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Gli ultranazionalisti vincono il primo turno alle presidenziali serbedi Alexandra Javarone - 29 gennaio 2008 «Il Kosovo è pronto ed unito. Abbiamo deciso tutto: i simboli, l'inno, la bandiera. La proclamazione della sua indipendenza è questione di giorni non di settimane». Sono le parole pronunciate dall'ex guerrigliero, Hashim Thaci, giunto a Bruxelles, secondo alcune fonti, per sollecitare l'invio di una missione europea in Kosovo. All'indomani del primo turno delle elezioni presidenziali serbe, s'incupisce, allora, l'ombra dell'indipendenza unilaterale cui accettazione sarà, forse, garantita dalle sole forze internazionali. Intanto, la commissione elettorale centrale della Serbia ha comunicato il risultato definitivo delle ultime consultazioni che hanno visto trionfare l'ultranazionalista Tomislav Nikolic. Il radicale, Nikolic, ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali sconfiggendo, con una percentuale del 39,4%, il più moderato Tadic (che ha ottenuto il solo 35% del totale dei suffragi). Ma il dato sorprendente delle votazioni è certamente quello concernente l'inaspettata affluenza alle urne (che s'aggira intorno al 61%), testimonianza diretta del convolgimento interno alla popolazione, fortemente sedotta dal grave simbolismo che la questione kosovara riveste. E, nonostante Jeremic sia certo che la regione a maggioranza albanese non sia affatto «in cima ai pensieri degli elettori e non sarà decisivo per le future consultazioni», allo stato attuale, la secessione parrebbe esser, invece, il nodo centrale di queste elezioni presidenziali. Secondo Djelic «il Kosovo è centrale, e se la comunità avesse ascoltato le proposte, davvero flessibili, fatte dalle forze democratiche serbe per la possibile soluzione della questione, oggi Nikolic non avrebbe raggiunto un risultato tanto importante». Timorosi d'assistere al drammatico risveglio dell'orgoglio nazionalista, i democratici, di fatto, esortano insistentemente i serbi alla responsabilità , ponendo l'accento sul significato che un'eventuale vittoria del candidato radicale potrebbe rappresentare: «Queste elezioni sono molto importanti. La vittoria di Nikolic rappresenterebbe un grande problema per lo sviluppo democratico del nostro paese». I due candidati incarnano, invero, due distinte ed inconciliabili posizioni, tuttavia gli analisti sono pressochè concordi nell'affermare che il futuro presidente vincerà esclusivamente grazie ad una maggioranza più che esigua: «Le previsioni indicano addirittura che la differenza tra i due candidati non sarà superiore ai 50.000 voti». Dunque, il prossimo 3 febbraio Nikolic e Tadic, dovranno scontrarsi in un ballottaggio che potrebbe presto prender piuttosto le crude sembianze d'un referendum, teso a riconoscere, o meno, l'effettiva inclinazione europea di Belgrado. I principali media e giornali fanno cenno alla precaria incertezza di Belgrado divisa tra «l'essere o in non essere del futuro serbo», tra responsabilità politica e nazionalismo, tra l'integrazione in un'Europa vecchia o inospitale ed il più pericoloso disequilibrio. Intanto, mentre la Russia ammonisce la Comunità Intrnazionale dal perpetrare una simile violenza nei confronti d'uno Stato legittimo, il Premier sloveno Jansa minimizza: «Non prevedo alcuna conseguenza, ma solo qualche turbolenza, perfettamente gestibile grazie alla presenza sul campo delle forze internazionali». Eppure, l'iniziale vittoria del radicale Nicolic alle presidenziali serbe testimonia il vitale revanscismo di un mal sedato sentimento nazionale, rinvigorito dalla propaganda politica interna, dall'indifferenza dell'Europa geografica, dalla complicità americano-albanese o, ancora, dal freddo disinteresse internazionale che pone esso stesso, attraverso lo stratagemma del riconoscimento, le premesse per un nuovo cataclisma balcanico. Alexandra Javarone |
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Ragionpolitica, periodico on line n.249 del 29/1/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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