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Soluzione all'italiana

di Valentina Meliadò - 31 gennaio 2008

Cito dalla Costituzione, articolo 88: «Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse». E poi, articolo 92: «Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri». Tutto qua. Non un solo passaggio, una riga sul da farsi in caso di crisi di governo, non una sola indicazione su come il capo dello Stato debba regolarsi, e meno che mai una parola di incoraggiamento per soluzioni che prediligano la ricerca di una qualsiasi maggioranza parlamentare piuttosto che nuove elezioni. Zero. E dunque da dove piovono gli elogi di vero custode della Costituzione a Giorgio Napolitano per aver deciso di affidare a Marini l'incarico di valutare a sua volta se ci sono i numeri per modificare la legge elettorale? La decisione del capo dello Stato è certamente legittima, così come lo è stato incontrare 19 gruppi parlamentari o ascoltare anche le opinioni del presidente di Confindustria, ma non stava scritto da nessuna parte che dovesse farlo, e l'aver seguito la prassi tutta italiana di non sciogliere immediatamente le Camere dopo una crisi di governo non fa di Napolitano un vero garante dei dettami costituzionali, che non gli impongono nulla; piuttosto rivela la speranza anche personale del Presidente di favorire una soluzione che preluda alla modifica della legge elettorale, ma questa esigenza - in mancanza di un accordo tra Pd e Forza Italia in senso fortemente bipolare - non doveva essere preposta alla chiara volontà degli italiani di tornare alle urne.

Le alternative al voto sono state, fin dall'inizio, deboli. Il centrodestra è stato accusato di fare muro alle proposte del Partito Democratico, ma obiettivamente non si capisce quale potesse essere un'ampia base parlamentare per riforme costituzionali importanti come i maggiori poteri al premier o la riduzione del numero di deputati e senatori (tanto più che fu proprio il centrodestra a varare queste riforme nella precedente legislatura, e il centrosinistra a boicottarle puntualmente nel nome dell'antiberlusconismo classico); debole anche l'ipotesi del governo a termine per cambiare la legge elettorale ripartendo magari dalla bozza Bianco, perché è arcinoto che non c'è nessun accordo su tale bozza, e la questione della legge elettorale sta diventando più uno spauracchio, un pretesto per evitare le elezioni, che il nodo centrale, la madre di tutti i problemi dell'Italia. Nessuno infatti nega che la legge andrebbe modificata radicalmente, ma è ridicolo indicarla come l'unica responsabile dell'instabilità governativa. Non fu questa legge a produrre due crisi e tre diversi premier durante il quinquennio di centrosinistra 1996-2001, e non fu per la mancanza di questa legge che il centrodestra resse per tutta la legislatura tra il 2001 e il 2006. Dunque, che senso ha un mandato esplorativo a Marini che non potrà far altro che concludersi con un nulla di fatto e con un logoramento politico che faremmo bene ad evitarci, anche in ragione di una preoccupante congiuntura internazionale? Nella migliore delle ipotesi il tentativo si tradurrà in una perdita di tempo, e le posizioni dei partiti si irrigidiranno.

Ci voleva più coraggio. Ci voleva un patto tra Pd e Forza Italia per un governo bipartitico in grado, forse, di superare quindici anni di crisi, di odio distruttivo e nichilista, di riforme e controriforme, di uso politico della giustizia, di muro contro muro. Ci voleva un leader in grado di ammettere che la maggiore responsabilità, in questo senso, è del centrosinistra e della sua ossessione - molto personalistica e poco politica - per il gran nemico da abbattere con ogni mezzo, ma sarebbe stato troppo; una rivoluzione copernicana in un Paese in cui le vecchie nomenklature di partito pesano in modo eccessivo sulle scelte di giovani leader, ma non è illusorio pensare che, nonostante tutto, il germoglio della normalizzazione sia stato piantato e le priorità dell'agenda politica dei due maggiori partiti potrebbero, già nella prossima legislatura, coincidere. A patto però che la parentesi Marini sia breve e indolore.

! Valentina Meliadò
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