilettanteschi e scientificamente fuorvianti.

Egli ritiene che la validità di una ricerca viene garantita al massimo livello dalla fedeltà ai fatti storici e sulla precisione, la meticolosità e l'obiettività attraverso cui questi meritano di essere colti, vagliati, descritti: il suo amico François Furet scrive che «Aron vuol essere soprattutto fedele ad un'analisi scientifica dei fatti, in cui del resto eccelle la sua intelligenza precisa, grazie ad un ampia cultura, nutrita dalle varie discipline delle scienze sociali. Aron esamina tutti i processi, anche quelli che sembrano vinti; riapre tutti i fascicoli, anche quelli che sembrano archiviati, per rileggerli solo alla luce dell'esperienza» (cfr F. Furet, Gli occhi della storia, Mondadori, Milano 2001).

Aron sa che gli uomini fanno la storia ma non sanno, perfettamente, la storia che fanno. Tale consapevolezza gli consente di evitare pregiudizi epistemologici, impostazioni metodologiche frettolosamente date per scontate, prese di posizione arbitrarie ed aprioristiche. La presa di distanza dal dogmatismo intellettuale e di mentalità ideologica rimanda ad un atteggiamento scientifico di chiaro stampo realistico. Come Aron stesso afferma, la presunzione di pochi oligarchi di conoscere in modo definitivo la verità sulla storia e sull'avvenire risulta quanto meno insopportabile (cfr. L'etica della libertà, op. cit. ).

Le sue simpatie storico-sociologiche non si indirizzano tanto a sociologi come Comte o Marx, quanto a studiosi come Tocqueville e Montesquieu, poiché questi, a differenza di quelli, rifiutano di concepire la storia come dominata da leggi inesorabili, né propendono alle vaste sintesi volte a prevedere i corsi storici in modo totalizzante e dogmatico, caratteristica negativa di coloro che più o meno esplicitamente ritengono di avere conquistato l'esclusiva universale della verità: «Tocqueville, come Montesquieu, vuole rendere intelligibile la storia, non vuole sopprimerla. Ora, i sociologi del tipo di Comte o di Marx, in ultima analisi, sono sempre inclini ad annullare la storia, perché volerla conoscere prima che sia realizzata vuol dire sottrarle la sua dimensione propriamente umana, quella dell'azione e dell'imprevedibilità» (cfr. Le tappe del pensiero sociologico, Mondadori, Milano 2000).

Da questo punto di vista Aron rifiuta quel principio di "necessità" attraverso cui l'impostazione di natura marxista legittima il primato del socialismo sul capitalismo interpretando lo sviluppo delle formazioni sociali all'interno del corso storico. La storia non può essere scritta in anticipo, perché essa è e rimane in buona parte imprevedibile. Imprevedibile come l'uomo stesso, le sue azioni, i risultati a cui esse conducono.

In realtà il socialismo non è succeduto al capitalismo, ma addirittura ne realizza in un certo modo - e di certo in modo fallimentare - le funzioni storiche. Impiantato nella Russia zarista, nota Aron, il socialismo realizza le prerogative di ciò che vorrebbe eliminare: accumulazione di risorse e capitali, trasferimento delle persone dalle campagne alle città (e quindi dal lavoro agricolo a quello di fabbrica), industrializzazione. L'ideologia del regime che la propaganda dell'URSS descrive ed esalta come il luogo più avanzato del pianeta, rappresenta in realtà la compensazione menzognera ed astratta di un più che reale ritardo economico rispetto ai paesi occidentali sviluppati sul libero mercato.

Fabrizio Gualco

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata