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Un pessimo ministrodi Elisabetta Gardini - 31 gennaio 2008 Nonostante la promessa di Prodi di risolvere la cosiddetta «emergenza rifiuti» in Campania in appena 24 ore, il dramma degli abitanti di questa regione del Meridione sembra non avere fine. Ancora non si riesce ad intravedere la fine del tunnel. Di fronte a quello che è però un danno ambientale di proporzioni colossali si è assistito, come al solito, ad uno scaricabarile su chi debba essere considerato responsabile dell'attuale situazione. Incredibilmente, l'ex ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha sostenuto di non avere alcun genere di colpa. Ciò è decisamente inaccettabile. Pecoraro Scanio si è confermato uno dei peggiori ministri della storia repubblicana; i risultati del suo mandato pareggiano e addirittura superano, in negativo, quelli ottenuti con la selvaggia speculazione edilizia, con gli scempi dell'abusivismo, con l'industrializzazione forzata in siti di particolare rilevanza paesaggistica e architettonica. Da oltre vent'anni in politica, una gavetta nelle amministrazioni locali campane, paladino del «tengo famiglia», un fratello senatore, in pochi mesi ha assistito inerte, talune volte facendosi complice attraverso la politica del non fare, ad autentici disastri ambientali: gli incendi estivi in Puglia, che hanno causato la distruzione di migliaia di ettari e la morte di tre persone, oltre ad aver messo in ginocchio l'economia turistica della zona, e ora l'oceano di immondizia che rende precaria la sopravvivenza degli abitanti della Campania (se dovesse essere confermato il nesso di causalità fra il degrado ambientale e l'aumento di gravi malattie, potremmo essere autorizzati a parlare di crimini contro l'umanità: allora, con Pecoraro Scanio, l'Iraq di Saddam Hussein ce l'avremmo in casa!). Il volontario immobilismo messo in atto dal ministro, che ha trovato nell'accondiscendenza di Prodi un autentico sostegno politico, ha due preoccupanti valenze: una propriamente strategica, funzionale a certi comportamenti sfascisti della solita, piccola e rumorosa minoranza, l'altra, più squisitamente tecnica, tesa a indebolire in modo programmatico la capacità di intervento delle istituzioni su problemi urgenti e rilevanti. Vittime di un gioco ideologico, giocato esclusivamente per questioni di potere, i cittadini pagano, per questa cinica ottusità e per questo accanimento ideologico, un prezzo altissimo che riguarda la loro salute, la loro sicurezza, le loro relazioni. Sono incalcolabili i danni: già si parla di azioni di risarcimento nel napoletano, si registra un aggravio delle spese di smaltimento dei rifiuti destinati a centri italiani e stranieri, si subisce l'onta del cartellino rosso dell'Ue. Indigna che, per dare corpo allo stop and go, l'ex ministro sia confortato da 344 consulenti e da un esercito di soliti noti, cabarettisti, professori universitari, giornalisti, artisti, magistrati, premi Nobel e famiglia, cantautori, alcuni addirittura napoletani, tutti addirittura resistenti al cattivo odore, disposti ad autotassarsi per comprare pagine di solidarietà sui giornali. Solidarietà? Ma «mi facci il piacere», avrebbe detto il filosofo Totò, spazzino in «Napoli milionaria». Elisabetta Gardini Portavoce di Forza Italia |
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Ragionpolitica, periodico on line n.249 del 29/1/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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