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numero 280
6 marzo 2008
 
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L'Italia e la Speranza cristiana

di Amedeo Costabile, Mario Secomandi - 29 gennaio 2008

Per un insondabile disegno, nel nostro Paese assistiamo alla congiuntura di tre movimenti tra loro intimamente connessi, che mirano a fare dell'Italia la via d'ingresso per una nuova civiltà europea e globale. Se infatti godiamo di una buona vista scorgiamo come in Italia la causa della libertà e la causa della Chiesa s'incontrano per generare un Nuovo Risorgimento, un Nuovo Umanesimo e una Nuova Cristianità. E così, volgiamo definitivamente le spalle alla civiltà più barbara della storia dell'uomo: la civiltà moderna.

Se la speranza del mondo è l'Italia, è perché la speranza dell'Italia è il cristianesimo che agisce a livello culturale con la sua concezione del mondo e dell'uomo: «Se la libertà - scriveva don Sturzo - non s'ispirerà all'essenza del cristianesimo, che rivendica esso solo nella storia la personalità umana, base di vera libertà; se la libertà non s'impregna di vera religiosità, purtroppo viene meno nella sua stessa essenza». Il cristianesimo, infatti, lavora non solo verso il Regno al di là della storia, ma anche al di quà, al livello culturale: la Speranza cristiana è la Speranza in un Dio incarnato nel tempo e nello spazio. Possedendo, pertanto, la parola definitiva sul mondo e sull'uomo, la Chiesa possiede per così dire le chiavi per un vero umanesimo, un umanesimo integrale che per affermare la dignità dell'uomo non rinuncia alle verità divine, anzi le valorizza perché, afferma don Giussani, è Dio che fa grande l'uomo! In un testo recentemente riedito, Giovanni Paolo II affermava la stretta interdipendenza fra la Chiesa e il mondo quando scriveva: «La coscienza della Chiesa è in organica unione con la coscienza dell'esistenza di Dio, che è Creatore del mondo, a cui corrisponde la coscienza dell'opera della creazione».

La piena acquisizione della Chiesa di essere la coscienza del genere umano rappresenta il superamento della modernità sui postulati (la ragione e la libertà) che la modernità stessa credeva di aver conquistato ai danni della cristianità ma che la storia (maestra qual è) si è degnata di sbugiardare; questo assorbimento della modernità nella Chiesa è stata la gloria del Concilio Vaticano II, e tuttavia si è incarnata pienamente nella Chiesa con l'elezione di Giovani Paolo II. E' il 1978 la data storica, che da una parte segna l'impossibilità delle due Chiese (il Pci e la Chiesa cattolica) di convivere, impossibilità certificata con l'attentato ad Aldo Moro, e dall'altra segna l'avvio di nuovo laboratorio politico anticomunista e liberale prodotto da Craxi. Questi due movimenti, che interessano l'ambito spirituale e culturale, oggi giungono al felice epilogo per il tramite di Berlusconi e di Benedetto XVI, e ai quali possiamo applicare la formula di Maritain distinguere per unire. E' forse un caso che le celebrazioni di questi giorni su Craxi siano coincise con la fine della stagione politica del «dossettismo», incarnata nel governo Prodi? E' forse un caso che il governo Prodi cade nel momento in cui, come ha scritto recentemente don Gianni, la Chiesa diventa militante, attuando un nuovo approccio ai problemi del tempo e che coincide più o meno con quello spirito religioso di cui parlava Polito sul Foglio? No, non sono delle mere coincidenze, ma la testimonianza che in Italia assistiamo alla nascita di una nuova nazione che fa del popolo la riserva carnale di una nuova civiltà e della Chiesa un prezioso ausilio per una vera umanità.

Ed è la liberazione del popolo italiano, autentica e definitiva, che è in gioco. Se i due epiloghi totalitari e anticristiani della modernità, il nazismo e il comunismo, hanno agito per l'idolatria dello Stato, il movimento culturale che chiamiamo cristianità agisce in comunione esistenziale col popolo perché lo ama e riconosce la sua eminente dignità. Nel momento in cui Benedetto si sintonizza direttamente con la piazza del family day spagnolo, quando la Chiesa parla direttamente al popolo italiano nel referendum sulla fecondazione o quando promuove il family day in Italia, appare manifesto il mutamento di stile della Chiesa rispetto agli anni della Prima Repubblica, allorquando amava mediare con i partiti. C'è un filo d'arianna che unisce il popolo che ha colorato S. Pietro una settimana fa e il popolo di S. Babila: essi sono uniti nel dichiarare finito il '68 e iniziata una nuova stagione culturale per l'Italia e per la Chiesa.

Tuttavia, le forze che ostacolano questo movimento sono ancora forti e ancora in piedi. E siccome l'ostacolo è necessario per rafforzare lo spirito, crediamo in tutta sincerità che una grande manifestazione di popolo a Roma, nel cuore della civiltà cristiana, sia da considerarsi necessaria per pulire l'aria. Non è in nome della Casa delle Libertà, ma in nome e in unione col Popolo della Libertà, aperto all'intero centrodestra e a tutte le forze politiche di buona volontà, che questo Paese marcerà verso la conquista della libertà!

Amedeo Costabile, Mario Secomandi

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Ragionpolitica, periodico on line n.249 del 29/1/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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