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numero 280
6 marzo 2008
 
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La Russia lancia l'esca della «modernizzazione conservatrice»

Ovvero dell'arte di cambiare le carte in tavola senza farsi scoprire. E magari riuscire pure a fregare la controparte

di Gabriele Cazzulini - 29 gennaio 2008

Dmitry Medvedev, principe ereditario della corona della Russia democratico-imperiale, sta smerciando in grandi volumi lo slogan della sua campagna elettorale: modernizzazione conservatrice. A parte l'ossimoro linguistico, non c'è bisogno di traduzione per far intendere che la Russia di Medvedev si incamminerà in una lentissima passeggiata verso tiepide riforme filo-pseudo-fanta-quasi-democratiche. Medvedev non è un cekista, non è un oligarca, non è un falco. E' il contrario: carattere mansueto, filo-liberale, basso profilo, mani pulite. L'identikit del perfetto candidato che piace tanto all'Occidente. Decisamente lontano dai clan in guerra per dominare le cuspidi del Cremlino e parzialmente scremato dalle ostilità di Putin.

Ecco il punto ed ecco la fregatura in agguato. Medvedev in sé non rappresenta ancora un osso duro per l'Occidente. Sarà un presidente che è anzitutto un tecnocrate impegnato a gestire piuttosto che a governare. La sua spina nel fianco è essere una marionetta nelle mani del burattiniere Putin. Questo complica tutto, specialmente per l'Occidente, dove le cancellerie hanno ammorbidito la loro critica a Mosca nella speranza di trovare in Medvedev un interlocutore più mite del suo predecessore. Ma, una volta insediato, Medvedev dovrà pagare il fio della sua cooptazione, nominando Putin primo ministro - a meno di trabocchetti dell'ultimo minuto. A quel punto basterà sbandierare il pupazzo di Medvedev che l'Occidente calerà le brache? E' quello che spera Putin. La modernizzazione conservatrice fa luccicare gli occhi dell'Europa intimorita dall'avanzata russa e da quella americana. Ma quando Putin è ancora in circolazione i programmi finiscono per bendare gli occhi e dare il via ad un nuovo ciclo di imperialismo russo. Allora sarà più difficile porre resistenza quando la Russia sfodera i suoi artigli e l'Occidente coltiva la speranza che questi artigli siano di plastica. Concedere credito a Medvedev significa dare carta bianca a Putin.

L'Europa ha un senso distorto dello spazio politico: continua a credersi l'ombelico del mondo e a credere che la Russia sia una periferia depressa. Il significato subliminale della modernizzazione conservatrice è proprio questo: mimetizzare il potere ferreo di Putin sotto l'apparenza di una Russia cordiale con l'Occidente. D'altronde, presto l'Europa scoprirà che il valore delle parole scritte in cirillico è misurato dai metri cubi di gas naturale - e non dalle ideologie concilianti.

! Gabriele Cazzulini
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